Politica

Un’italiana nello staff di Macron 

Articolo pubblicato il 30 maggio 2017
Articolo pubblicato il 30 maggio 2017

Il nuovo presidente francese ha voluto un’italiana nel dipartimento sondaggi. Caterina Avanza è bresciana, ha 36 anni e negli ultimi mesi ha dedicato giorno e notte a En Marche! E’ il suo gruppo di lavoro che ha capito la formula dell’elettore perfetto che ha fatto arrivare Macron all’Eliseo. Insieme a « tanta, tanta fortuna ». 

Il cellulare squilla ogni due minuti nella vita adrenalinica di Caterina Avanza e anche davanti a un caffè della Brasserie di fronte alla metro di Père Lachaise di Parigi non è facile non avere interruzioni. «Se non fossi stata anche appassionata- racconta- se non avessi preso questa esperienza anche da militante e non solo da impiegata sarebbe stato impossibile lavorare così tanto, senza orari». Lo dice con gli occhi che ridono, si vede che ci mette passione nella politica. 

Caterina Avanza, 36 anni, una laurea in Scienze Politiche e un master alla Sorbona. Gli studi l’hanno attirata in Francia, poi l’amore l’ha fatta restare. Ormai sono più gli anni che ha passato a Parigi che quelli vissuti in Italia. Lavora per la sezione sondaggi e opinioni del movimento En Marche dal 2016 ed è davvero cosciente di quanto sia stato importante il suo lavoro per far arrivare quello che prima era un perfetto sconosciuto ad essere l’attuale presidente francese. «Mi occupo di studi qualitativi: ho cercato di capire tutto sul suo elettorato e questo si ripercuote anche sulla comunicazione: per esempio, gli dico come spiegare una riforma complessa come quella delle pensioni al pubblico». 

Mentre beviamo un cafè noisette mi faccio raccontare un po’ il suo percorso. E’ magrissima e ha fatto suo lo stile francese casual chic, senza trucchi ma attento ai particolari. Caterina ha iniziato all’IFOP, il più conosciuto e datato istituto di sondaggi francese. « Il mio vecchio capo mi disse di osservare la nascita di En Marche! nell’aprile 2016. Quindi sono andata al suo primo meeting  e ho trascritto tutti i suoi primi discorsi. Leggendo le sue parole mi sono accorta che questo ragazzo qua diceva un sacco di cose interessanti ». Si è poi sempre più avvicinata al movimento, « quasi da attivista ».  Quando scopre che Macron aveva aperto un dipartimento studi e opinione, manda un curriculum, e viene presa a collaborare immediatamente  in rue de l’Abbé-Groult, sede di En Marche. « E’ stata anche una battaglia personale, ha risvegliato il mio senso civico. E sopratutto non volevo che i miei figli crescessero in un paese anti europeo ».

Scostando una ciocca dei suoi capelli biondi, racconta che è molto particolare la sensazione di essere così vicini al Presidente. «La sera della vittoria del primo turno ho avuto la fortuna di festeggiare con Macron e famiglia. Nei giorni normali passa tra i corridoi, ascolta i consigli e fa molta attenzione alla strategia di comunicazione. Lui è un computer, si ricorda qualsiasi cosa. Però è anche spontaneo, semplice, genuino, e infatti ogni tanto gli scappa una frase di troppo».

In Italia Caterina non aveva occasioni di lavoro che riconoscessero il suo percorso di studi, « c’erano solo offerte di stage, posizioni precarie o offerte in settori privati che proprio non sentivo compatibili con la mia etica », così la Ville Lumiere diventa il suo trampolino di lancio. « Posso dire che la campagna elettorale per Macron è stata un po’ come la mia vita, un allineamento degli astri. Una serie di fortune, che per caso portano al punto al quale si vuole arrivare ».

Le cose positive capitate una dietro l’altra a Macron, Caterina le ha analizzate, le rilegge con le lenti dell’elettorato, da dietro le quinte le visiona nei minimi dettagli:  « già dalle primarie della destra, che hanno visto perdere Alain Juppé, è stato il primo bagliore che ci ha fatto dire: ‘Ah forse, forse’. Poi è arrivata la rinuncia di Hollande, che era importante perché per lui sarebbe stato difficile essere contro, visto il rapporto umano. Poi c’è stata l’eliminazione di Valls, che come posizione politica era veramente troppo simile. In più poi è arrivato l’affaire Fillon, il ‘Penelope gate’. E allora non si può nascondere: la fortuna è stata dalla nostra parte e i giovani si sono sempre più interessati”.

