Politica

Un corriere della DDR racconta la fuga dall'Est

Articolo pubblicato il 04 novembre 2014
Articolo pubblicato il 04 novembre 2014

Cosa si provava ad aiutare una famiglia in fuga dal regime comunista della Germania dell’Est e a mettere a rischio la vita di qualcuno per chi sperava in un futuro migliore in un paese diverso? Cafébabel ha parlato con un ex-corriere di un’organizzazione segreta che aiutava le persone in fuga oltre il Muro.

Portare di nascosto qualcuno oltre i confini di un paese comunista, noto per instillare paura nei cuori e nelle menti dei suoi cittadini attraverso la propria polizia segreta, può sembrare materia da film. Ma la cinematografia è lontana dalla realtà dei 40 anni di regno della RDT. Dal 1949 al 1989 esistevano molte organizzazioni segrete che tentavano l’impossibile per dare alle persone una possibilità di successo e felicità fuori dall’ombra dello stato dittatoriale.

Diventare un corriere durante la Guerra Fredda

Klaus Hafner* aveva 41 anni quando ricevette una chiamata da sua cugina Anna, una dottoressa che viveva a Berlino Est e il cui padre era un comunista zelante, abbastanza in alto nella gerarchia della DDR per muovere i fili che contavano. Ma muovere i fili per chiunque, anche per sua figlia, per lasciare la DDR rimaneva fuori questione, malgrado egli fosse in grado di procurarsi un passaporto della Germania Ovest per andare in vacanza in Svizzera. Conscio del difficile rapporto tra Anna e suo padre, Klaus prenotò immediatamente un volo per Berlino Ovest, senza sapere esattamente cosa intendesse quando gli aveva detto che doveva vederlo con “urgenza”.

Quando Klaus la incontrò nel suo appartamento a Berlino Est, Anna gli confidò che aveva una relazione con il suo relatore della tesi di dottorato all’università e che aveva ricevuto una soffiata da qualcun altro nel dipartimento sul fatto che quest'ultimo fosse scappato nella Germania Ovest. La donna sperava che Klaus sarebbe stato in grado di aiutarla a trovarlo, e, se possibile, capire come era fuggito così che lei potesse fare lo stesso per riunirsi a lui. Ovviamente, inseguire un amante non era l’unico motivo per il quale voleva lasciare la Germania dell’Est. Ne aveva abbastanza dei continui sospetti di suo padre sul fatto che lei non fosse abbastanza fedele alla causa comunista e temeva che questi potesse denunciarla alla Stasi.

«Quando ritornai a Ovest, iniziai immediatamente a cercare intorno. Sapevo che era un professore, così iniziai a ricercare sui registri delle università nel paese. Alla fine lo trovai a Tübingen e gli telefonai». Il professor Meier la riconobbe immediatamente, poiché Anna lo aveva avvisato del fatto che aveva un cugino nella Germania Ovest. Questi invitò Klaus a Tübingen, un invito che egli accettò, e che fu l'inizio di in una "carriera sotto copertura nel contrabbando di persone".

«Il professor Meier mi mise in contatto con un’organizzazione segreta che contrabbandava persone fra l’Est e l’Ovest della Germania. Da allora iniziai a condurre una doppia vita. I miei genitori erano gli unici a saperlo ed erano terribilmente preoccupati che mi potesse succedere qualcosa. Ma cosa fai quando la tua famiglia ti chiede aiuto?» Dopo settimane di preparazione, fu incaricato come corriere per consegnare messaggi. Klaus doveva tuttavia memorizzarli, poiché ogni lettera o documento avrebbe potuto ricondurre all’organizzazione, o metterlo nei guai, se l’avessero intercettato.

Euforia per il successo

l'uomo ritornò a Berlino Est e recapitò i primi messaggi. «Le dissi che Fritz (il professor Meier) stava bene. Le dissi dov’era e che l’avremmo aiutata ad attraversare il confine. All’inizio era sollevata e dal modo in cui mi guardò direi che era emozionata. Ma quando le parlai di una condizione, ovvero del fatto che dovevamo infiltrare anche suo marito e sua figlia, non sembrò eccitata. Ma comprese. Capì che se fosse fuggita da sola, suo marito e sua figlia sarebbero finiti nei guai. Guardando indietro, non sono sicuro che avrei dovuto perdonare la sua mancanza di preoccupazione, ma ai tempi avevamo problemi più grandi». Dopo le comunicò un codice che avrebbe dovuto decifrare al telefono per confermare quando l’avrebbero presa. “Italia” stava per “Lipsia”, una specifica durata in settimane era il codice per il giorno del mese e uno specifico giorno del mese stava per l’ora. Le aveva già comunicato di persona il luogo specifico a Lipsia e le aveva detto che avrebbe dovuto tenere un mazzo di rose così che la persona dell’organizzazione incaricata di prenderla l’avrebbe riconosciuta.

