Politica

Zapatero, ricorda: it's the economy stupid

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2008
In termini di Pil pro capite c'era stato il controverso "sorpasso" della Spagna sull'Italia. Ma ora l'ombra della crisi economica si allunga sulle elezioni del 9 marzo.

La Spagna: i suoi castelli, il sole...e un miracolo: il Paese è salito dal sedicesimo all'ottavo posto nella classifica mondiale del Pil dal 1994, grazie ad una crescita pari a quella degli Stati Uniti.

E non basta: il paese iberico è passato dal 22° al 13° posto nella classifica dell'indice di sviluppo umano dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Tutto questo coronato da un avanzo di bilancio da far sbavare d'invidia i suoi vicini europei. Italia in primis.

Ma la crisi finanziaria è in agguato. E mentre la questione economica entra prepotentemente nella campagna, il Presidente del Governo uscente, Zapatero, si gioca il posto.

New Deal alla spagnola

Da una decina d'anni tutto sembra andare a gonfie vele per l'economia spagnola: una forte crescita e un minore deficit monetario. La ricetta del "miracolo spagnolo" si basa essenzialmente su una forte domanda interna, una grande immigrazione, e l'accesso al consumo. Questi fattori, insieme, hanno permesso agli spagnoli di conquistare lo stesso tenore di vita degli altri paesi europei. Le banche hanno largamente amplificato il fenomeno con una politica monetaria espansionistica – ci vuole denaro per consumare e investire – e gli spagnoli si sono indebitati con tassi che sfiorano la truffa. Che dire di mutui a 50 anni a tasso variabile?

Casa dolce casa. Cosa c'è di meglio di avere un tetto sicuro? Il Partito Popolare spagnolo ha coltivato il culto della proprietà immobiliare almeno per una decina d'anni, qualcuno lo ha ascoltato, e il mercato immobiliare si è infammato. Ma per comprare una casa bisogna indebitarsi, e queste due tendenze - l'acquisto e il credito - hanno contribuito al "miracolo spagnolo", trascinando con sé anche il resto dell'economia.

Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), al governo dal 2004, aveva promesso di calmare le acque, ma c'è riuscito solo in parte: il peso dell'edilizia nel Pil è passato dal 14 al 9%, cioè il suo tasso attuale. Ma non basta.

L'ambizioso Zapatero

Poiché ogni miracolo ha un prezzo, quello che paga la Spagna si chiama inflazione. Il denaro, a forza di essere messo in circolazione, inizia a girare a vuoto e non riesce più ad uscire. Il risultato? L'aumento dei prezzi.

Il consumo interno si sgretola, le esportazioni sono difficili e di conseguenza il Paese si indebita con l'estero. Ma può andare ancora peggio: la produttività stagna, e la conseguenza è che il paradiso non può durare per sempre. Se si vive al di sopra dei propri mezzi prima o poi si cade, basta guardare gli Stati Uniti e la crisi dei subprime per rendersene conto.

Il settore immobiliare è scoppiato nel 2007. Metà delle agenzie immobiliari hanno chiuso e, per complicare la situazione, è arrivata la crisi finanziaria mondiale.

La crescita è scesa dal 4,3% nel 2006 al 3,8% nel 2007 mentre, nello stesso periodo, la disoccupazione è passata dall’8,1 all' 8,6%. La prima reazione di Zapatero? Il capo del governo, forse perché preso di sorpresa durante la campagna elettorale, ha annunciato una serie di aiuti economici che, se applicati, si espliciterrebbero in un'investimento di 400 euro per ogni cittadino spagnolo. Ambizioso.

Per fortuna, la prudente politica monetaria attuata negli ultimi anni, ha permesso di economizzare una bella cifra: 50 miliardi di euro, da utilizzare in caso di grave crisi.

I salari non crescono

La Spagna però non può reggere questo ritmo senza fare progetti che assorbano la crisi nel lungo periodo. Apertura, flessibilità, educazione: è meglio dare l'illusione della ricchezza o perderla per poi riconquistarla? Questa sembra essere la domanda posta agli elettori per il prossimo scrutinio.

Inoltre la Spagna è l'unico paese dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che ha visto i salari medi scendere tra il 1995 e il 2005. Non si può certo basare la propria crescita economica su una politica di salari bassi.

In questa storia il Paese sembra a volte completamente solo. Pedro Solbes, che ha incoraggiato la riforma dell'economia spagnola quando è entrato al Ministero delle finanze nel 1993, non è riuscito a portarla anche in Europa quando è diventato Commissario europeo alle Finanze. Di nuovo ministro in Spagna, oggi si scusa di «non aver previsto il crollo immobiliare». È questo il motivo per cui la Spagna non è stata invitata a partecipare alla riunione di crisi sull'economia tra Brown, Prodi e Sarkozy organizzata a Downing Street alla fine di gennaio?

Dovrà trovare in se stessa le risorse per prepararsi al futuro, visto che, a partire dal 2012, sarà contribuente "netto" (un paese che versa nelle casse di Bruxelles più di quanto non riceva in aiuti, ndr) al bilancio dell'Unione Europea.

Foto: Zapatero (Jaime D'Urgell/Flickr); La Spagna è una foresta di gru(anroir/Flickr); Pedro Solbes è stato il fautore dell'entrata nella moneta unica e del Patto di Stabilità all'interno della zona euro(Foto, jmlage/Flickr