Politica

Ue, Pochi i temi scottanti risolti nella sauna finlandese

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2006
Articolo pubblicato il 13 dicembre 2006
A Bruxelles il 14 e il 15 dicembre non si terrà solo l’ultimo Consiglio Europeo del 2006. Ma anche l’ultimo atto della Presidenza finlandese.

I Ministri degli Esteri europei hanno deciso l’11 dicembre di penalizzare la candidatura turca all’Unione Europea. Con un gelo parziale dei negoziati su otto capitoli in discussione. Si può allora parlare dell’ennesimo fallimento della Presidenza finlandese che negli ultimi sei mesi ha guidato l’Unione? La Finlandia non è alla sua prima volta alla guida del Consiglio europeo. Il lavoro del governo del primo ministro Paavo Lipponen nel 1999 fu considerato un successo. Tra le altre cose, furono poste le prime pietre proprio del percorso che avrebbe portato all’apertura dei negoziati di adesione con la Turchia nell’ottobre 2005.

Prima la crisi in Libano. Poi Putin che (contro)accusa l’Italia di mafia

Per i finlandesi la scorsa estate è stata la prima occasione che hanno avuto durante la loro Presidenza di far valere l’Ue in quanto attore internazionale durante la guerra in Libano. La loro risposta? Fare eco alle Nazioni Unite che avevano intimato a Israele un immediato «cessate il fuoco» e condannare l’«uso sproporzionato della forza» da parte di Gerusalemme. Questo mese, durante una conferenza ironicamente intitolata “L’Europa dei risultati”, il primo ministro Matti Vanhanen si è vantato della «grande reattività» alla crisi in Medio Oriente: «L’Unione europea ha dimostrato capacità di azione. Abbiamo mandato un consistente numero di truppe di rinforzo alle operazioni delle Nazioni Unite». Ma le critiche mosse contro i finlandesi non sono mancate. In tanti li hanno accusati di condurre l’Europa verso posizioni troppo pro-arabe e anti-israeliane.

D’altra parte, i successi che la Presidenza adduce a sua difesa corrispondono a dossier minori. È stato ad esempio raggiunto un accordo sulla “Direttiva servizi” detta anche “Bolkestein”, che crea un quadro legale comune per i fornitori di servizi nel mercato interno. È stata inoltre modificata la Direttiva sul mercato delle emissioni. Ma a parte questo i successi sono stati scarsi. I finlandesi si sono confrontati con la Russia al summit di Lahti del 20 ottobre sull’energia, facendo valere le proprie priorità in materia di politica estera. Le accuse di omicidio dirette a Putin da parte della spia russa Alexander Litvinenko sul letto di morte sono, però, sfortunatamente coincise con la «proficua e sincera discussione», come raccontano le cronache ufficiali, svoltasi al summit europeo di Helsinki del 24 novembre. Il Presidente russo avrebbe preso alla sprovvista i padroni di casa, accusando l’Italia di essere la «culla della mafia». Un fallimento. E nemmeno la regolamentazione sulle sostanze chimiche, nota come REACH, può considerarsi un successo finlandese in quanto è da anni in fase di studio a Bruxelles. Non solo. Quel che più delude è la mancanza di risultati sulle questioni più scottanti. Come ad esempio la Costituzione Europea.

La «storiella» della Costituzione

«Hanno continuato a martellare con la storiella che tutto andasse bene nella Costituzione», spiega l’euroscettico Nigel Garage, leader dello UK Independence Party. I finlandesi sono stati incaricati della preparazione di un resoconto per il 2007 sulla questione del futuro di quel Trattato costituzionale messo a repentaglio dai «No» di francesi e olandesi. Ma tutti sapevano in realtà che il problema sarebbe stato trattato solo con la presidenza della Germania che inizia il 1° gennaio 2007. Intanto, però, «dopo sei mesi di Presidenza finlandese, la frattura tra l’opinione pubblica e l’establishment è ancora più profonda», avverte Farage.

Questa analisi deve essere di sicuro condivisa dall’opinione pubblica turca. La questione dell’allargamento al paese a maggioranza musulmana era la più calda. Perché l’adesione della Bulgaria e della Romania all’Unione Europea il 1° gennaio 2007 era prevista da tempo. Ma anche qui Farage è caustico: «È difficile pensare ad un provvedimento con meno sostegno popolare, data l’immigrazione massiccia alla quale abbiamo assistito dopo l’allargamento del 2004. E questi due Paesi che si apprestano a aderire sono ancora più poveri». Cosa ne sarà allora della Turchia, candidato ancora più povero?

Turchia, anche le concessioni in zona Cesarini falliscono

La concessione della Turchia sul delicato dossier dell’isola divisa di Cipro è stata fatta il 7 dicembre, «cinque minuti prima di mezzanotte», come osserva l’eurodeputato Camiel Eurlings, conservatore olandese. La parte settentrionale di Cipro, in mano ai turchi ciprioti, è attualmente isolata da qualsiasi commercio, e i porti turchi non sono accessibili alle navi greche cipriote. La promessa turca di aprire un porto e un aeroporto ha dimostrato che non ci trovavamo a un punto di stallo.

Ma gli sforzi diplomatici finali della cosiddetta sauna diplomacy non hanno dato frutti. Il Ministro degli Affari Esteri cipriota Lillikas ha sbattuto la porta in faccia al Ministro degli Esteri finlandese Erkki Tuomioja (il cui padre, Sakari, fu inviato delle Nazioni unite a Cipro nel 1963), così come ha fatto il Ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. La Turchia sembra concedere qualcosa solo se l’Unione Europea fa qualche passo per andarle incontro. E così si è arrivati al gelo parziale dei negoziati con la Turchia deciso lunedì scorso dai Ministri degli Esteri dei Venticinque.

Si è parlato tanto durante questa Presidenza, ma si è detto ben poco alla fine. All’inizio della loro Presidenza, i finlandesi avevano detto che le chance di successo e di fallimento erano fifty-fifty. Dopo sei mesi il bicchiere resta mezzo vuoto. Ma invece di biasimare i finlandesi, forse dovremmo riconoscere che sei mesi non sono abbastanza per guidare con successo l’Unione Europea. Per nessun Paese.