Smart living

Qualità della vita dei cittadini e smart cities: la sfida della misurazione

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014

Quali indicatori usare per misurare la smartness di una città? Dal Rapporto UrBes alla nuova piattaforma dell’Osservatorio Smart City, istruzioni per il ri-uso. 

Smart City Innovation 2014 (#SCE2014) si è aperto affrontando un tema molto concreto: come si misura la smartness delle città? La questione è cruciale, in un contesto in cui efficacia ed efficienza sono costantemente misurate da KPI (key performance indicator) più o meno collaudati. Ma nel caso delle smart cities e della smart citizenship, la faccenda si complica. Fra indici e indicatori, il rischio è quello di “ingegnerizzare” la vita urbana e perdere di vista il fatto che – al di là di sensori e app - le smart cities devono essere uno strumento per aumentare la qualità della vita dei cittadini, dal punto di vista del singolo e della comunità. Occorre quindi focalizzarsi sull'innovazione sociale e sull'impatto concreto sulle politiche di inclusione dei cittadini. Facciamo un esempio: qualche mese fa si aprì un dibattito sui risultati dello Smart Cities Index di Beetwen, un ranking di 116 Comuni capoluogo di provincia “primari” individuati dall’Istat. Nonostante questo indice copra una vasta gamma di aree tematiche (mobilità, scuola, sanità, mobilità sostenibile, energie rinnovabili, efficienza energetica e gestione delle risorse naturali), ne era stata criticata la metodologia prevalentemente quantitativa, che non teneva conto di come i cittadini fossero effettivamente users della città. 

E’ evidente che la tecnologia da sola non è sufficiente. Senza dubbio migliora complessivamente le condizioni di vita, ma non necessariamente il livello di partecipazione e di accesso dei cittadini. Occorre agire su come la smart city usa e condivide le informazioni a sua disposizione: tanto i dati forniti da sensori (paline dei mezzi pubblici, contatori di energia consumata), quanto il sentiment che emerge dai social network. 

Il nodo della questione è assicurare coesione e partecipazione sociale, integrazione e identificazione dei cittadini rispetto ai luoghi in cui  vivono. In che modo farlo? Acquisire e gestire in modo integrato le informazioni raccolte sul territorio può essere una soluzione. Condividere e incentivare il riuso delle pratiche migliori è un’altra opportunità. La condivisione delle informazioni infatti genera civic engagement.

Misurare gli strumenti e i risultati 

Cosa e come si misura? A questo interrogativo hanno risposto gli esperti intervenuti al convengo "Qualità della vita dei cittadini e smart cities: la sfida della misurazione" il 22 ottobre, organizzato nell'ambito di Smart City Exhibition #SCE2014. 

“I tre fattori che determinano una smart cities sono innovazione tecnologica, innovazione sociale, sostenibilità ambientale. Non è sufficiente misurare l'uno senza l'altro. Occorre un modello di misurazione della smartness e uno di misurazione della qualità della vita - spiega Linda Sabbadini, direttore del Dipartimento statistiche sociali e ambientali dell'Istat - L'obiettivo è arrivare a un monitoraggio congiunto dei due modelli con un approccio integrato alla misurazione”. 

L’Istat, nell’ambito del Comitato tecnico delle comunità intelligenti istituito presso l’AGID, contribuisce in modo determinante alla definizione del sistema di misurazione della smartness, che si basa su un kit di indicatori statistici relativi allo stato e all'andamento delle condizioni  sociali, culturali e ambientali delle smart communities e della qualità di vita dei cittadini. 

Il progetto di punta, in questo contesto, è il Rapporto UrBES - il benessere equo e sostenibile nelle città”: condotto da 30 comuni italiani, descrive tendenze e livelli di benessere urbani, applicando i concetti e le metodologie del Bes (Benessere equo e sostenibile). In questo rapporto ogni città ha riletto i dati che la riguardano, dando una rappresentazione multidimensionale dello stato del benessere nella propria realtà locale e dell’evoluzione negli anni, includendo anche la crisi economica iniziata nel 2008. In questo progetto il concetto di smartness è stato considerato strettamente correlato al dibattito sul benessere urbano e la sua misurazione.

Paolo Testa, responsabile del settore Ricerche di Cittalia, restando in tema di misurazione, ha presentato l’esperienza di monitoraggio condotta nell’ambito dell'Osservatorio Smart City: “Abbiamo creato Italian Smart City Platform, un database con i progetti di 67 città impegnate in percorsi di innovazione in ambito smart cities. E’ una piattaforma multifunzionale, che consentirà non solo di raccontare i progetti con le tecniche dello storytelling, ma anche di mappare e promuovere i progetti, per arrivare al riuso – spiega Testa – Sarà soprattutto uno strumento per raccontare le smart cities italiane, in modo ordinato e coordinato, agli stakeholder, agli investitori e ovviamente ai cittadini”. 

“Le grandi città hanno dimostrato negli ultimi anni una capacità progettuale significativa, che ha consentito a molte di loro di partecipare a progetti e iniziative su scala europea, alimentando così quel percorso italiano verso la smart city che promuoviamo come Osservatorio – ha affermato in una nota il presidente dell'Osservatorio Smart City Anci Francesco Profumo – La piattaforma offre un supporto a comuni di ogni dimensione non solo in termini di idee e spunti di ispirazione ma anche per la creazione di una rete di soggetti capaci di creare innovazione diffusa sui territori in una molteplicità di settori”.

La piattaforma traccia il profilo della “via italiana alla smart city” e mostra gli esempi virtuosi di mobilità urbana, sostenibilità ambientale ed energetica, tecnologie e innovazioni urbane: un modo diverso, ma pur sempre valido, di misurare quanto sono intelligenti le nostre città.