Politica

Strasburgo: quando il Parlamento inquina

Articolo pubblicato il 13 luglio 2011
Articolo pubblicato il 13 luglio 2011
Sull'impronta ecologico del Parlamento europeo a Strasburgo si è scritto molto negli ultimi anni, fino al punto di provocare una guerra di numeri senza precedenti tra i difensori e i detrattori dell'istituzione. Una cosa è certa, con o senza l’appoggio dei numeri, lo spostamento degli eurodeputati da un parlamento all'altro causa l'emissione di una quantità considerevole di diossido di carbonio.
Cronaca di un caos annunciato.

Comprendere i calcoli e i risultati delle emissioni di CO2 è una faccenda difficile per i comuni mortali. Christophe Fliegans, fondatore della società Carbone11, specializzata nella realizzazione dei bilanci ecologici, crede che esistano molte scorciatoie quando si parla di impronta ecologica. Prende in esempio la nuova legge sull'etichettatura ecologica dei prodotti di consumo che è appena entrata in vigore. “I consumatori non ci capiranno niente perché il risultato non sarà spiegato”. Secondo lui, uno studio del genere sul Parlamento europeo necessiterebbe di almeno sei mesi per evidenziare il vero impatto ambientale delle due sedi e richiederebbe una miriade di dati per arrivare a risultati più vicini possibile alla realtà. Inoltre, non esistono dei parametri precisi per questo genere di calcoli. Esiste un protocollo che indica le tappe per calcolare l'impronta ecologica, ma non è obbligatorio: i risultati possono quindi essere diversi a seconda dei dati calcolati.

Gli edifici del Parlamento europeo nella capitale belga sarebbero più inquinanti di quelli di Strasburgo, più nuovi e certificati

“Non esiste il bianco come non esiste il nero. Non c’è dubbio che il fatto di prendere l’aereo e che tutto il materiale sia doppio sia inquinante”

Alcuni tra i maggiori avversari del Parlamento della capitale alsaziana, i Verdi britannici, hanno comunque tentato di prendersi una rivincita. Ne hanno fatto addirittura il loro cavallo di battaglia nella lotta al riscaldamento globale: un documento di 76 pagine enumera senza equivoci le motivazioni ambientali per centralizzare tutti i poteri del Parlamento europeo a Bruxelles. Lo studio evidenzia tuttavia qualche falla se si tiene conto dell’introduzione che mette in guardia il lettore sulle cifre utilizzate. “Non abbiamo avuto accesso a dati molto importanti in materia di personale e trasporti e abbiamo utilizzato soltanto i dati disponibili”. Ora, il personale e i trasporti sono quelli che inquinano di più.

Il parlamento europeo, nella capitale belga, sarebbe più inquinante di quello di Strasburgo, dotato di edifici più nuovi e certificati“Non esiste il bianco come non esiste il nero. Non c’è dubbio che il fatto di prendere l’aereo e che tutto il materiale sia doppio causi inquinamento, ma bisogna anche prendere atto dell’età degli edifici, ad esempio”, afferma Christophe Fliegans. In effetti, l’ edificio di Bruxelles è più vecchio e inquinerebbe di più se confrontato con quello di Strasburgo che utilizza l’energia verde ed è certificato EMAS (Eco-management and audit scheme) per l’80% della sua superficie.

Al di là dei numeri

Troy Davis, direttore della Campagna per la democrazia europea, e grande difensore del Parlamento europeo in Francia, crede piuttosto che si tratti di una strategia politica. Devolve anima e corpo al il Parlamento dal 2007 e crede che la materia ecologica non sia la priorità. “Prima delle elezioni, per farsi pubblicità, i vari partiti europei accusano il Parlamento di costare troppo caro e di inquinare, due messaggi sempre troppo facili”.

In effetti, Glenis Willmott, capogruppo del Partito laburista britannico, altra nemica di Strasburgo, accusa i due seggi del Parlamento europeo non solo di inquinare, ma di costare caro ai contribuenti. Stima che i costi dello spostamento si elevino a 180 milioni di euro all’anno. Un costo esorbitante, “perché in un momento in cui i cittadini europei soffrono della riduzione dei servizi pubblici e dell’abbassamento dei salari, è ingiustificabile spendere tutti questi soldi per Strasburgo”. Senza contare il fattore tempo che le impedisce di lavorare in modo efficace. Wilmott punta il dito contro la mancanza di trasporti rapidi tra i due parlamenti, nonostante l'esistenza di un collegamento ferroviario, che permette sì una riduzione dei gas serra, ma rimane meno veloce dell’aereo. “Non è positivo per il funzionamento del Parlamento. Il trasporto degli eurodeputati, il loro staff e tutti i documenti da un seggio all altro significa meno tempo per svolgere i compiti assegnati dagli elettori”.

“Non dobbiamo avere un sistema come quello francese, dove tutti i poteri sono concentrati a Parigi”

Invece, secondo Davis le proposte degli anti-Strasburgo sono un’ offesa alla democrazia. Vi vede un tentativo di centralizzazione di tutti i poteri in un solo luogo, Bruxelles. La decentralizzazione dei poteri, il legislativo a Strasburgo, l’ esecutivo a Bruxelles e il giudiziario a Lussemburgo, prevale sulle questioni ambientali e finanziarie. Fliegans di Carbone11 è pienamente d'accordo: “ Non dobbiamo avere un sistema come quello francese, dove tutti i poteri sono concentrati a Parigi”.

Dare l’ esempio

Entrambi propongono due alternative a una questione che va avanti da quattro anni, alternative che rispetterebbero sia la democrazia che l'ambiente. Troy Davis vorrebbe la creazione di un’ istituzione mondiale dedicata al clima. “La riduzione di CO2 è un problema governativo a livello mondiale, non riguarda solo lo spostamento degli eurodeputati”. Per Fliegans, basterebbe riunire il Consiglio europeo, la Corte europea dei diritti dell’uomo e il Parlamento europeo, tutti e tre a Strasburgo, sotto lo stesso tetto.

Secondo Glenis Willmott, il Parlamento deve giocare un ruolo nella riduzione dei gas serra: “La lotta al cambiamento climatico è la più grande sfida per il futuro, è fondamentale che il Parlamento dia l’esempio lavorando sulla sua impronta ecologica”. Altri credono piuttosto che gli eurodeputati dovrebbero applicare le leggi che approvano alla loro vita di tutti i giorni. A questi la Willmott risponde dicendo di viaggiare sempre in treno quando lavora. “Cerco sempre di fare la stessa cosa anche quando vado a Strasburgo, ma purtroppo il viaggio è talmente lungo che alle volte è impossibile”.

Questo articolo fa parte del progetto Green Europe on the ground 2010-2011, una serie di reportage realizzati da cafebabel.com sullo sviluppo sostenibile. Per saperne di più su clicca su Green Europe on the ground.

Foto: home-page (cc) Dante Alighieri/Flickr, Atomium (cc) fatboyke/flickr ; Strasbourg Parlement européen © Gen ; Video emimusic/Youtube