Politica

Sylvie Goulard: «Sì a Joschka Fischer alla testa della diplomazia Ue»

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 17 ottobre 2007
Il 18 e il 19 ottobre 2007 si tiene il vertice di Lisbona. Chiamato a definire il nuovo Trattato Europeo. L'analisi dell'ex consigliere di Prodi alla Commissione.

Un Presidente stabile del Consiglio Europeo (mandato di 2 anni, rinnovabile) e un Ministro per la politica estera. Queste le novità che si propone di fissare il Trattato di Lisbona chiamato a sostituire la Costituzione Europea ormai al capolinea. Il Ministro degli Affari Esteri, con servizio diplomatico personale a seguito, non si chiamerà però “ministro”, per accontentare la Gran Bretagna, che, inoltre, non firmerà la Carta dei Diritti Fondamentali inclusa nel Trattato. Stessa cosa per la Polonia, che continua a minacciare di bloccare l’accordo se non gli viene concesso un procuratore della Corte Europea di Giustizia, dopo essere riusciti a ritardare al 2017 l’entrata in vigore del nuovo sistema di voto nel Consiglio (maggioranza del 55% degli Stati membri e 65% di popolazione rappresentata). Come se non bastasse, i riferimenti all’inno europeo, alla bandiera e alla divisa, spariscono dal testo del Trattato, e il fantasma di un referendum di ratifica del Trattato viene agitato da Regno Unito, Irlanda e Danimarca.

Il nuovo Trattato dovrebbe essere approvato durante un secondo vertice a Lisbona, il 23 dicembre 2007. Sylvie Goulard, “un’europea francese”, come ama definirsi, presidentessa del Movimento Europeo in Francia, ha appena finito di pubblicare il libro L’Europe pour les nuls (L’Europa per gli ignoranti) in cui spiega il cammino dell’Ue con relativi vantaggi. Per la Goulard «gli ignoranti in Europa non sono i normali cittadini, ma quelli che non sono riusciti a spiegare fino a che punto il progetto comunitario sia straordinario».

Nel Trattato non si farà menzione all’inno europeo: le sembra stupido?

Mi dispiace veramente molto, ma l’obiettivo essenziale di Lisbona è un compromesso concreto tra tutti gli Stati membri, per uscire dal vicolo cieco in cui ci hanno messo Francia e Olanda votando 'no' alla Costituzione.

E le modifiche al Trattato, non sono state concluse un po’ troppo alla leggera?

No, nella maniera più assoluta. È da 10 anni che vi si sta lavorando, dai tempi del Trattato di Amsterdam…

Ma non ci si è sottratti al dibattito?

In effetti si può dire che vi sia stata un’involuzione di metodo dal 2005. Il ritorno alla diplomazia a porte chiuse dopo la Convenzione è deplorabile. In ogni modo nessuno vuole ritardare di altri 10 anni queste riforme indispensabili dopo l’entrata dei 12 nuovi membri.

E quale sarebbe secondo lei il principale vantaggio del nuovo Trattato?

Il grande potenziale che avrà la figura del rappresentante per la politica estera col suo servizio diplomatico.

…e pensa che Javier Solana, responsabile della politica estera e difesa europea da quasi otto anni, dovrebbe ricoprire ancora questa carica una volta approvato il Trattato?

Guardi, nonostante Javier Solana abbia tutte le carte in regola per questa carica, si è soliti, nelle nostre democrazie, cambiare…

E chi vedrebbe al suo posto?

Senza dubbio Joschka Fischer, ex Ministro degli affari Esteri tedesco. Ha molta esperienza, un forte impegno e una grande personalità. In più proviene da un paese che ha contribuito molto all'Ue fin dalla sua fondazione. Ma non è l’unico. Anche Giuliano Amato, ad esempio, riunisce tutte le condizioni necessarie, ed è una persona molto sottile.

Le è capitato di imbattersi spesso con molti ignoranti in Europa?

Sì, soprattutto nell'ambito politico. La gente comune capisce meglio l’importanza dell’Europa rispetto a chi la governa e privilegia spesso i propri interessi personali.

Ci sono più ignoranti tra i giovani o tra le generazioni più attempate?

I più anziani ricordano molto bene la tragedia della guerra; i giovani vivono la costruzione dell’Europa in maniera molto intuitiva, soprattutto quelli che hanno partecipato al programma Erasmus. È più problematica la generazione intermedia, quella tra i 45 e i 65 anni. Hanno come voluto “uccidere il padre” e opporsi alla generazione precedente, basta guardare il caso di Schröder, rispetto al suo predecessore, Kohl. O quello di Berlusconi.

Gli europei hanno capito se l’Europa è un progetto più economico o sociale?

L’Europa è fondamentalmente un progetto economico e sociale allo stesso tempo: il caso della multa di 500 miloni di euro alla Microsoft per abuso di posizione dominante, dimostra che in Europa vi sono regole da rispettare, e che l’Europa le fa rispettare, per fortuna.

Abbiamo assistito in questi ultimi due anni a un ritorno dei nazionalismi, in maniera più concreta in Belgio, cuore istituzionale della Ue…

Il Belgio è l’esempio di ciò che può succedere quando si surriscaldano gli animi con il nazionalismo. Detto questo, è proprio grazie all’esistenza dell’Unione Europea che uno dei suoi membri si può permettere il lusso di passare quattro mesi senza Governo, come succede appunto oggi in Belgio o come successe in passato in Austria per altre ragioni.

Quale crede dovrebbe essere la politica che deve essere “comunitarizzata” il prima possibile?

Direi l’educazione, anche se credo che l'aggettivo “comunitarizzata” sia impropria. Bisogna promuovere gli scambi in tutto il mondo (studenti, tirocinanti, nuovi lavoratori). Fino ad ora l’esperienza Erasmus è cosa di pochi. Nella stessa direzione spero si riprendano le politiche per la famiglia, che vi siano aiuti economici concreti. La nostra demografia è troppo bassa e la parità tra gli uomini e le donne non si raggiunge con le misure intraprese fino ad ora.

Qual è il luogo comune sull’Europa che più la infastidisce?

Quello che suppone che gli euroentusiasti sono degli ingenui idealisti. Il progetto comunitario è idealista e allo stesso tempo di un estremo realismo. Da quando ci sono più “ingenui”, in Europa ci sono anche meno morti. Quelli che dicono che l'Europa costa caro dovrebbero vergognarsi. Non hanno il senso della storia.