Politica

Storia di un lungo corteggiamento

Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
Il Paese elvetico celebrerà il primo agosto la sua Festa Nazionale. Un'occasione per ricordare la sua posizione in merito all’integrazione europea.

«Lo svizzero si prender cura della sua mucca e vive serenamente» diceva ironicamente Victor Hugo. Al di là della frase del famoso scrittore, perché la Svizzera – un Paese ricco, democratico, federale, al centro dell’Europa, in cui si parlano quattro lingue e con una lunga storia di multiculturalismo – non è ancora motivata a far parte dell’Unione? Non si capisce perché di fronte all'allargamento dell’Unione e all'integrazione perfettamente riuscita di paesi generalmente neutrali come Svezia e Austria, la Svizzera si nega ancora all’Europa.

Partner privilegiato

Christa Markwalder è il presidente del Nuovo movimento europeo svizzero che appoggia l'ingresso nell'Ue «poiché condividiamo gli stessi valori fondamentali, come la democrazia o il rispetto dei diritti dell’uomo e dello Stato di diritto». Ciò nonostante la Svizzera non è ancora entrata nell’Unione e secondo molti osservatori non è ancora pronta a farlo. Dal 6 dicembre 1992 e dal «no» al referendum per l’adesione, la Svizzera e l’Europa hanno proseguito su strade parallele. Markwalder sottolinea che «il Paese non è pronto a diventare un membro europeo. Ogni accordo bilaterale avvicina la Svizzera all’Unione, ma allo stesso tempo la allontana». Questi accordi, in effetti, hanno dato al Paese la sensazione che il suo ruolo di partner privilegiato sia una vittoria e che non guadagnerebbe nulla a unirsi all’Unione, essendo lo status quo preferibile a una completa integrazione.

Prosperità, esercito e segreto bancario

Perché? La risposta a questa domanda bisogna trovarla nella storia del Paese. Dopo la Seconda Guerra mondiale la Svizzera si è ampiamente arricchita: la guerra l’ha risparmiata mentre i suoi vicini ne sono stati indeboliti e dissanguati. Negli anni Cinquanta, perciò, il Paese non ha alcun interesse a unirsi ai fondatori della Comunità Economica Europea. Non ha un tornaconto commerciale perché, essendo un Paese piccolo, i suoi diritti doganali sono molto più importanti. Il Paese, inoltre, produce soprattutto beni a forte valore aggiunto e importa tutte le sue materie prime. Dal punto di vista politico, poi, il principio di neutralità elvetico ha dimostrato la sua importanza.

«L’adesione all’Europa preoccupa gli svizzeri. Non provoca forse molti inconvenienti? Molti cittadini si spaventano all’idea di dover rinunciare a valori che spesso non sono altro che abitudini confortanti, una routine che essi hanno eretto a tabù» afferma lo storico svizzero Jean François Bergier. «Si trincerano dietro al loro "caso unico", che poi unico non lo è affatto.» Di fatto la Svizzera dà un'immagine di Paese concentrato su sé stesso, con un esercito che non partecipa alle azioni per il mantenimento della pace. Eppure ha quasi 140 mila soldati a disposizione.

Il famoso segreto bancario, poi, rappresenta una macchia nera nell’immagine linda del Paese. Per lo scrittore e sociologo Jean Ziegler «è la principale risorsa del sistema finanziario elvetico. Il denaro proveniente dal riciclaggio, dalla corruzione, dai traffici e, soprattutto, dall’evasione fiscale ha potuto dare i suoi frutti in tutta sicurezza.» Anche se il segreto può essere tolto per ordine di un'autorità giudiziaria nel caso di procedimenti penali.

In un futuro più o meno prossimo è probabile che la Svizzera e l’Europa si dedicheranno alla costruzione di un destino comune. Ma non è da escludere che l’Unione, stanca di attendere una "signorina" un po’ troppo capricciosa, possa un giorno volgere il suo sguardo verso altri pretendenti.