Politica

Scienza dell'Unione Europea: ritorno al Big Bang

Articolo pubblicato il 06 maggio 2013
Articolo pubblicato il 06 maggio 2013
Haluka Maier-Borts racconta: "Mentre me ne stavo a 5000 metri sul livello del mare sull'altopiano di Chajnantor, nel nord del Cile, non stavo solo assistendo all'inaugurazione del secondo più grande progetto dell'umanità. Avevo anche la possibilità di rivivere la nascita dell'Europa e vedere quanto la sua identità fosse diventata potente".

La polvere vortica incessantemente e i raggi del sole colpiscono il terreno senza pietà. Nel mezzo di questa terra di nessuno cilena, tanto cruda quanto bellissima, 66 antenne si ergono verso il cielo. Si tratta del progetto ALMA (Atacama Large Millimeter Array): scienziati provenienti da Europa, Stati Uniti, Asia orientale e Cile, muniti di radiotelescopio, sono alla ricerca dell'origine dell'universo e della nascita di stelle e pianeti proprio qui, nel più arido deserto del mondo.

Europologia

Il 9 maggio 1950, quando Robert Schuman avanzò l'idea di un'Europa unita, non dava l'avvio solo a un'economia multi-stato e a un'unione politica in grado di decidere quanto potessero essere deformati i cetrioli che venivano venduti nei supermercati. Un astronomo direbbe che si trattava piuttosto di un secondo 'big bang', che ha dato origine a una nuova mentalità. È stato il momento in cui un ministro, sopravvissuto a due guerre mondiali, ha fatto un grande balzo in avanti non solo per se stesso, ma per tutta la popolazione europea. Il salto consisteva nel superare i vecchi conflitti per creare qualcosa di più grande della somma delle sue stesse parti.

Ad ALMA intervisto un astronomo francese, parlo con un ingegnere olandese, ricevo delucidazioni sulle antenne da un costruttore italiano e chiacchiero con spagnoli, tedeschi e britannici. L'Europa sta costruendo più di un terzo di un progetto che cambierà il modo di vedere l'universo. E gli europei lo stanno facendo insieme. Ogni scienziato con cui ho l'occasione di parlare, tuttavia, mi spiega quanto sia complessa la coordinazione: "Almeno il 50% dei problemi sono causati da mancanza di comunicazione. E stiamo parlando di seccature che costano", dichiara Denis Barkats, un ricercatore francese.

Gli altri

In ogni caso, nessuno di loro menziona i vari problemi e shock culturali all'interno dell'ESO (organizzazione astronomica europea): si parla sempre di quanto sia difficile lavorare con i cileni, gli americani o i giapponesi. Quello che qualche decennio fa sembrava impossibile è oggi routine per questi scienziati: si sentono europei, condividono le stesse basi e hanno qualcosa in comune. Qualcuno potrebbe obiettare che l'ESO è un'organizzazione non direttamente collegata con l'Unione Europea, in quanto include anche qualche "straniero" (come la Svizzera), ma non è questo il punto. La gente ha dichiarato che la crisi economica che sta esasperando l'Europa dal 2008 ne coinvolge anche l'identità: e, quello che è peggio, rivela come l'Europa non ne abbia una propria.

Vedere come questi scienziati europei riescano a collaborare è la miglior prova della falsità di questa teoria: l'Europa ha indubbiamente un'identità. È viva e pulsante, permette ai singoli stati di realizzare progetti che da soli non potrebbero portare avanti. Un esempio è quello che si sta costruendo in Cile nel bel mezzo del nulla. Per vederla da un'altra prospettiva: se noi, europei, facciamo ricerca sulle galassie che rappresentanto la culla del nostro universo, dovremmo anche essere in grado di trovare una mentalità comune. 63 anni e poco più, dovremmo riuscire a trovare un punto in comune percorrendo solo qualche migliaio di chilometri e non miliardi di anni luce. 

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Questo articolo è parte del dossier "Europe Day", creato dai vincitori del Forum of European Journalist Students (FEJS) 'Imagining Europe', evento tenutosi a Utrecht, lo scorso aprile, in collaborazione con cafebabel.com 

Foto: copertina (cc) Kaptain Kobold/ flickr/ twitter; nel testo, (cc) European Southern Observatory/ flickr