Le chance ci sono state, ma a differenziare En Marche per esempio dal Partito Socialista francese è il livello di partecipazione. «En Marche è nato come un movimento di ascolto  dei francesi perché viene dalla Grand March che era semplicemente un enorme porta a porta in cui si andava con le magliette del movimento a fare i questionari a chiedere che cosa non va nel paese ». Caterina ammette di essere stata letteralmente catturata da questa logica dal basso «in Italia non c’è una realtà del genere, il Movimento 5 Stelle non si può neanche lontanamente paragonare anche se dice di essere partecipativo!». 

Il sottofondo della brasserie si fa animato in questo umido pomeriggio di primavera. I giovani a Parigi adorano sedersi per un bicchiere all’aperto, tra un commento politico da bar e una canzone di un artista di strada. Ma chi di loro ha votato Macron? « L’elettore di Macron è colto e abita in città- puntualizza Caterina-  il vero discriminante è il livello di studi, quello sì. E il fatto di essere urbano, anche piccole città…però nel centro storico il voto è sempre altissimo, invece più si va verso la periferia e più non viene votato ». 

Anche per le legislative, « il terzo turno » secondo il reparto opinione, è in fermento tutto un lavoro su quella che Caterina chiama “la classe meno”, che non è per forza una classe sociale economica ma è una classe di persone meno educate, e che hanno più difficoltà nella vita quotidiana. Lavorano magari lontano o difficoltà del genere. « Agli occhi di queste persone Macron è troppo tecnico, troppo complicato da capire ». 

Il leader di En Marche! risulta infatti legato alle élite e staccato dai problemi reali, come si poteva leggere dagli striscioni delle manifestazioni all’indomani del risultato delle presidenziali. Si è infatti costituito in Francia un Fronte Sociale, di persone che hanno votato contro Marine Le Pen per fermare il Front National ma che sono comunque scontenti anche delle idee di Macron. « Convincere chi ha la rabbia dentro fa parte del progetto. Anche gli elettori di Le Pen. L’obiettivo di Macron è proprio togliere suolo fertile al populismo, e per questo il dialogo è fondamentale » afferma combattiva Caterina. 

Chi manifesta contro il nuovo presidente francese, lo definisce un iper-liberale. Ma secondo Caterina le cose stanno diversamente, soprattutto rispetto ad altri paesi europei da cui Macron trae ispirazione: « Lo definirei più socialdemocratico al massimo. Certo, cerca di liberale certi meccanismi dell’economia per farla funzionare meglio, ma per servire a scuola, salute, lavoro. Il modello che lui ha sempre in testa e che ripete come un mantra è quello svedese: la flexi-economia. Una flessibilità maggiore per una protezione sociale più importante. Non si possono proteggere tutti i lavori, è impossibile, ma si devono cercare di proteggere i cittadini ». 

Nel lavoro di tutti i giorni mette insieme le sue due anime italiana e francese di adozione: tutta l’energia di Brescia per trasmettere un senso di lavoro di gruppo nello staff è stata « fondamentale, perché per diversi mesi la sede del movimento è diventata la nostra casa », e la creatività parigina invece le ha permesso di trovare idee innovative anche per mansioni datate. Per esempio i nuovi metodi di comunicazione « abbiamo sperimentato Telegram per pianificare tutta la campagna e lo stiamo ancora usando. Ogni volta che c’è un’occasione pubblica per Macron, il G7 in Italia, l’incontro con Putin a Versailles, il viaggio a Bruxelles, monitoriamo le opinioni delle persone e attraverso Telegram creiamo dei documenti pronti all’analisi e condivisi con tutto lo staff. Molto utile! ». 

La forma sembra secondaria in una battaglia politica, ma non lo è affatto. E’ impressionante infatti, tutta la strategia che Caterina Avanza può raccontare dalla sua visione privilegiata. « Ti faccio un esempio che sembra scemo, ma non lo è affatto. Dopo alcuni gruppi di persone intervistate per studiare le esitazioni di voto, è venuto fuori che una cosa che non piaceva per niente era il sorriso di Macron. Risultava antipatico alle persone. Gli abbiamo imposto di non sorridere e ha imparato in fretta. Se ci fate caso durante il dibattito televisivo cruciale a tre giorni dal ballottaggio non ha mai sorriso, mentre Marine Le Pen aveva una risata isterica. E per il suo primo discorso al Louvre abbiamo adottato una lunga camminata senza sorriso, senza cenni. Il paese è in difficoltà, non è sicuro, è razzista, è spaccato e per la gente c’è poco da ridere. Questo ha funzionato alla grande e ci ha premiati ».

Caterina invece si lascia andare e sorride. E’ assurdo, per la burocrazia francese non può ancora votare qui, quindi non è stata lei ad eleggere il suo presidente, ma allo stesso tempo non si è mai sentita tanto parte di un movimento politico. E anche per l’Italia, di cui sente la nostalgia solo a tratti, spera che qualcuno dica « En Marche! ».