Politica

Vaporetto o transatlantico?

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 03 ottobre 2005
Liberismo o federalismo? Allargamento o approfondimento? Sul tavolo dell’ Europa si disputa sul futuro politico dell’Unione Europea.

Da quando la popolazione ha affondato il Trattato costituzionale, il vaporetto Europa naviga senza meta in acque tempestose. I suoi capitani, i venticinque Capi di Stato, si sono divisi in due campi: liberisti e federalisti. Tony Blair guida i liberisti ed è dalla sua parte che stanno i dieci nuovi Paesi membri. Fino alla fine di dicembre manterrà, in qualità di Presidente del Consiglio Europeo, il timone in mano. La sua visione è chiara: il mercato deve essere ancora più aperto.

Dall’ altra parte si schierano i federalisti, tutti dietro a Germania e Francia. Sognano un avvenire per l’unificazione politica dell’Europa, ed una politica economica e sociale comune che realizzi “il modello sociale europeo”. Resistono all’apertura dei mercati del lavoro, devono difendersi dagli assalti dei lavoratori dell’Est a basso costo, e impedire la liberalizzazione dei servizi.

Tutti vogliono salire a bordo

Nonostante si stia stretti, spingono per salire sul battello anche bulgari, rumeni, croati. E perfino la Turchia e l’Ucraina. Dal momento che quando l’Unione Europea sarà composta da ventinove paesi, ci saranno ventinove capitani che si alterneranno al comando a intervalli di sei mesi, molti federalisti sostengono che andrebbe resa più efficiente la cabina di comando e approfondire le politiche comuni, prima di prendere a bordo qualcun altro.

I liberali non temono il mancato approfondimento. Non vogliono trasformare l’Europa in un’ingombrante corazzata. Perciò vedono di buon occhio sia il pensatore liberale ed ex commissario della Comunità Economica Europea, Ralf Dahrendorf, che il fallimento della Costituzione. La quale avrebbe la sola conseguenza di rinforzare la burocrazia di Bruxelles e le sue politiche di sovvenzione, e di conseguenza bloccherebbe la circolazione di persone, merci e servizi. Dahrendorf vede l’Ue come un’esile unione tra un club di democrazie nel campo del libero mercato: un club nel quale Russia e stati nordafricani possono essere accolti con fiducia.

Gli schieramenti sono chiari: i federalisti sono per l’ “approfondimento”, i liberali sventolano la bandiera dell’“allargamento”. Ma è possibile che mercato e politica siano così inconciliabili? Se ne è discusso molto. Quelli come Dahrendorf potrebbero pensare che ogni liberale desideri processi decisionali più snelli. È per questa ragione che in campo economico l’Unione Europea non avanza: perché ogni Stato conserva gelosamente i propri privilegi tramite il diritto di veto. Tedeschi e francesi difendono così il loro mercato del lavoro mentre i britannici insistono per avere meno regole. Se solo si limitasse il potere degli Stati nazionali, il mercato comune potrebbe essere organizzato meglio. E anche l’allargamento funzionerà bene solo se sarà accompagnato dall’approfondimento.

Abbattere le barriere doganali è sufficiente perché non esista più una politica economica nazionale indipendente. Le vecchie monete diventano un ricordo: nasce un’unica moneta comune. Le imprese diventano flessibili e si trasferiscono in fretta quando trovano condizioni più favorevoli in altri paesi europei. I sistemi fiscali diventano sempre più concorrenziali. Molti lavoratori si sentono sovrastati da questi avvenimenti che non possono in alcun modo controllare. Un mercato europeo più grande non potrà mai funzionare senza il consenso dei suoi lavoratori. Il suo allargamento deve essere accompagnato dal consenso delle istituzioni democratiche e dall’approfondimento.

Contrasti apparenti?

E se dopo l’ allargamento, l’ approfondimento, mercati più aperti, e maggiori attenzioni alle esigenze dei lavoratori sorgesse un mostruoso “Super-Stato”? Discorsi federalisti come quelli di Jacques Chirac e del filosofo tedesco Habermas sono per un rafforzamento politico dell’Ue: auspicano che l’Unione competa con gli Usa per la leadership sulla scena mondiale. Per il liberisti questa prospettiva è degna di un film horror, ed è per questo che vogliono un approfondimento ridotto.

Tuttavia a ben guardare, il contrasto tra “allargamento” e “approfondimento” è solo apparente, poiché le democrazie, a differenza delle dittature, possono cambiare indirizzo alle loro politiche. Così ha fatto la Spagna, che ha inviato i suoi soldati in Iraq con con Aznar e li ha richiamati indietro con Zapatero. Aznar ha voluto aumentare l’influenza della Chiesa cattolica, Zapatero ha consentito i matrimoni tra omosessuali. Dunque la Spagna è pro o contro gli americani? Cattolica o anticlericale? La Spagna è una democrazia e le battaglie politiche sono influenzate dalle diverse sensibilità della società. Così sarà anche per l’Ue, che, in quanto federazione democratica di stati, non dovrà automaticamente entrare in conflitto con gli Stati Uniti.

L’“equipaggio dell’Europa” dovrebbe sedare le lotte intestine. I venticinque capitani dovrebbero iniziare a progettare insieme per gli anni a venire, se vogliono che la loro nave riprenda velocità. In caso di fallimento il loro vaporetto finirà senza scopo in mare aperto, in balìa delle correnti della politica mondiale.