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A Bratislava non avrò altro padrone all'infuori di me 

Articolo pubblicato il 17 luglio 2014
Articolo pubblicato il 17 luglio 2014

Pa­dro­ne del pro­prio fu­tu­ro. A Bra­ti­sla­va la ri­na­sci­ta eco­no­mi­ca é tutta al fem­mi­ni­le. Sono loro, le fi­glie del­l'ul­ti­ma ge­ne­ra­zio­ne nata sotto il co­mu­ni­smo le pro­ta­go­ni­ste della ri­na­sci­ta eco­ni­mi­ca e so­cia­le della ca­pi­ta­le slo­vac­ca. Tutte con la stes­sa fi­lo­so­fia: non avrò alcun pa­dro­ne al­l'in­fuo­ri di me.  

Si­mo­na ha uno smal­to rosso sulle mani. Per­fet­to. Dato di fre­sco. Sugli occhi un filo di eye­li­ner. E ad­dos­so un'u­ni­for­me da vi­gi­le del fuoco. Vo­lon­ta­ria. Per­ché qui, a Bra­ti­sla­va, "è solo un me­stie­re da uo­mi­ni". Ma a lei poco im­por­ta: un la­vo­ro ce l'ha già. E non di­pen­de da nes­su­no. La piog­gia batte sul­l'a­sfal­to della sta­zio­ne di Dúbra­v­ka - nu­cleo an­tin­qui­na­men­to - nella pe­ri­fe­ria della ca­pi­ta­le slo­vac­ca. Si­mo­na Lho­tová è a capo di un grup­pet­to di ra­gaz­zi­ne li­cea­li, re­clu­ta­te nelle scuo­le, tra una le­zio­ne e l'al­tra su in­cen­di e si­cu­rez­za. Tra un paio di mesi sa­ran­no uno dei pochi team in rosa a cer­ca­re la glo­ria in una sorta di gio­chi senza fron­tie­re tra le quat­tro ca­ser­me della città. Di­ver­ti­men­to, ma anche un'oc­ca­sio­ne per te­sta­re i suoi pro­dot­ti. A soli 25 anni, Si­mo­na è l'u­ni­co ri­ven­di­to­re uf­fi­cia­le di benne, ci­ster­ne e ma­te­ria­le tec­ni­co per vi­gi­li del fuoco e mi­li­ta­ri in tutta la Slo­vac­chia. Negli occhi, una scin­til­la di pas­sio­ne. In tasca una lau­rea in eco­no­mia. In uf­fi­cio: solo lei, ha fatto tutto da sola. Il primo af­fa­re, una com­mes­sa da 25­mi­la euro ge­sti­ta tre anni fa. Ora ha un por­ta­fo­glio di 30 clien­ti. "Vo­le­vo la mia at­ti­vi­tà", dice. Il suo è il man­tra di una ge­ne­ra­zio­ne che ha scel­to Bra­ti­sla­va per di­se­gna­re il volto della nuova Slo­vac­chia, re­pub­bli­ca "ap­pe­na" mag­gio­ren­ne, dopo il di­stac­co pa­ci­fi­co dai Cechi nel 1993.

Il nuovo pre­si­den­te An­drej Kiska, elet­to a giu­gno, "è il primo che non ha nes­sun le­ga­me con il co­mu­ni­smo", di­co­no in molti. E, guar­da caso, è un im­pren­di­to­re. Bra­ti­sla­va ha il volto di Si­mo­na, ma anche quel­lo di Ivica, 27 anni, scrit­tri­ce e co­py­w­ri­ter. O di Luica, ar­chi­tet­to e de­si­gner d'in­ter­ni, e Ta­ma­ra, 30 anni, mamma e im­pren­di­tri­ce anche lei. Tutte donne. Tutte gio­va­ni. In co­mu­ne: un bu­si­ness pic­co­lo ma in­ven­ta­to da zero. La vo­lon­tà di es­se­re pa­dro­ne di se stes­se. E gli osta­co­li in­con­tra­ti lungo la stra­da.

"Ma un posto da im­pie­ga­ta no?"

