Politica

WikiLeaks: così Washington vede i leader europei

Articolo pubblicato il 29 novembre 2010
Articolo pubblicato il 29 novembre 2010
Il portale WikiLeaks ha messo a nudo la politica internazionale rivelandoci ciò che si trova al di sotto di essa; questo quadro (25.0000 documenti strappati al Dipartimento di stato nordamericano) include immagini al naturale dei leader politici europei. Dal complesso assolutista di Sarkozy ai postumi della sbornia di Berlusconi, osserviamo l’Europa attraverso gli occhi dello Zio Sam.

Non si sa esattamente come sia avvenuta la più grande fuga di informazioni della storia, ma ci sono alcune piste: la Casa Bianca sviluppò dopo l’11 settembre una specie di internet governativo per facilitare le comunicazioni ufficiali, con diversi gradi di segretezza (nessuna delle infiltrazioni è top secret); tra diplomatici, politici e servizi di sicurezza, si calcola che circa 3 milioni di statunitensi potevano accedere ai documenti ottenuti dal portale WikiLeaks (il cui modus operandi rimane segreto). Per questo il Pentagono ha creato un gabinetto speciale formato da 120 persone con l’unico scopo di attutire i duri colpi che provoca la pagina web (gli ultimi: centinaia di migliaia di informazioni sull’Afghanistan e l’Iraq); a questo proposito, la Casa Bianca temporeggia per evitare allarmismi nei suoi alleati.

A parte la mancanza di scrupoli (lo spionaggio agli alti membri delle Nazioni Unite, incluso il segretario generale) e i problemi più gravi (le conversazioni con i paesi arabi su una possibile invasione dell’Iran), le informazioni rivelano l’ossessiva precisione della diplomazia statunitense, una macchina sensibile anche allo sguardo e al modo di parlare di chi prende le decisioni.

Spagna: il Re è simpatico, Zapatero un po' meno

In Spagna i ritratti sono abbastanza insignificanti: José Luis Rodríguez Zapatero sarebbe un politico opportunista più interessato ai voti che al bene comune; ciononostante, il Re è ben visto (si danno persino consigli per renderlo simpatico). Il volume delle informazioni generate dall’ambasciata nordamericana a Madrid aumenta quando sale al potere la sinistra «antiquata e romantica» nel 2004, a causa, secondo loro, della cattiva amministrazione da parte del PP (il partito conservatore, ndr) durante gli attentati dell’11 marzo. Ci sono conversazioni segrete, sondaggi e pressioni su spagnoli influenti (imprenditori, Segretari di stato) su diversi argomenti (economia, questioni giudiziarie). A parte la ritirata dall’Iraq e i rapporti con Cuba e Venezuela, la politica estera spagnola non desta ulteriori preoccupazioni.

Sarkozy: l'imperatore nudo

Nicolas Sarkozy inizialmente venne considerato come il presidente francese più filo-americano dalla seconda guerra mondiale, un amico del footing, dei Ray-Ban e di George W. Bush, al quale inoltre dichiarò la sua ammirazione prima di entrare all’Eliseo. Però col passar del tempo sono affiorate determinate ombre: «autoritario» e «suscettibile» sono alcuni degli aggettivi dedicati ultimamente al presidente francese, l’«imperatore nudo», un leader tanto assetato di protagonismo che conviene controllare i suoi movimenti.

Troppe feste per Berlusconi, troppo poche per la Merkel

Un leader poco incline a prendere rischiSilvio Berlusconi è  «incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno», un leader «fisicamente e politicamente debole» le cui «'frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza». La cancelliera Angela Merkel è «avversa al rischio», «poco creativa» e le manca determinazione. Inoltre, i diplomatici statunitensi valutano le tensioni interne del Governo tedesco, soprattutto tra i ministri della Difesa e degli Esteri, opposti nei problemi così delicati come quello dell’Afghanistan.

Putin e Medvedev come Batman e Robin

Ai confini europei, il presidente russo, Dmitry Medvedev, è visto come un «Robin rispetto al Batman Putin», una personalità «sfocata» e «incerta», che segue il dominio del suo predecessore, il «maschio dominante», l’autentico capo della Federazione Russa. Con un piede in Asia, il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, è ostinato, iperattivo e arrogante, un masochista con un progetto poco chiaro che potrebbe includere l’islamizzazione forzata del suo paese (ci sono «prove circostanziali», secondo l’ambasciata di Ankara).

La maggior parte dei Governi ha reagito con apparente serenità, condannando la fuga di informazioni, togliendole importanza e ponendosi al fianco di Washington. E’ probabile però che a più di uno sudino le mani a pensare: dopo l’Iraq, l’Afghanistan e lo spionaggio, cosa succederà dopo?

Foto: (cc)h.koppdelaney; World Economic Forum/gentile concessione di flickr