Politica

«Vince la Royal». Ma i candidati all'Eliseo deludono sull'Europa

Articolo pubblicato il 17 novembre 2006
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 17 novembre 2006
Ségolène Royal trionfa alle primarie socialiste. Ecco le sue idee (e quelle degli altri candidati) su Turchia e Costituzione.

Poche settimane fa, inizio autunno. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, si sarà forse chiesto quanti candidati alla presidenza francese, freschi di nomina alle primarie di partito, sarebbero ancora venuti a bussare alla porta del suo ufficio. Nicolas Sarkozy, candidato di spicco del centro-destra nonché attuale Ministro dell'Interno, è stato a Bruxelles l'8 settembre, seguito appena cinque giorni dopo da Ségolène Royal, candidata socialista alla corsa per l'Eliseo appena uscita trionfante dalle primarie del 16 novembre.

I soliti noti

Il tema europeo sembra stare molto a cuore ai candidati che si daranno battaglia la prossima primavera. Dopo che, nel maggio 2005, gli elettori francesi hanno fatto piombare l'Unione Europea in una delle peggiori crisi degli ultimi 50 anni con il no al Trattato Costituzionale Europeo, cresce l'aspettativa che il nuovo inquilino dell'Eliseo possa riuscire a invertire la rotta.

Eppure, se il resto dell'Europa guarda alla Francia in cerca di una leadership forte, è probabile che sia destinata a rimanere delusa: finora di idee nuove non se ne sono viste molte. Del resto, c’è da chiedersi quanto di originale possa venire da candidati che di nuovo hanno ben poco.

Sarkozy ha fatto il suo ingresso in politica a 22 anni, aspettando per un periodo che deve essergli sembrato un'eternità il momento in cui ha conquistato la leadership dell'Ump, Union pour un Mouvement Populaire (destra moderata, ndr), porta d'ingresso per un'investitura attesa per inizio 2007. Per le primarie Ségolène Royal, presidente della regione Poitou-Charentes ed a più riprese Ministro, affrontava due socialisti della vecchia guardia, l'ex ministro delle Finanze Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius, già Primo Ministro a metà degli anni Ottanta. I voti di protesta provenienti dal Fronte Nazionale saranno raccolti da Jean-Marie Le Pen, eletto per la prima volta nel 1956.

L'operazione di chirurgia istituzionale che vuole Sarkozy

Ma quali sono le posizioni dei candidati? Il problema più urgente per l'Unione Europea è certamente quello della riforma istituzionale, il cui nocciolo verte su come convincere francesi e olandesi senza fermare nel frattempo il processo di ammodernamento. Solo su un punto i candidati sono tutti d'accordo: riproporre all'elettorato francese il testo attuale proprio non se ne parla. Nicolas Sarkozy ha ribadito recentemente che «il voto dei francesi è stato chiaro. Non sarò io ad andargli a dire che non hanno capito la domanda».

La proposta di Sarkozy è quella di un "mini trattato", i cui elementi potrebbero essere estratti dal progetto costituzionale vero e proprio ed essere approvati in sede parlamentare, come una semplice revisione del trattato europeo. Il che non gli impedirebbe, secondo Sarkozy, di contenere riforme istituzionali importanti, come la creazione di un Ministero Si riuscirebbe così a eludere gli effetti nefasti del "no" senza umiliare quei paesi che hanno votato per il sì.

A sinistra, le idee su cosa fare della Costituzione sembrano essere ancora meno precise. Fabius e la Royal concordano che ad occuparsi della bozza del trattato dovrebbe essere una qualche, per ora vaga, assemblea alternativa. Il documento che ne verrebbe fuori dovrebbe poi essere sottoposto a referendum o all'approvazione parlamentare in tutti i paesi, lo stesso giorno. Una strategia che presenta non pochi rischi.

E sul tema più generale della riforma? Nicolas Sarkozy e Dominique Strauss-Kahn vorrebbero che a eleggere il presidente della Commissione fosse il Parlamento Europeo. Tutti i candidati dichiarano poi all'unanimità che serve "più Europa". La Royal chiede più sforzi sull'ambiente e le energie rinnovabili, Fabius, durante le primarie, aveva insistito sugli affari sociali. Sarkozy sottolinea la centralità dei temi delle tasse e dell'immigrazione, da affrontare però con un sistema di voto che porti alla formazione di una maggioranza ampiamente qualificata.

E sulla Turchia per Ségolène «saranno i francesi a scegliere»

Sulla strada dell'allargamento della Comunità Europea il vero macigno è quello dell’ingresso della Turchia. Tutti i candidati, indipendentemente dal loro colore politico, sembrano contrari all'idea di una piena adesione della Turchia all’Ue. In pratica solo Dominique Strauss-Kahn, durante le primarie socialiste, ha appoggiato Ankara senza riserve. Nelle proposte di Laurent Fabius si trovava il concetto di uno "zoccolo duro" europeo, costituito da un numero limitato di paesi, e l'ipotesi di una "partnership privilegiata" con la Turchia. Solo Ségolène Royal si è rifiutata di esprimersi pubblicamente, appoggiando invece la proposta di un referendum. La sua opinione, ha dichiarato, sarà «quella del popolo francese». Chi ha detto che in politica le ideologie sono morte?

Ci sono poi altre proposte su tutta una serie di argomenti, da quella della Royal di ristabilire gli aiuti dell’Ue all'Autorità palestinese a quella di Fabius, ormai fuori gioco, per una tassa europea per l'energia. Non manca una critica generalizzata, proveniente soprattutto da sinistra, sul progressivo distacco dell'Europa dai cittadini e sulla sua debolezza di fronte alle spinte liberiste e della globalizzazione. Rimane da capire se e quanto queste diverse posizioni riusciranno davvero a differenziare le linee politiche dei candidati, e soprattutto quale di essi abbia le migliori possibilità di insediarsi, il prossimo maggio, all'Eliseo. Quello che è certo è che l'Europa ripone grandi aspettative sul nuovo inquilino dell'Eliseo. Una speranza in più, per molti, che le idee migliori debbano ancora venire.