Politica

Via libera alla Conferenza intergovernativa sul nuovo trattato Ue

Articolo pubblicato il 13 luglio 2007
Articolo pubblicato il 13 luglio 2007
L'11 luglio l'Europarlamento ha adottato il mandato per l'apertura della Conferenza intergovernativa che a partire dal 23 luglio dovrà scrivere il nuovo trattato.

Se esiste un'istituzione il cui profilo è stato ignorato al Consiglio Europeo del 21 e 22 giugno, quella è il Parlamento Europeo. In quel vertice i governanti degli Stati membri si sono lanciati, in nome dell'efficacia, in negoziati molto controversi per raggiungere un accordo capace di sbloccare la redazione di un nuovo trattato europeo sulla base della fallita Costituzione. Senza rendere protagonista l'unico corpo comunitario eletto a suffragio diretto e universale: l'Europarlamento.

Perché la Conferenza intergovernativa (Cig) sul futuro trattato Ue potesse iniziare i lavori, era necessaria l'approvazione della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, arrivata martedì 10 luglio. Un'approvazione che gli agguerritissimi federalisti del Partito Radicale hanno cercato di ritardare, ma senza successo. Tramite il loro rappresentante alla Camera, Marco Cappato, i Radicali Italiani hanno proposto di ritardare il calendario della Conferenza intergovernativa posticipando a settembre l'approvazione del Parlamento Europeo. Un ritardo che avrebbe permesso a quest'ultimo, secondo loro, «di controllare la trasparenza e il carattere democratico del processo di revisione del trattato» e di acquisire visibilità mediatica, seppur con il rischio di apparire un "nemico" del nuovo trattato.

Ma i 18 voti favorevoli – contro i 4 no e un'astensione – dei membri della Commissione Affari Costituzionali hanno fatto pendere la bilancia dalla parte del mandato. L'11 luglio, tuttavia, il Parlamento ha espresso la sua "preoccupazione" per le deroghe sull'applicazione della Carta Europea dei Diritti Fondamentali da parte di alcuni Stati europei, alludendo chiaramente al Regno Unito e alla Polonia. E ha espresso la sua insoddisfazione per l'eliminazione nel futuro trattato della menzione all'inno e alla bandiera comunitari.