Politica

Un elettore su due non sa se voterà alle elezioni europee

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2008
Solamente il 30% intervistate da per certo il voto del 4 al 7 giugno 2007. Il 12 dicembre è stata ufficialmente annunciata la data delle elezioni. Mancano solo sei mesi per far sì che l'Europa recuperi la passione per la politica, oppure che la perda completamente.

La Repubblica Ceca come nazione in cui le elezioni suscitano meno interesse, con il 71% della popolazione che non s’interessa al tema. Il Portogallo è in coda nell'intenzione di votare a giugno 2009: solo il 14% dei cittadini ammette di voler partecipare all'appuntamento elettorale. Al polo opposto c'è il Lussemburgo, in cui il 68% degli abitanti vuole andare a votare. Questi sono i dati statistici che l'Unione europea ha diffuso nell'autunno 2008.

I dissidenti dell'Unione europea

Il Foto: Commissione europeaclima di tensione che il Presidente conservatore Vaclav Klaus impone al paese attraverso le sue dichiarazioni antieuropee possono influenzare il disanimo dei suoi compatrioti. Il mese scorso dichiarò di considerarsi un «dissidente dell'Unione Europea» e più di una volta ha messo alle strette il Governo del Primo Ministro Topolanek, proponendo, per esempio, che la bandiera dell'Unione europea non figuri negli atti, luoghi e nei documenti della Presidenza semestrale dell'Ue che ostenterà la Repubblica Ceca a partire da gennaio 2009.

Il 68% di coloro che affermano di non andare a votare si fa scudo dicendo che «il proprio voto non cambierà nulla».

Gli esperti Stefano Bartolini e Mark Franklin, del European University Institute, considerano che ci siano altre ragioni che spiegano il disinteresse degli europei: «Non sono elezioni che distribuiscono il potere politico o dalle quali dipenda il potere governante», spiegano penetrando nel sentimento cittadino di non influire con il proprio voto europeo. «Per questo in queste elezioni hanno tanto esito i partiti estremisti o stravaganti, perché l'elettore europeo ha la sensazione di appoggiare un partito che fará in modo di influire l'Europa giorno dopo giorno». «Sebbene questo non sia il loro partito favorito», aggiunge Franklin. Una visione confermata anche dal dato che il 68% di coloro che affermano di non andare a votare si protegge dicendo che «il loro voto non cambierà nulla».

Manca l'unità in tutti i partiti europei

I mezzi di comunicazione non possono realizzare una copertura redditizia nei 4 giorni precedenti ad una elezione, per cui non fanno sforzo. Andrew Duff, eurodeputato liberale, incaricato di elaborare una bozza di legislazione per riformare il sistema elettorale punta al fatto che le elezioni si sviluppino in 4 giorni come uno dei motivi principali dell'insoddisfazione cittadina, «perché i mezzi di comunicazione non possono realizzare una copertura redditizia e perciò non si sforzano». Franklin e Bartolini preferiscono denunciare l'assenza di contenuto europeo nelle elezioni europee: «Siccome nel seno di ogni partito europeo c'è così tanta differenza di opinioni riguardo i temi europei, i dibattiti non arrivano all'opinione pubblica e non si parla di nulla». Ecco perché i referendum hanno tanto esito, chiarisce: «Sono carichi di responsabilità politica su questioni molto chiare che però non producono dibattito». La nota positiva? Che quest'anno, per la prima volta nella storia dell'Ue i partiti europei faranno un bilancio per poter fare la campagna elettorale e dovranno impegnarsi duramente per spostare la coerenza ai cittadini.