Il più gros­so degli im­pe­di­men­ti è in­vi­si­bi­le: "siamo cre­sciu­te in un Paese co­mu­ni­sta. Ci hanno in­se­gna­to a es­se­re im­pie­ga­ti, di­pen­den­ti", ri­flet­te Ta­ma­ra Osaďanová. Con la ma­ter­ni­tà ha perso il suo posto da in­se­gnan­te d’in­gle­se, ma due anni fa si è in­ven­ta­ta Brun­cher, ser­vi­zio di co­la­zio­ni a do­mi­ci­lio negli uf­fi­ci per le riu­nio­ni azien­da­li. O sulla porta di casa, "per chi vuole sor­pren­de­re i pro­pri cari, o farsi per­do­na­re qual­co­sa". Die­tro Brun­cher c'è un sito in­ter­net co­strui­to in 9 mesi. "Un'al­tra gra­vi­dan­za", dice Ta­ma­ra, por­ta­ta avan­ti anche con l'a­iu­to di "The Spot". Sulla carta, una piat­ta­for­ma di co­wor­king. Tra­dot­to: un spa­zio aper­to per far lie­vi­ta­re le idee, for­mar­si e im­pa­ra­re a scri­ve­re un bu­si­ness plan, o tro­va­re ca­pi­ta­li e in­ve­sti­to­ri. Più di cento sono in­ve­ce le start-up av­via­te in due anni. Gli altri osta­co­li hanno la forma della bu­ro­cra­zia: "la li­cen­za per apri­re una srl? 5mila euro. E per pa­ga­re un col­la­bo­ra­to­re 1000 euro ne spen­de­rei al­me­no 1800, tra tasse e con­tri­bu­ti", spie­ga. "E poi le ban­che non danno pre­sti­ti per pic­co­li pro­get­ti". Ma Ta­ma­ra ce l'ha fatta. Come lei, Ivica Ďuri­cová. Dai ge­ni­to­ri, la stes­sa do­man­da, quan­do ha aper­to Ad­ler­via, la sua agen­zia crea­ti­va: "ma un posto da im­pie­ga­ta no?".

Quan­do sulla cas­set­ta po­sta­le ha messo la tar­ghet­ta del­l'a­gen­zia, al­cu­ni vi­ci­ni non le hanno par­la­to per un pezzo: "per loro, figli del re­gi­me, gli im­pren­di­to­ri erano tutti dei cor­rot­ti".  Ivica però non si è fer­ma­ta. Per i suoi 300 clien­ti, "pic­co­li ma nu­me­ro­si", scri­ve con­te­nu­ti web e pub­bli­ci­ta­ri. Nel cur­ri­cu­lum, una scuo­la di lin­gue aper­ta a 19 anni, oltre a due libri di con­su­len­za eco­no­mi­ca e un ro­man­zo mi­ste­ry, "un libro vero", in usci­ta a breve. Per lei, vale la stes­sa fi­lo­so­fia: "non vo­glio altri boss al­l'in­fuo­ri di me". Sarà per que­sto che tre anni fa ha rac­col­to su­bi­to la pro­po­sta di Ján Solík: fon­da­re a Bra­ti­sla­va "Yeas", l'As­so­cia­zio­ne slo­vac­ca dei gio­va­ni im­pren­di­to­ri: "l'ab­bia­mo crea­ta noi, dal basso. Lo Stato non dà an­co­ra un sup­por­to si­ste­ma­ti­co", spie­ga Solík, oggi pre­si­den­te di una rete di 200 gio­va­ni che fa con­su­len­za, for­ma­zio­ne e se­le­zio­na pro­get­ti da sot­to­por­re a po­ten­zia­li in­ve­sti­to­ri. "Bu­sin­ness An­gels", li chia­ma­no. "I ca­pi­ta­li ci sa­reb­be­ro. Ma i gio­va­ni non sono an­co­ra pron­ti. Su 300 pro­po­ste rac­col­te in tre anni, solo 20 hanno me­ri­ta­to un fi­nan­zia­to­re", dice. 

