Politica

Tutti i colori della marcia per l'Europa

Articolo pubblicato il 27 marzo 2017
Articolo pubblicato il 27 marzo 2017

Cinquemila persone hanno manifestato il 25 marzo nella capitale italiana per l'anniversario dei 60 dei Trattati di Roma. Una marcia pacifica che ha richiamato i cittadini che vogliono un'Europa più unita. 

Il 25 marzo è la data in cui, sessant'anni fa, furono firmati i due Trattati di Roma: quello per la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA). Due passi fondamentali per la costruzione dell'attuale Unione europea. Per l'occasione, a Roma, ha avuto luogo una marcia tra bandiere, colori e slogan pro Europa. 

Non sono bastati il terrorismo psicologico delle televisioni, l'allerta attentati e il presunto pericolo black block, per rovinare la festa dei giovani Europei. “Troppe, sei manifestazioni a Roma”, si diceva, all'indomani dell'attentato londinese. La città si è effettivamente svuotata per il fine settimana, era blindata e in molte parti impercorribile, ma la Marcia per l'Europa  è stata un tripudio di canti e colori

Cinquemila persone secondo la questura, 10mila per gli organizzatori. Anche se i numeri restano bassi rispetto ad altre manifestazioni pro- Europa. Per esempio l'iniziativa Pulse of Europe nello stesso week end ha mobilitato 40mila persone nelle loro manifestazioni in Europa. 

Per ragioni di sicurezza – anche stavolta eccessiva – molte persone hanno dovuto rinunciare all'incontro al Colosseo con l'altra manifestazione parallela, “La nostra Europa”, organizzata dai sindacati e dal movimento di Varoufakis, ex ministro delle finanze greco del primo governo Tsipras che ora è impegnato in DiEM25, un movimento di democratici, paneuropeo e senza confini. “Ma li raggiungiamo al loro convegno più tardi”, raccontavano i Federalisti Europei, principali fautori di una manifestazione che riunito una miriade di associazioni a favore dell'integrazione europea.

Al raduno alla Bocca della Verità colpiva la quantità di bandiere ucraine e scozzesi. Marianna, studentessa a Roma e originaria di Lviv, è sicura che anche per il suo paese ci sarà un futuro in questa Unione, “perché è soltanto una crisi passeggera, e verrà superata come le precedenti”. Natt Paterson, che viene da Edimburgo e ha 24 anni, ha appena tradotto in inglese la biografia di Primo Levi: “Mi aiuta a ricordare il passato, le guerre, ed è per questo che sono qui a difendere l'Europa. Sogno un'Unione che, dopo il referendum per l'indipendenza, riconosca la Scozia come un nuovo paese europeo anche se non il Regno Unito non dovesse farlo”.

Le persone che si sono incontrate sono ex studenti in affari europei, addetti ai lavori a Bruxelles o attivisti, la cosìdetta "Bolla Europa" c'è ed è inutile nasconderla. Anche Laurin, venticinquenne tedesco e con un'infanzia tra l'Europa e il Medioriente ha una bandiera in mano: “Sono qui perché il progetto europeo è messo in pericolo da politici che dicono menzogne alla gente. Vogliamo un'Europa ancora più forte e integrata”.  Simone Fissolo, 27 anni, presidente dei Giovani Federalisti in Italia, vorrebbe ancora più partecipazione: “Qui in Italia la nostra presenza è forte, ma è necessario coinvolgere più cittadini comuni come fa in Germania Pulse of Europe. Mi aspetto altre manifestazioni, in tutta Europa, in occasione delle prossime elezioni nazionali”.

Scavando tra la folla, però, c'è anche chi è venuto libero da qualsiasi affiliazione, per dovere civico. Irene, che a Roma fa l'ingegnere e ha studiato in Francia, parla con il cuore: “A volte penso che l'unica cosa buona che ci abbia lasciato la generazione dei nostri genitori sia l'Europa. Dobbiamo capire che quel che abbiamo acquisito non è scontato. E difenderlo”. Andrea, da Pisa, sfoggia un cartello per ricordare la libertà dei movimento dei cittadini: “Mia mamma mi ha insegnato a viaggiare, mi ricordo ancora il mio stupore quando da Vienna non potevano andare a Budapest perché non avevo il passaporto”. E c'è anche chi i genitori li ha trascinati a Roma da Wroclaw, Polonia: “Siamo qui perché altrimenti il nostro governo non ci rappresenta – racconta Ewa con papà Suavez e mamma Kasia – il nostro è un messaggio positivo, vogliamo più Europa”.