Politica

Ungheria, elezioni all’ultimo voto

Article published on 21 aprile 2006
Article published on 21 aprile 2006
La coalizione di governo di sinistra e l’opposizione conservatrice si sono ritrovate con quasi lo stesso numero di voti alle elezioni del 9 aprile. Dopo una campagna a dir poco originale.

Per l’Ungheria sono le quinte elezioni legislative dopo la fine del comunismo nel 1989, e le prime dopo l’adesione all’Ue nel maggio 2004. È stato un voto deciso da una popolazione di otto milioni di indecisi.

Le due formazioni principali in lizza per la presidenza erano il partito socialista (Mszp), guidato dall’attuale Presidente Ferenc Gyurcsany, e il partito conservatore di opposizione (Fidesz), condotto dall’ex Presidente del Governo Viktor Orban. Il risultato? Un testa a testa tra l’Mszp, che ha ottenuto il 43,21% delle preferenze (2.336.705 voti) e il Fidesz, a quota 42,04% (2.272.979 voti).

Al momento i dibattiti per formare una coalizione maggioritaria sono in corso e la composizione della nuova Assemblea non è ancora nota.

E sono stati inutili i sondaggi condotti fino al 9 aprile. Infatti i sostenitori di entrambi i partiti erano molto numerosi. Il tema di queste elezioni non compare nei programmi dei due candidati, visto che ognuno dei due schieramenti si impegna a risolvere i problemi interni al paese, ma nei metodi di risoluzione. L’Ungheria deve affrontare principalmente due problemi: un tasso di disoccupazione in continua crescita, passato dal 6,7% nel 2005 al 7,6% oggi, e di un deficit del budget molto elevato, che deve ridurre della metà – al 3% del Pil – se vuole entrare nella zona euro. Per rimediare a questi problemi la sinistra, condotta da Ferenc Gyurcsany, si è ripromessa di aprire il mercato agli investimenti stranieri aprendo le frontiere. Al contrario la destra ha insistito per rendere il paese meno dipendente dall’Ue e da altre istanze economiche.

Preghiere e lavatrici

La campagna elettorale è stata molto accesa. Le strade e le metropolitane di Budapest sono state invase dai cartelloni dei conservatori che proclamavano che «il livello medio di vita ungherese è peggiorato rispetto a quattro anni fa», quando l’opposizione era al potere. Al contrario la sinistra ha optato per una pubblicità più ottimista attaccando ai muri della città un presidente sorridente che promette ai suoi elettori di «vedere l’avvenire, di crederci e di volerlo». I piccoli schieramenti, come il Forum democratico (Mdf) e l’Alleanza dei democratici liberi (Szdsz), partner dei socialdemocratici al potere, hanno fatto ricorso a diverse strategie. L’obiettivo? Ottenere il traguardo del 5% dei voti necessario a mantenere le loro poltrone in Parlamento. L’Mdf, facendo riferimento ai continui battibecchi tra i due “grandi” partiti, ha preso di mira il loro comportamento infantile mostrano lavatrici in tutta la capitale, promettendo di lavare i panni sporchi in pubblico. Il partito Szdsz ha basato la sua campagna sul personaggio di Pistike Kovács, un bambino di cinque anni, simbolo dell’ungherese medio a cui il partito vuole dare attenzione. È un “venga il tuo regno” dal sapore tutto cristiano a fare da slogan alla loro campagna elettorale. In effetti le due strategie si sono rivelate efficaci e i due partiti hanno superato il 5% dei voti.

Nulla è perduto

Dopo il primo turno c’è una sola certezza. Il Parlamento ungherese sarà formato da quattro partiti per i quattro anni a venire. Il secondo turno, previsto per il 23 aprile, dovrà designare il numero dei mandati attribuiti a ogni partito. L’Mszp e il Fidesz fanno di tutto per mobilitare le loro forze e convincere gli astensionisti del primo turno delle elezioni (circa il 32,17% della popolazione) ad andare a votare. L’attuale Presidente Ferenc Gyurcsány e il suo predecessore Viktor Orbán continuano a moltiplicare i loro incontri in provincia per sedurre gli elettori, e non esitano a lasciare dei messaggi vocali nella segreteria telefonica dei loro sostenitori. «Abbiamo vinto il primo turno ma le elezioni continuano!» ha affermato Ferenc Gyurcsany la notte del 9 aprile.

Il numero delle promesse di voto aumenta vertiginosamente e gli ungheresi sembrano essere convinti che con l’arrivo del nuovo governo vedrà la luce una sorta di età dell’oro. Ma quello che i cittadini si aspettano davvero da queste elezioni è una maggiore trasparenza nelle questioni politiche ed economiche, recentemente sconvolte da numerosi scandali pubblici.

Se i socialisti riusciranno ad ottenere la maggioranza dei voti, il prossimo 23 aprile, la coalizione socialista-liberale uscente potrà mantenere la sua posizione per i prossimi quattro anni. E per la prima volta nella storia della politica ungherese dopo il 1989 si succederebbero due legislature socialiste.