"Do­ve­vo toc­ca­re il fondo, da lì non puoi che ri­sa­li­re" 

Ac­can­to al­l'e­ser­ci­to an­co­ra im­pie­ga­to in co­los­si come Volk­swa­gen (9.400 di­pen­den­ti), Bra­ti­sla­va è una città di pic­co­li ca­pi­ta­ni co­rag­gio­si. Forse an­co­ra ine­sper­ti, ma di­na­mi­ci. Qui, se­con­do l'Oc­se, nel 2012 la di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le era al 17,7% men­tre nel resto del Paese schiz­zava oltre il 30%. Sono oltre 6100 le azien­de nate solo nel 2012, se­con­do lo stu­dio Twi­nEn­ter­pre­neurs, men­tre le nuove im­pre­se fem­mi­ni­li o con al­me­no una donna nel team sono il 34% del to­ta­le. Per al­za­re le "quote rosa", anche l'U­nio­ne Eu­ro­pea ha fatto la sua parte fi­nan­zian­do ini­zia­ti­ve come Re­gion­fem­me: se­mi­na­ri, con­su­len­ze, e un'A­ca­de­my per far par­ti­re nuove at­ti­vi­tà, con più di due­mi­la im­pren­di­tri­ci e ma­na­ger coin­vol­te in quat­tro anni dalle Ca­me­re di Com­mer­cio di Bra­ti­sla­va e Vien­na. Tra loro, anche Luica Ha­quel, ar­chi­tet­to. È un cer­vel­lo di ri­tor­no. A Pa­ri­gi aveva un ma­ster in ur­ba­ni­sti­ca e un fu­tu­ro as­si­cu­ra­to. "Ma ho scel­to Bra­ti­sla­va. Do­ve­vo ri­tro­va­re le mie ra­di­ci per poter di­ven­ta­re un gran­de ar­chi­tet­to". Nel 2008 apre il suo stu­dio di de­si­gner. Da sola. "Non è stato fa­ci­le. Qui le gros­se azien­de sono più fa­vo­ri­te". Nel 2012, la svol­ta: in un mo­men­to di crisi eco­no­mi­ca e pro­fes­sio­na­le, Luica ini­zia a di­se­gna­re pro­get­ti, anche d'in­ter­ni, se­con­do i prin­ci­pi del feng shui. E gra­zie a Re­gion­fem­me trova qual­che ferro del me­stie­re in più per ri­par­ti­re. "Do­ve­vo toc­ca­re il fondo. Per­ché da lì non puoi che ri­sa­li­re", rac­con­ta in riva al Da­nu­bio.

Negli oc­chia­li da sole si spec­chia Bra­ti­sla­va, con le linee di ac­cia­io e vetro di Eu­ro­vea, cen­tro com­mer­cia­le tem­pio della con­tem­po­ra­nei­tà, ma anche il ponte Novy Most, si­gil­lo della mo­der­ni­tà co­mu­ni­sta che plana senza gra­zia al­cu­na tra il Ca­stel­lo e i pa­laz­zi di ele­gan­za asbur­gi­ca del cen­tro sto­ri­co.  "C'è molta mo­ti­va­zio­ne: sap­pia­mo di poter rea­liz­za­re qual­co­sa che prima, con il co­mu­ni­smo, non era pos­si­bi­le. È una mo­ti­va­zio­ne che mi spin­ge a pen­sa­re di poter sca­val­ca­re ogni muro per di­ven­ta­re, nel mio la­vo­ro, la mi­glio­re d'Eu­ro­pa". Il bu­si­ness in rosa è una que­stio­ne di pro­spet­ti­va. Quel­la che lei, Ivica, Ta­ma­ra e Si­mo­na danno oggi a Bra­ti­sla­va e alla nuova Slo­vac­chia.

Questo reportage fa parte dell'edizione speciale del progetto "EUtopia: Time to Vote", dedicato a Bratislava. Il progetto è co-finanziato dalla Commissione Europea, dal Ministero degli esteri francese, dalla fondazione 

Hippocrène, la fondazione Charles Leopold Mayer e la fondazione EVENS.