Politica

Schuman si rivolta nella tomba: cinque ragioni per (non) festeggiare l'Europa

Articolo pubblicato il 09 maggio 2011
Articolo pubblicato il 09 maggio 2011
Robert Schuman, promotore della dichiarazione che diede il via alla creazione dell’Unione Europea il 9 maggio del 1950, si sta rivoltando nella tomba. Malgrado le pompose cerimonie istituzionali e le solite parole di circostanza, l’Europa vive un periodo nero ed è molto difficile trovare qualche motivo per celebrare il suo compleanno.

L’Europa è depressa!

E non siamo noi a dirlo. Lo ha detto Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio Europeo in persona. Secondo l’ex primo ministro belga, l’Unione ha bisogno di cittadini ottimisti e entusiasti per poter tornare a crescere economicamente. Le lacrime non contano: con tutti i tagli al bilancio che hanno mutilato i sistemi sanitari ed educativi nazionali, bisogna restare positivi! Siamo stati stupidi finora, perché in fondo è facile superare una crisi che lasciato paesi come la Spagna con 5 milioni di disoccupati! 

Nuovo salvataggio, nuova tensione

Al di là di quel che dice il leader spirituale dell’Ue, il vecchio continente affronta nuovi ostacoli che ci tolgono la voglia di stare positivi e ancor meno di festeggiare un anniversario. L’ultimo: la Grecia ha bisogno di una nuova iniezione di capitali per evitare la sospensione del pagamento degli stipendi pubblici. E’ la seconda parte del salvataggio finanziario che tante controversie ha generato tra i paesi membri. Il ministro dell’Industria britannico, George Osborne, lo ha detto chiaramente: «I contribuenti britannici non firmeranno un assegno in bianco per i contribuenti greci e portoghesi». Ai greci servono tra i 25 e i 30 milioni di euro addizionali e pretendono anche di rinegoziare le severe condizioni del precedente salvataggio, così come chiede anche l’Irlanda. I valori dell’Ue crollano come un castello di carta…

Fate largo ai populisti!

I celoduristi del profondo nord, i ‘veri Finlandesi’ da poco vincitori alle elezioni, guidano l’opposizione ai salvagenti finanziari. Sono l’ultima onda di uno tsunami populistico che minaccia l’Europa e lotta per recuperare parte degli aiuti già devoluti alla causa europea. In Francia le leader del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, segue la scia del padre e si presenta come stella nascente della politica. Il suo programma: pugno duro con l’immigrazione e disprezzo per le idee paneuropee (come la moneta unica e Schengen). E anche i partiti di centro-destra, come i Popolari in Spagna, provano a far cadere l’elettorato nella trappola del populismo con iniziative come il contratto di integrazione per gli extracomunitari.

Le porte si chiudono

Il grande Sarkozy, quest’uomo ossessionato dalla sua statura politica e fisica, ha lo stesso problema. L’arrivo massiccio di migranti a Lampedusa lo ha convinto che di punto in bianco si possono chiudere di nuovo le frontiere. Le sue lagne altisonanti hanno messo in moto gli uffici di Bruxelles, che ora lavorano ai suoi ordini. Il risultato è che il Trattato di Schengen verrà rivisto e modificato per controllare situazioni come quella scatenata dalla primavera araba. E non è la prima volta che Sarko confeziona regali di questo tipo

L’Europa ha bisogno di un supereroe

«Chi meglio di un europeo emigrato negli Stati Uniti potrebbe diventare il George Washington o il Thomas Jefferson di una nuova Europa unificata?»

Se l’Europa rinnega la moneta unica e si levano voci contrarie alla libera circolazione dei cittadini, cosa ci resta? Chi salverà l’Europa dagli attacchi alle sue fondamenta? Potrebbe essere Van Rompuy, gran cavaliere freudiano che insiste nel voler restare positivo. O forse Catherine Asthon, signora della diplomazia che ancora latita sulla scena internazionale. Quello dell’assenza di un leader non è un problema nuovo per il vecchio continente. E per fortuna che dalla terra delle opportunità arrivano notizie di speranza: niente meno che una stella del panorama politico e mediatico, Arnold Schwarzenegger, si candida per diventare il nuovi ‘Eurogobernator’. La sua agente non ne fa mistero: «I francesi non vogliono un tedesco come presidente e i tedeschi non vogliono un italiano. Chi meglio di un europeo emigrato negli Stati Uniti potrebbe diventare il George Washington o il Thomas Jefferson di una nuova Europa unificata?».

«L’Europa non si farà in una volta e neppure come opera collettiva: si farà grazie a realizzazioni concrete, che creino in primo luogo una solidarietà di fatto», disse Schuman nella sua famosa dichiarazione. Con i politici che smontano queste costruzioni già sbilenche, una solidarietà ai minimi storici e muscolose stelle di Hollywood che si candidano per governarla, l’Europa ha davvero qualcosa da festeggiare?

Foto: (cc) Nic0/Flickr