Politica

Ue vs USA: nella crisi, meglio le mele californiane o il prosciutto italiano?

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2012
Dato che gli eurobond di ogni sorta vengono ostinatamente respinti dai paesi del Nord, da quest'estate c'è una nuova idea nell'aria. Il suo nome: unione bancaria. Per capire il significato di tale unione, facciamo un altro confronto con gli Stati Uniti. A voi la seconda parte delle nostre osservazioni transatlantiche sulla crisi.

Da anni la California e l'Italia condividono un problema: buchi aperti nel bilancio a fine anno fiscale e una gravosa montagna di debiti. Mentre l'Italia sta facendo dei progressi sorprendenti nel risanamento del bilancio (si punta a un rapporto deficit/PIL del 2,2% nel 2012, dopo aver constatato l’impossibilità di ridurlo a 1,7%), la California lotta ogni anno con la bancarotta. Nel 2009 lo stato americano si è autodichiarato insolvente. Per alcuni mesi ai dipendenti statali è stato pagato lo stipendio in titoli di stato, mentre solo i possessori di obbligazioni continuavano ad essere pagati. Nell'eurozona una simile pratica sarebbe stata un vero trauma. Perché non per gli USA?

L'insolvenza della California

La risposta giace nel settore finanziario, come sempre di questi tempi. La California è il paese degli Stati Uniti più forte a livello economico. Se il sistema finanziario locale si arrestasse, questo scuoterebbe l'America dalle fondamenta. L'insolvenza passeggera della California, però, non fa scattare un collasso del genere, perché le banche americane e californiane non dipendono dal proprio stato federale.

Il paletto costituzionale

Il governo centrale statunitense sostiene le banche, statalizzandole quando necessario, e anche la banca centrale americana Federal Reserve offre il suo aiuto. Inoltre i risparmi dei californiani sono protetti con una garanzia comune sui depositi, per cui non si devono preoccupare più di quanto facciano gli abitanti del Wyoming, più stabile economicamente . Infine, la California non può accumulare, neanche complessivamente, una somma così gravosa di debiti. E’ la costituzione a fissarne i limiti. Alla base del capitale della maggior parte delle banche statunitensi ci sono i prestiti statali americani (treasuries), garantiti dal governo centrale e, per questo, ritenuti più sicuri.

Le sovvenzioni italiane

Ben diversa è la situazione in Europa. Quando le obbligazioni italiane perdono valore, sono soprattutto gli istituti finanziari italiani, che ne possiedono una parte rilevante, a essere colpiti. 

Questi reagiscono acquistando poche obbligazioni, concedendo prestiti esigui e applicando condizioni più severe. Tutto ciò aggrava la situazione economica e riduce ulteriormente il prezzo dei bond. Nel peggiore dei casi si arriva persino a grandi fughe di capitale, a ondate di panico nella popolazione e al crollo di fiducia nelle reti assicurative interamente statali.Le banche potrebbero chiedere aiuto allo Stato, per fornire ancora all'economia i crediti necessari, e per garantirle stabilità. Se si tratta di un paese, però, economicamente in recessione come l'Italia, ogni sovvenzione può solo peggiorare la situazione del bilancio, e inasprire quella delle banche. Eppure, una mancanza di sostegno conduce direttamente alla catastrofe, attraverso lo scemare della fiducia nei confronti di banche, stato ed economia.

Questa super crisi si può fermare con l'aiuto di un'unione bancaria europea e di una garanzia comunitaria sui depositi. Le persone potrebbero lasciare tranquillamente i loro soldi nei conti, le banche continuerebbero a concedere prestiti o a comprare obbligazioni. In un contesto del genere sarebbe persino possibile lasciare che gli Stati andassero in default controllato. Il sistema finanziario non dipenderebbe più da loro, ma sarebbe complessivamente supportato dalla forza economica dell'intera Unione.

La cessione della sovranità

Una garanzia comune per i depositi di risparmio fino a una quota di 50.000 euro, significherebbe una maggiore tutela per la maggior parte della popolazione europea, e la fine della fuga dalle banche spagnole, greche e italiane.

Una tale unione bancaria ha senso solo con controlli e direttive stretti ed unitari (per esempio, operati dalla BCE), contributi da parte di tutti gli istituti finanziari e la cessione di sovranità nazionale. E racchiude ancora, anche se in altro modo, un fattore di garanzia a livello comunitario. Per il momento la Germania valuta ancora questo punto con un certo scetticismo. Tuttavia, l'unione bancaria sarebbe portatrice di stabilità e fiducia, elementi di cui l'Europa ha un urgente bisogno, senza rendere comunitari i debiti statali. Questo, d'altronde, corrisponderebbe proprio ai desideri dei Paesi del Nord.

Se ve la siete persa, potete leggere ancora la prima parte di questa analisi transoceanica: Ue vs Usa, sfida da 8,2 bilioni di euro

Nella prossima parte visiteremo le rovine sotto le palme della Florida e sui litorali spagnoli del Mediterraneo. Esamineremo a fondo perché il Sunshine State si mantiene tutto sommato in buono stato e si sta riprendendo economicamente, mentre la penisola iberica scricchiola sotto una disoccupazione da record, programmi di austerità e un’economia in declino.*

Immagine di ©Adrien Lecoärer/http://plcrr.com; nel testo: (cc)Hop-Frog/flickr