Politica

Voina: "Un'unica via per l'opposizione nella Russia di oggi, la guerra"

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2011
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2011
Se quasi 100.000 persone hanno partecipato alle proteste anti-governo del 10 dicembre in Russia, lo si deve anche alla "banda di artisti di strada" formatasi nel 2005. Voina guida le proteste e si fa beffa del Cremlino da ben prima che il popolo moscovita sospettasse il governo di frode alle elezioni del 4 dicembre.
Nella seconda parte di un’intervista esclusiva, il collettivo racconta il proprio ruolo in questa Russia che inizia a ribellarsi.

Cosa pensate delle reazioni dei media alle vostre azioni? Qual è il clichè più grande che avete sentito rispetto al gruppo?

Koza(Natalia Sokol, coordinatrice del gruppo): Nei media circolano un gran numero di miti su Voina. Il 30% di quello che è stato pubblicato sono gossip e voci di corridoio, anche se il gruppo è sempre disponibile e aperto a comunicare con i giornalisti. Il fatto è che non esiste un giornalismo onesto e indipendente in Russia. È stato sradicato. D’altra parte, la disinformazione dei media qualche volta gioca a nostro favore. Aiuta ad avere una nube di bugie che ti circondano quando lo Stato prova a iniziare una persecuzione criminale contro di te.

Leo (Leonid Nikolaev, presidente del gruppo): il più grande cliché è quello che ci vuole semplicemente come una “gioventù d’oro” viziata, ragazzini figli di papà, che vengono sempre tirati fuori dai guai dai ricchi e potenti genitori. La verità è che stiamo conducendo un’esistenza profondamente clandestina, vivendo le vite oneste dei poveri della Russia.

Cosa pensate della politica russa oggi? E della cultura?

Vor (l’ideologo del gruppo Oleg Vorotnikov): Oggi non esiste politica in Russia. La cosiddetta opposizione parlamentare è stata interamente addomesticata e messa sotto controllo. I comunisti sono da tempo diventati prostitute che si danno al regime. L’opposizione non parlamentare è stata spazzata via dalle strade, schiacciata; i suoi attivisti messi dietro alle sbarre o fisicamente sterminati dalla polizia antisommossa e da quegli infami del “centro E”, il dipartimento anti-estremismo, che hanno assunto il ruolo di polizia segreta con il compito di sopprimere i dissidenti politici. La lista di attivisti e giornalisti uccisi, mutilati o imprigionati in Russia, sta crescendo ancora. Poi ci sono i cosiddetti liberali, un assembramento borghese che si è auto-proclamato parte dell’opposizione. Tutto quello che fanno è incontrarsi ed organizzare festival in loro onore, autorizzati dall’amministrazione del presidente. Si godono le località di campagna dove tengono le loro conferenze e chiamano il tutto attività di protesta. Non sono altro che ragazzini alla moda, che stringono i loro iPhones mentre discutono della rivoluzione su twitter. Non sono interessati che a loro stessi e, tra l’altro, sono molto comodi al regime. Il movimento di protesta clandestina sta crescendo. È fatto di attivisti che non vedono più promesse nei metodi di protesta pacifica. Agiscono in estrema segretezza e hanno serie ambizioni. Stanno formando squadre e gruppi clandestini che si oppongano al regime con la forza. La protesta pacifica si è esaurita.

Leo: Negli anni del governo Putin (2000-2008), il regime ha screditato le proteste pacifiche attraverso violente azioni repressive su manifestanti innocui, attraverso percosse e sentenze di lunga degenza in prigione per gli attivisti pacifici. Dall’altra parte, gli stessi aderenti alla protesta pacifica si sono a lungo screditati da soli. Non sono riusciti a trovare un modo per rendere la loro protesta efficace. C’è solo una via per la vera opposizione nella Russia di oggi: GUERRA, o VOINA.

Oggi, vedete anche tendenze positive in Russia?

Vor: Sì. Ora come ora nell’ambiente clandestino stanno germinando attivisti sconosciuti, le uniche persone con le quali lavoriamo. Tutti i nostri pensieri e le nostre azioni appartengono alla Russia. Comunque, non sono del tutto sicuro che la Russia abbia un futuro. Solo nel migliore degli scenari possibili la sua esistenza come paese sarà realizzabile senza il bisogno di sacrifici umani. Questa è la prospettiva più ottimistica.

Quali sono gli artisti che ammirate?

Leo: Non ha senso parlare di artisti. I nostri gusti in fatto di arte sono irrilevanti. Ne eravamo influenzati da studenti, l'arte ci ha aiutato nella nostra formazione, ma non è più centrale nelle nostre vite.

Koza: L’arte non ci interessa più. Siamo politici, combattenti.

Dove vi vedete fra dieci anni?

Vor: Non sono sicuro di vivere così a lungo. Il cammino degli attivisti russi è tragico. Una volta che ti sei impegnato nell’azione, non appartieni più a questo mondo. Appartieni all’attivismo.

Leo: Sono sicuro che il regime ci soffocherà. Non siamo commestibili. Siamo frutta avvelenata.

Koza: Ad ottobre è stata chiusa l’inchiesta criminale contro Voina. Improvvisamente l’ufficio del pubblico ministero ha deciso di riaprirla. C’è un mandato di arresto internazionale contro Vor. Io stessa sono ricercata dalla polizia in tutto il paese. Il 18 ottobre, io e Kasper siamo stati prelevati dalla strada dagli operativi del Centro E. Il sistema lavora dal novembre 2010 affinché ci venga tolto nostro figlio. Le denunce contro i membri del Voina si moltiplicano. I nostri attivisti di San Pietroburgo vengono detenuti regolarmente e le loro case invase dalla polizia che distrugge i loro effetti personali per false perquisizioni. Solo qualche giorno fa, due sbirri in borghese (molto probabilmente agenti del Centro E) hanno fatto irruzione a casa di Leo, a Mosca. Leo in quel momento non aveva nessuna denuncia a suo carico. La maggior parte dei nostri membri ha già abbandonato le loro case ed è ricorso ad un’esistenza clandestina.

Vor: Dieci anni non significano niente. Noi apparteniamo alla storia.

Leggi la prima parte dell'intervista: Il collettivo Voina: “Contro gli ‘zhlob’ al potere nella Russia di oggi”

Foto: © Voina/ Yandex