Politica

Un decennio di psicosi alimentari

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 23 gennaio 2006
Da Lisbona a Varsavia tutti si tengono alla larga dal reparto pollame. Ma la scena sembra tremendamente familiare: in Europa l'ultimo decennio è stato scandito dalle crisi alimentari.

In principio fu la "mucca pazza". La malattia si propagò in Europa perché parte delle farine animali, composte da carcasse di animali contaminati, prodotte in Gran Bretagna, furono esportate quando ancora nessuno ne sospettava la nocività.

La psicosi della mucca pazza

Nel 1996 Londra annuncia che l'equivalente bovino della "malattia del trotto" è in grado di trasmettersi alle persone con il nome di morbo di Creutzfeld-Jakob. La malattia, nota anche come encefalopatia spongiforme bovina (o

href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bse" class="external-link">BSE secondo la sigla inglese), è caratterizzata da una degenerazione progressiva del cervello, che si manifesta con alterazioni del comportamento e disfunzioni motorie. La notizia si diffonde in un battibaleno e genera ripercussioni immediate, causando una vera e propria psicosi tra i consumatori. La pressione politica è tale da costringere l'Ue ad accettare l'embargo sulla carne bovina britannica dal mese di marzo 1996, proposta fino ad allora rifiutata a causa delle sue implicazioni economiche. La misura pare tardiva: l'epidemia, iniziata nel 1985 in Gran Bretagna, raggiunge il culmine tra il 1990 e il 1994. Quanto all'embargo, sarà sollevato solo nel 1999 in tutti i Paesi e nel 2000 in Francia.

Embargo sul manzo agli ormoni

A partire dal 1988, gli europei dicono no al manzo agli ormoni in provenienza dagli Stati Uniti, appellandosi al sacrosanto "principio di precauzione". La ragione addotta è che i rischi di un legame tra animali nutriti di ormoni e diverse malattie, in particolare il cancro, non sono mai stati scientificamente confutati. In seguito al divieto europeo di importare manzo trattato con steroidi e altri ormoni della crescita, gli americani hanno depositato un ricorso e adottato misure di ritorsione commerciale, autorizzate nel 1999 dall'OMC e tuttora in vigore.

Il chickengate

Nel 1999 alcuni Paesi, tra cui Belgio e Francia, sono interessati dalla vicenda del pollame nutrito con alimenti industriali contaminati. I governi devono far fronte al "belgian chickengate" o "pollo alla diossina". Il pericolo stavolta viene dai grassi animali utilizzati nella produzione di mangime per il bestiame, contaminati da un'elevata quantità d'olio contenente diossina, una sostanza tossica. Pollame, carne suina, burro, uova e latte sono ritirati dalla vendita in Belgio. Si moltiplicano le critiche contro gli allevamenti industriali di polli a basso costo. L'ampia risonanza degli scandali riguardanti la Coca-Cola contaminata e il camembert Le Petit alla listeriosi completano il quadro di una paranoia alimentare molto fin de siècle.

Dall'afta epizootica alla peste suina

Nel 2001 è la volta di un'epidemia di afta epizootica venuta dall'Asia, che investe in pieno gli allevamenti di Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Paesi Bassi. La Commissione Europea adotta misure drastiche per impedire la propagazione del virus, ordinando in particolare l'abbattimento di quattro milioni di ovini. Qualche mese più tardi, nel 2002, è la peste suina a interessare la Germania, la Francia e il Lussemburgo. I problemi, come per l'afta epizootica, sono essenzialmente di natura economica, dato che la malattia non presenta alcun rischio per le persone. Sorveglianza delle frontiere, attivazione della rete di allerta, isolamento dei focolai, abbattimento del bestiame interessato e infine disinfezione rigorosa: una volta di più, il "metodo UE" dà buona prova di sé, e la crisi resta circoscritta.

All'attacco dell'influenza aviaria

Oggi, nuova ondata di panico nei supermercati. La ragione? È arrivata l'influenza dei polli. Dal 2003 il virus avrebbe fatto una sessantina di vittime in Asia sudorientale, e milioni di uccelli sono stati abbattuti. Il rischio di pandemia presso gli esseri umani è legato alla possibile mutazione del virus dell'influenza aviaria a contatto con quello dell'influenza umana, con la creazione di un gene sconosciuto. L'Europa tiene il fiato sospeso: diversi focolai sono stati segnalati in Romania, Bulgaria e Russia. In Turchia tre persone sono morte in gennaio per la forma umana dell'influenza aviaria. L'Ue, forte delle crisi precedenti, si è adoperata per prendere misure preventive. Ma fino a quando?