Politica

Scopriamo il lato nascosto del TTIP con Philippe Lamberts

Articolo pubblicato il 15 luglio 2015
Articolo pubblicato il 15 luglio 2015

Philippe Lamberts, co-presidente del gruppo Verdi/ALE al Parlamento europeo, è uno dei più accaniti oppositori al TTIP presenti sulla scena politica europea. Ma per quali ragioni questo eurodeputato si oppone tanto a questo trattato, secondo altri bollato come un passo avanti per l'Europa? La sua risposta sotto ai neon del Consiglio europeo.

cafébabel: Qual è la sua definizione del TTIP, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti?

Philippe Lamberts: Il TTIP è in realtà un progetto che esiste da più decenni e che è portato avanti dal padronato delle grande imprese americane ed europee. L'obiettivo è integrare il mercato europeo e quello americano in un grande mercato transatlantico.

Ma in verità, l'obiettivo del TTIP va oltre quello. L'obiettivo è armonizzare le norme sociali, ambientali, sanitarie, fiscali e democratiche sotto la pressione delle grandi imprese. In altri termini, queste aziende spingono gli Stati ad armonizzare le loro norme "al ribasso" (con minori garanzie, n.d.r.) in modo da aumentare il loro margine di profitto personale. Non c'è, quindi, nulla da stupirsi che questo progetto sia supportato prima di tutto dal mondo degli affari, che oggi come oggi è motivato da un unico obiettivo: la massimizzazione del profitto a breve termine.

cafébabel: Tuttavia, numerosi sono coloro che considerano il TTIP come un'ottima opportunità per l'Unione europea. Non è il suo caso?

Philippe Lamberts: In ogni sede, mi sono radicalmente opposto al progetto così com'è oggi, dato che l'architettura di base di quel trattato consiste nel creare un grande mercato dove le norme prescritte dalla democrazia saranno, di fatto, messe in competizione. Una competizione i cui arbitri saranno le stesse imprese multinazionali, che godranno di un perpetuo potere di ricatto relativo agli investimenti e ai lavoratori impiegati in un certo Stato.

Sappiamo molto bene che la rivendicazione principale degli Stati Uniti è l'accesso al mercato europeo per una serie di prodotti la cui importazione è stata vietata o il cui accesso è stato reso difficile, come i prodotti "tipici" dell'agribusiness americano (OGM, manzo agli ormoni, eccetera). In realtà, il principio di questo trattato è permettere tutto nel nome della logica del profitto, anche se bisogna per questo indebolire i nostri standard democratici e di concertazione sociale. Del tutto inaccettabile!

  

cafébabelPuò dunque spiegarci cos'è l'ISDS (il meccanismo di risoluzione delle contorversie fra investitori e Stati sovrani)? E perché alcuni lo considerano come un rischio per la democrazia?

Philippe Lamberts: Questo organismo di risoluzione delle controversie fra investitori e Stati, ovvero fra aziende e Stati, è assolutamente rappresentativo dello spirito del TTIP. Si tratta di un dispositivo giuridico che permette ad un'azienda di attaccare un potere pubblico, uno Stato o un ente locale. In questo momento, è già possibile portare un caso simile davanti ad una giurisdizione tradizionale. La differenza è che nel contesto del TTIP si tratterà di una giurisdizione particolare e privata, che si richiama a un tribunale arbitrario composto da tre giudici arbitri che sono per lo più avvocati d'affare. Si tratta quindi di una strana disposizione, dato che va al di fuori del regime di diritto generale degli Stati, il che è assurdo perché ogni azienda è una persona giuridica, che dovrebbe rispondere di fronte alla giustizia allo stesso modo delle altre; e sarebbe normale che fosse soggetta ai tribunali tradizionali. Per di più, è molto sorprendente che si tratti di una disposizione a senso unico: solo le aziende possono attaccare gli Stati, e non viceversa.

Per dirla più chiaramente, si tratta veramente di un dispositivo che permette ad un ente privato di attaccare i poteri pubblici, laddove le proprie stime di profitto fossero messe a rischio da una direttiva comunitaria. Si tratta quindi di un modo per erigere il diritto al profitto come un diritto superiore per eccellenza. Per esempio, si potrebbe aver diritto alla salute, fin tanto che questo diritto non nuoce ai redditi della Philip Morris, multinazionale del tabacco.

Se il vero obiettivo del TTIP fosse stato favorire il commercio transatlantico, la cancellazione dal trattato della clausola relativa al meccanismo ISDS non avrebbe dovuto porre alcun problema. Gli Stati Uniti ed i Paesi europei sono Stati di diritto dove esistono dei tribunali, e un'impresa che opera in questi Stati ha sempre la possibilità di fare ricorso a quel tribunale per sporgere denuncia, se pensa che i suoi interessi siano stati lesi. Ora si capisce che – dal momento che (la risoluzione delle controversie, n.d.r.) toccherebbe all'ISDS, e pure in prima battuta – è come se avessimo toccato il nervo scoperto di tutti i pro-TTIP. Quello è il vero tabù!

cafébabel: Sinceramente, pensa che un accordo sul TTIP sarà trovato in un futuro più o meno prossimo?

Philippe Lamberts: Il mio istinto mi dicono che vinceremo questa battaglia, anche se non so ancora come. Oppure l'onda di opposizione salirà talmente tanto, in Europa e negli Stati Uniti, che le trattative termineranno, ma al momento in cui l'accordo si ritroverà sulla pubblica piazza, questo sarà rifiutato sotto la pressione della società civile. In effetti, il testo completo sarà disponibile solo quando le negoziazioni saranno terminate, solo prima della ratifica. 

In realtà, più discuto con i pro-TTIP, più mi rendo conto che non hanno nessuna argomentazione. Sono letteralmente "nudi". Confidano quindi molto nell'ignoranza della gente. Ora, c'è chi nella società civile ci casca ma i cittadini si rendono conto che questo trattato non è nel loro interesse. 

Allo stato attuale delle cose, anche se ci riuscissimo, sto costatando che tutt'una serie di misure proposte o decise dalla Commissione europea appartengono alla logica del TTIP, senza nemmeno che esso esista. Al momento, è evidente che coloro che governano in Europa sono in maggioranza esponenti del "pensiero unico", un pensiero che vede nel commercio e nella deregolamentazione la soluzione a tutti i mali. Di conseguenza vincere questa battaglia è importante, perché si tratta di un nodo cruciale. Tuttavia non è sufficiente a respingere veramente questo pensiero unico verso quel che dovrebbe essere, ossia una "chimera intellettuale" che non sarebbe mai dovuta esistere.