Politica

Trident Juncture: il Risiko nel Mediterraneo e nei cieli d'Europa

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 30 ottobre 2015

Gli equilibri della geopolitica mondiale sono sempre più sottili e incerti. Così, la NATO ha dato il via all'operazione Trident Juncture 2015, un'imponente esercitazione militare che coinvolge direttamente i cieli, le terre e i mari di Portogallo, Spagna e Italia, destando non poche preoccupazioni e proteste. Ma cos'è e come funziona Trident Juncture? 

Tre paesi "ospitanti", Spagna, Italia e Portogallo, 36 mila militari da 30 Nazioni alleate, 190 aerei e 60 unità navali. È scoppiata la Terza Guerra mondiale? No, si tratta di Trident Juncture 2015: iniziata il 3 ottobre scorso e andrà avanti fino al 6 novembre, è la più grande esercitazione militare interforze della NATO mai organizzata dal 2002, per intenderci nel pieno delle operazioni angloamericane in Iraq. Secondo la US Army Europe, addirittura la più imponente in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino.  

Il video sulla missione di simulazione Trident Juncture 2015, pubblicato dalla NATO.

Lo scenario

La missione è un’esercitazione assistita, dove spicca (e per alcuni preoccupa) la simulazione diretta per due settimane in modalità Livex (Live Exercise). Lo scenario, completamente inventato per lo scopo e ribattezzato "Sorotan" (dalla fusione dei termini "OTAN", NATO in francese, e "sør", sud in norvegese), delinea un'immaginaria regione fortemente instabile, Cerasia, sotto pressione politica, militare e civile. La causa principale del conflitto è l’approvvigionamento dell’acqua, se non la sua vera e propria mancanza.

Tutto si complica quando una Nazione invade un Paese confinante, più piccolo, e minaccia di occuparne un secondo. La crisi coinvolge i principali attori globali ed è aggravata da conflitti etnici e religiosi. In risposta il Consiglio di sicurezza dell’ONU autorizza la NATO a intervenire per proteggere gli Stati minacciati e la libera navigazione. Trident Juncture 2015 non è altro che la simulazione di tale missione. Fantascienza? Non esattamente: secondo l’organizzazione internazionale «l’esercitazione metterà alla prova una task force interforze ad elevato livello di prontezza», in particolare rispetto le sfide provenienti da sud e da est.

E l'Italia? O meglio la Sicilia e la Sardegna?

In Sicilia la missione interessa un luogo preciso: l’aeroporto di Trapani-Birgi, in particolare la base militare del 37esimo Stormo. Qui, il 19 ottobre una grande cerimonia alla presenza della stampa e degli alti comandi delle Forze armate ha inaugurato l'esercitazione. 

Secondo i dati forniti dall'Aeronautica Militare nello scalo, mentre scriviamo, sarebbero impegnati circa 500 militari italiani, 200 stranieri e 31 aerei tra caccia F16 greci, polacchi e canadesi, oltre agli Amx, Eurofighter Tornado italiani e un C130 da ricognizione canadese.  

E la popolazione civile? Già il 15 giugno scorso, i Senatori del Partito democratico Orrù, Fabbri, Sollo, Sposetti e Cucca avevano presentato un'interrogazione parlamentare alla Ministra della difesa Roberta Pinotti, esprimendo preoccupazioni riguardo i rischi per il territorio trapanese e all'operatitivià dello scalo, pesantemente penalizzato in occasione dell'intervento il Libia del 2011. La Difesa ha risposto il 19 giugno, rassicurando sull'insussitenza di alcun rischio per la sicurezza del personale, della popolazione civile e la tutela dell'ambiente, nonché per l'operatività dei voli civili. Inoltre, come assicura l'Aeronautica Militare, l'aeroporto servirebbe solo da base logistica e tutte le esercitazioni sarebbero lontane da insediamenti civili e consisterebbero principalmente in attività di simulazione e ricognizione in mare aperto tra la Sardegna e la Penisola. 

Intanto proprio in Sardegna, che ha messo a disposizione lo scalo militare di Decimomannu, il 28 ottobre una delegazione composta dai Senatori sardi Emilio Floris (FI), Silvio Lai (PD) e Luciano Uras (SEL), ha visitato il poligono di Teulada, teatro delle esercitazioni e oggetto di proteste da parte dei pacifisti che hanno convocato una manifestazione per il 3 novembre. «Ci è stato spiegato che dall'anno scorso non ci sono più tiri da mezzi navali, ma si portano avanti attività più simulate,» ha spiegato Uras all'ANSA. Mentre Floris aggiunge che dalla Nato «hanno escluso che vengano usati proiettili che contengano sostanze quali torio, fosforo e uranio impoverito».

"Vogliamo il diritto di vivere in salute dove siamo nati"

Ma le rassicurazioni non convincono tutti. Da settimane ormai continua la mobilitazione siciliana dei pacifisti contro le esercitazioni. In attesa della manifestazione del 31 ottobre a Marsala, indetta da un coordinamento provinciale di cittadini e associazioni e dal No MUOS, sono state organizzate diverse iniziative ludiche, conferenze, flash mob e presidi anche a CataniaPalermo. Dei pullman sono stati messi a disposizione per raggiungere l'appuntamento sul lungomare Boeo da tutta l'Isola. Una mobilitazione per chiedere, si legge nel comunicato, «il diritto di vivere in salute e in serenità nei luoghi in cui siamo nati e per dire No alla guerra, alla NATO, alle devastazioni ambientali e ai danni alla salute e alla militarizzazione della Sicilia».

Nei giorni scorsi si sarebbe verificato un episodio singolare. Due elicotteri militari statunitensi sarebbero atterrati all'interno del Parco archeologico di Selinunte a causa di un'avaria ad un rotatore di uno dei due veivoli. I militari, assisititi da un incredulo personale del Parco e dai Carabinieri, cercavano la base di Sigonella per un approdo sicuro. L'ennesima prova, secondo le rivendicazioni del coordinamento provinciale contro la guerra e contro la NATO, degli effetti negativi della militarizzazione della Sicilia.  

«Il MUOS di Niscemi, la base di Sigonella, gli impianti di radio-telecomunicazione, le installazioni radar e le postazioni per le guerre elettroniche presenti a Lampedusa,» rivendicano gli attivisti, «hanno negli anni generato un incremento del rischio di insorgenza di tumori, inquinamento acustico, fenomeni di estinzione animale e vegetale, malformazioni fetali».

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Palermo.