Politica

Société Générale, ancora sciovinismo alla francese

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2008
Il “liberismo nazionalista” del presidente francese, Nicolas Sarkozy, sconcerta l'Europa. Per evitare delle Opa sulla Société Générale sta organizzando un ampliamento di capitale.

«Lo Stato è disposto a investire nel centro di Arcelos-Mittal in Francia, perché l’acciaieria non sparisca dal paese», ha dichiarato la settimana scorsa il Presidente francese con sorpresa di chi considera che la multinazionale indiana dell’acciaio non abbia bisogno di sovvenzioni pubbliche. Nel giugno del 2007 Nicolas Sarkozy aveva conquistato l'Eliseo con un discorso anticorporativista basato su promesse di liberalizzazione economica poi esplicitate nel rapporto del socialista Jacques Attali.

Tuttavia, sul piano europeo e internazionale, l'impressione è quella di un ritorno a un malcelato protezionismo.

Una tattica difensiva...

È toccato a François Fillon l'ingrato compito di annunciare all'Assemblea Nazionale che la Société Générale, la seconda banca più importante del paese, ha subito una frode interna per 4.500 milioni di euro, con un calo del 40% della sua quotazione in borsa. Subito dopo il Primo ministro ha dichiarato: «Ma deve continuare a essere una compagnia francese».

Come prevedibile, infatti, sono molte le banche europee a non aver nascosto la loro volontà di acquisire la Société Générale. A parte la francese Bnp Paribas, si sono fatte avanti l’olandese ABNAmro, la britannica HSBC o la spagnola Santander. Tutte banche con un bilancio in attivo, e che potrebbero garantire sia competenza all'interno del mercato bancario francese, sia il mantenimento dei posti di lavoro. La Santander, per esempio, ha appena annunciato un aumento delle sue entrate pari al 20% nel 2007 (una somma pari al doppio di quello che ha perso Société Générale a gennaio), aumento raggiunto nonostante la crisi dei mutui subprime (modalità di credito senza copertura finanziaria e tasso variabile, quindi molto rischiosa, ndr) che minaccia la Spagna più di altri paesi dell’area dell’euro. Dal canto suo, Sarkozy questa settimana ha ribadito che «il liberismo non è incompatibile con il protezionismo».

È difficile credere alla fede europeista dei dirigenti francesi di fronte a questo spettacolo. Negli ultimi giorni fonti del Governo spagnolo hanno annunciato la volontà di negoziare l'uscita della multinazionale spagnola Sacyr dal capitale della francese Eiffage, che aveva rifiutato un'Opa (Offerta pubblica d'acquisto) del valore del 66% del suo capitale. La storica compagnia che costruì la Torre Eiffel non cadrà in mani spagnole.

... e una strategia offensiva

L'economia francese si allarga in Europa. Ma non si può certo dire che sia reciproco (Foto, RobertC/Flickr)

Tutto questo non arresta l'avanzata francese in Europa. Il costruttore ferroviario Alstom – salvato dalla bancarotta dall'allora Ministro dell'Economia Sarkozy nel 2004 – vende treni ad alta velocità in Italia, Spagna, Turchia, e Marocco, imponendosi sui suoi rivali tedeschi e spagnoli (Siemens e Talgo). La prestigiosa compagnia aerea Air France sta negoziando l’acquisizione di Alitalia; l’ente pubblico Gdf (Gas di Francia) si fonde con l’impresa privata Suez, che è anche proprietaria della belga Electrabel, storica società elettrica del Belgio.

Stessa strategia per la società elettrica francese Edf (il corrispettivo dell'Enel, con 86% di capitale pubblico, ndr), che ha reso nota l’intenzione di acquisire Iberdrola, una compagnia elettrica spagnola. Bisogna tener conto, in questo paesaggio, che in Spagna Auchamp e Carrefour dominano il mercato della distribuzione alimentare, e che la compagnia telefonica Orange, sempre francese, è uno degli operatori più forti.

Il Presidente del Governo Zapatero, favorevole a Opa amichevoli, ha tuttavia recentemente dichiarato che «se Edf continua ad essere proprietà dello Stato francese, dovrà negoziare con la Spagna». Nel frattempo la Francia ha pubblicato le cifre del suo commercio estero nel 2007: un decifit record di 40.000 milioni di euro.

Un motivo iin più per ridare uno slancio europeista alla politica francese?