Politica

Vox Populi: "ecco perché non ci fermeremo”. Dentro al movimento di protesta bulgaro

Articolo pubblicato il 27 agosto 2013
Articolo pubblicato il 27 agosto 2013

Il neoeletto governo bulgaro, guidato dal socialista Plamen Oresharski, produce sempre più rabbia e malcontento. Diana Kulchitskaya afferma che una delle caratteristiche principali del movimento di protesta di questa estate è il profondo coinvolgimento dei giovani. 

movimenti di protesta hanno preso d’assalto la Bulgaria nel 2013. Il piccolo Paese balcanico ha assistito a cortei dall’inverno all’estate. Le ultime manifestazioni del 23 luglio sono culminate in scontri con le forze di polizia. I manifestanti hanno accerchiato il parlamento e hanno costretto più di 100 persone tra parlamentari, ministri e giornalisti, a rimanere nell'edificio; 17 persone sono rimaste ferite. Le proteste rivelano una profonda crisi politica nel paese. I manifestanti richiedono una serie riforme giudiziarie e un cambiamento nel sistema politico bulgaro. Già a febbraio i cittadini erano scesi in strada, incitati dal rialzo del canone delle bollette. In seguito, il movimento di protesta era addirittura riuscito a rovesciare il governo di centro-destra. Le elezioni anticipate di maggio non hanno però avuto un esito positivo. 

Vox populi

Boyan Benev, consulente, analista finanziario e scrittore

“Il periodo pre-elettorale che ha portato a queste elezioni inconcludenti è stato estremamente caotico. L’unico obiettivo di tutte le parti politiche è stato quello di screditare i propri rivali – niente a che vedere con lo stilare un solido programma elettorale. Mi aspettavo uno stallo e un governo inefficiente – non mi aspettavo però che degenerasse così in fretta. Il risultato delle elezioni è stato un governo di larghe intese. Nella migliore delle ipotesi, questa situazione ha fatto suonare un campanello d’allarme per il popolo. Nella peggiore, ha diviso la nazione lungo ogni dimensione sociale immaginabile: ricchi e poveri, operai e dirigenti, città e periferia, giovani e anziani… un "tutti contro tutti" generalizzato. La gente si riversa per le strade ogni giorno. Allo stesso tempo, mi rendo conto che questo è solo un tassello di un puzzle più grande. Se abbiamo intenzione di raggiungere il risultato che vogliamo – che non è solo quello di ottenere nuove elezioni, ma un futuro migliore per il Paese – dobbiamo essere pronti a combattere. Oltre a prendere parte alle proteste è importante che ognuno si chieda: "Cosa accadrà dopo?". Se vogliamo che il destino del prossimo governo non sia lo stesso di quello attuale, dobbiamo essere pronti a trasformare quei cori e quell’energia in un dialogo costruttivo che produca idee, opinioni, strategie e politiche condivise”.

Michaela Petkova, studentessa

“Mi aspettavo che votasse più gente. Le proteste di febbraio avevano indicato una Bulgaria determinata a lottare per un futuro migliore, ma le elezioni hanno evidenziato una scarsa partecipazione da parte dei cittadini. Ho sperato davvero che la gente esprimesse delle preferenze. Invece quel giorno ha prevalso l’opinione generale del "sono tutti uguali, non mi rappresenta nessuno". Le elezioni hanno portato caos e instabilità politica, ma sono anche state una benedizione. Infatti, le recenti decisioni del governo, hanno fatto arrabbiare un’intera nazione, tanto che da oltre venti giorni protestiamo di fuori per le strade. Non abbiamo intenzione di arrenderci. Sono stata alle proteste e ho intenzione di partecipare il più possibile in futuro. La Bulgaria è la mia casa. Che razza di persona sarei se non volessi un futuro migliore per me, il mio Paese e tutti i bulgari?”.

Nikolay Hadjigenov, avvocato                           

"C’era una tenue speranza che il nuovo governo avrebbe fatto qualcosa di meglio. Vado alle manifestazioni con tutta la mia famiglia ogni volta che posso. Ho scritto articoli sulla notte dell’accerchiamento del parlamento e sollevato la questione della violenza della polizia e della legittimità delle proteste. Entrambi gli articoli hanno provocato molte discussioni online. I politici neoeletti hanno avuto la possibilità di stabilizzare la situazione nel Paese, ma hanno sprecato questa opportunità nominando le stesse persone per gli stessi posti, ripetendo ancora una                                                                                        volta gli stessi errori".