«Così, la chiamai un paio di settimane più tardi. All’inizio tenemmo la nostra conversazione su toni casuali per assicurarci di non informare la Stasi che poteva essere all’ascolto. Poi le dissi che stavo andando in Italia per sei settimane il 14 giugno a trovare un amico. In altre parole, perciò, sapeva che doveva essere a Lipsia il 6 giugno alle 14» Il 6 giugno, Klaus andò a casa di sua sorella, dove sua cugina era d’accordo sul fatto che avrebbe chiamato qualora fosse riuscita a raggiungere Berlino Ovest. La chiamata fu breve, ma emozionante. La sorella di Klaus alzò il telefono per ricevere le novità, e quando l'uomo vide l’espressione illuminata sul suo volto, sentì un brivido lungo la schiena che riempì di lacrime i suoi occhi. Ce l’aveva fatta. Aveva aiutato con successo la sua famiglia a liberarsi dall’opprimente regime comunista.

Il risvolto tragico della medaglia

Tuttavia, successivamennte la situazione prese una brutta piega. Alcuni anni dopo, Anna ebbe molto successo in Germania Ovest. Era una dottoressa e aveva un buono stipendio. Comprò una BMW e iniziò ad assumere una mentalità che non avrebbe potuto sviluppare se fosse rimasta nell’Est. E tutto ciò a danno di sua figlia Claudia, che nei suoi anni dello sviluppo avrebbe avuto bisogno di una madre vicina che si prendesse cura di lei. Un giorno, Klaus uscì per una passeggiata con Claudia. «Le chiesi come stava, come andavano le cose a scuola. Sai, quel genere di domande che chiedi a qualcuno che non vedi da un po’. Lei iniziò a dirmi che non sopportava i suoi genitori. Che non sopportava che sua madre non ci fosse mai e che il padre fosse tenuto a bacchetta. Disse che voleva ritornare in Germania Est. Le chiesi cosa ci fosse di tanto grande lì e rispose semplicemente che le persone lì sono più socievoli e d’aiuto

Due settimane dopo scomparve. Klaus ricevette una telefonata dal padre della ragazza, che gli chiedeva dove fosse sua figlia. Non fece riferimento alla Germania Est, ma ipotizzò, dalla loro precedente conversazione, che si potesse essere diretta proprio lì. Pochi giorni dopo, Claudia fu trovata morta nella stanza di un motel a Berlino Ovest. Non aveva mai bevuto nella sua vita, ma in quell’occasione aveva si era scolata un’intera bottiglia di vino e un barattolo di compresse che aveva rubato a sua madre. «Non ho mai saputo bene perché lo abbia fatto, ma la mia ipotesi è che sebbene volesse ritornare in Germania Est, sapeva di non poterlo fare. Sapeva che se fosse ritornata sarebbe stata trattenuta dal governo come ostaggio per costringere i suoi genitori a tornare in Germania Est. Dopo tutto, c’erano molti medici che lasciavano la Germania Est ai tempi e il governo lì non avrebbe fatto niente per riportare indietro una dottoressa come Anna. Ma Claudia non sopportava nemmeno l’idea di tornare dai suoi genitori. Così, credo che dovesse essere in piena disperazione». Aveva solo 20 anni, e non assistette mai alla caduta del Muro di Berlino.

Felicissimo per la riunificazione

La storia di Klaus è solo una delle tante che riflettono le difficoltà della gente ad affrontare la divisione fra Est e Ovest in Germania. Ma serve a ricordare come gli stati dittatoriali in ogni forma possono avere effetti durevoli su persone che in fondo vogliono solanto vivere un'esistenza soddisfacente. Pochi anni dopo, Anna che non poteva vivere con il senso di colpa di essere stata la causa della morte di sua figlia e di essere stata intossicata da avidità e ambizione, si impiccò. Klaus non ha preferito non rilasciare commenti su come si sentì dinnanzi a questi suicidi, ma ha detto di essere stato pieno di gioia quando in occasione della riunificazione. «Sono felice che oggi, in Germania, nessuno debba attraversare simili difficoltà

*Tutti i nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone coinvolte

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