Politica

Sei una lesbica immigrata a Vienna? Non cambiare città, cambia pianeta

Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
Articolo pubblicato il 03 maggio 2012
Di fronte alla presenza sempre maggiore dell’estrema destra, terza forza politica più votata in Austria, gruppi di cittadini si organizzano per lottare per l’integrazione dei collettivi discriminati. Ci spostiamo a Vienna per conoscere un "Pianeta" che gira intorno a un astro chiamato uguaglianza.

Una casa come un'altra

Linda è nigeriana, intorno alla quarantina e vive a Vienna. È nera, immigrata e lesbica, cose che la rendono vittima di una tripla discriminazione: “per il fatto di essere lesbica la mia gente mi discrimina"; oltre a sentirsi dire che "non parli la lingua, sei nera, non puoi prendere in affitto una casa allo stesso prezzo di tutti gli altri”. Tra anni fa si è unita a Planet10 che definisce come “un’organizzazione politica formata da donne”, che riunisce “gente diversa che si è unita per un obiettivo: la ridistribuzione della ricchezza e delle idee”.

Ci addentriamo in Favoriten, il distretto viennese conosciuto per la sua alta concentrazione di immigranti. “In altri quartieri la gente non sarebbe così tollerante con loro”, commenta una passante. Dopo aver guardato più volte la cartina, arriviamo alla casa di Planet10, completamente sconosciuta perfino dai vicini di strada. È un edifico come tanti altri, con la differenza che i suoi muri esterni sono ricoperti da cartelli in diverse lingue, a scanso dell'obbligo di imparare il tedesco. Varcando l’uscio della porta a fianco di Helga, una delle fondatrici, ci immergiamo in una società parallela. La nostra ospite ci offre un tè, e dei biscotti fatti in casa, e ci porta in visita guidata per i tre piani della casa, attraverso la sala, il garage, la cucina – anche questa ricoperta di messaggi di protesta – lo studio, un rustico adibito a sala concerti e quattro stanze. Tutto è di tutti e niente è di nessuno.

Come fare qualcosa di buono con i soldi dei nazisti

Nel 2009, sei donne provenienti da diversi collettivi critici verso le “politiche sulla migrazione”, non sempre protagonisti di “azioni legali”, decisero di comprare una casa, “uno spazio nel quale la gente potesse fare qualcosa”, spiega Helga. Misero insieme i soldi per acquistare la proprietà. Questo inizio è una delle particolarità di Planet10: “due persone  avevano ereditato dalle loro famiglie, che avevano fatto affari in Germania e nell’Austria nazista (…) e hanno deciso di fare qualcosa di buono con questi soldi”. A questo aggiunsero un prestito di 150.000 euro, che integrarono a sufficienza i 10.000 euro che Helga aveva preso dal conto di sua madre.

Planet10 ha una politica queer, femminista, antirazzista e antifascista. “Il 50% della gente che ha creato Planet10 è queer”, dice Linda, e Helga precisa: “chi iniziò tutto fu un gruppo di donne, femministe e, ovviamente, lesbiche, perché lesbismo, politica e femminismo in Austria sono inestricabili”. L'obiettivo principale è “appoggiare gli immigrati in qualsiasi modo”, come annuncia Linda, mentre una ragazza attraversa la sala con tre bicchieri di acqua: “ho pensato che potessi avere sete”. Nel gruppo c’è una gerarchia orizzontale, formata da immigrati e austriaci: “non è solo la gente bianca austriaca ad appoggiare gli immigrati”, insiste Helga. “Non vogliamo decidere per gli stranieri, vogliamo decidere insieme”, aggiunge Linda.

Nel sottosuolo si trova una sala di concerti. Al pianoterra la sala comune e, a fianco, le quattro abitazioni. Una degli aiuti principale agli stranieri è l’alloggio. Nel terzo piano della casa vivono 4 persone che pagano un affitto di 300 euro e che possono rimanere per un anno, fino a che non sono riusciti a mettere insieme il deposito per un affitto in città. Melike, una turca di 25 anni, è una di loro: “prima vivevo nel negozio di qualcuno che aveva una soffitta”. Studia pedagogia e non sa dirci se porta con sé il permesso di residenza in Austria. “Non glielo voglio chiedere - dice Helga che traduce la conversazione in inglese - perché per noi questo non è importante”.

Donne, immigrate e lesbiche

Helga è uno dei volti più visibili del gruppo. Ha 45 anni ed è corpulenta. La sua testa combina una metà rapata con un’altra dalla capigliatura bianca con meches nere. È disegnatrice grafica, ha un gruppo di musica punk e ci parla di Planet10 mostrando un grande senso dell’umorismo, anche se nasconde alcune informazioni relative al gruppo: “appoggiamo azioni, legali o non, che rendano più facile alla gente restare, lavorare, integrarsi nella società…beh no, non facciamo azioni illegali”, dichiara, ridendo. Nata nel sud dell’Austria, la sua storia familiare e Planet10 non sembrano concordare: “mio padre era nazista e quando il FPÖ è salito nei sondaggi, ha cominciato subito a votarli”. Ricorda che gli inizi di Planet10 non furono facili. “Mancava poco alle elezioni quando ci riunimmo per la prima volta. Passavamo le giornate in centro a incollare poster chiedendo più diritti per la gente, perché le elezioni in Austria escludono un terzo della popolazione”. La loro protesta gli valse un processo nel quale si affrontarono la destra e i socialisti, che non poterono provare niente contro di loro.

Helga attacca violentemente la politica europea e austriaca, che stanno "costruendo un muro contro tutti i paesi che un tempo erano le loro colonie".

Elsa ha in mano una busta con del cibo. La incrociamo al terzo piano. Viene dallo Zimbabwe e ha 27 anni. Dopo un hamburger, scende nel rustico e ci racconta la sua storia: “all’inizio è stato tutto molto difficile perché per imparare il tedesco devi avere i documenti (…) Qui, invece, mi sento a casa”. Pulisce gli uffici, lavoro che concilia con l’aiuto che offre in un centro per rifugiati. Sembra contenta di far parte del gruppo, anche se “la mia famiglia non sa che vivo qui”. Non è l’unica che nasconde questa informazione ai suoi prossimi. Le componenti di Planet10, che a malapena raggiungono la ventina di persone, si sentono, spesso, incomprese. “Ci sono persone alle quali neanche menziono il progetto perché credo che non lo capirebbero mai”, racconta Helga. Un grande silenzio scende sulla sala. Linda lo rompe pochi secondi dopo: “mio padre pensa che sono matta”. C’è addirittura qualcuno che credeva che “fosse un posto in cui la gente fumava e beveva e basta”.

Tutte e tre si mostrano soddisfatte del lavoro del gruppo. Durante la nostra conversazione è inevitabile toccare il tema della crescita dell’estrema destra in Austria. “Va sempre peggio. Questo aspetto del razzismo locale che sta dentro le persone viene dalla società nazista”, dice Helga. Assicura che non hanno mai avuto problemi con gruppi di estrema destra, mentre tocca il ferro della sedia. Helga considera che “la gente a Vienna è molto razzista”, però nega che a Planet10 “stiamo nascondendo gli immigranti dal mondo”.

È realista e forse ha perso un po’ di speranza negli anni: “certamente non possiamo cambiare la società - dice- però possiamo scegliere quali cose vogliamo fare”.

Questo articolo fa parte di Multikulti on the Ground 2011-2012, una serie di reportage sul multiculturalismo realizzati da cafebabel.com in Europa.

Foto di copertina: (cc) chantel beam photography/flickr; testo: ©Cristina Cartes.