Politica

Salario minimo: l'arma dei populisti?

Articolo pubblicato il 13 marzo 2014
Articolo pubblicato il 13 marzo 2014

Le leggi che hanno introdotto un sa­la­rio mi­ni­mo, ben­ché be­nin­ten­zio­na­te, hanno veramente mi­glio­ra­to gli stan­tard di vita dei la­vo­ra­to­ri? Seconda la teoria economica neoliberalista la risposta è un chiaro "no". Ecco perché.

Og­get­to im­pre­vi­sto nella zona di de­po­si­to”, mi rim­pro­ve­ra la mac­chi­na au­to­ma­ti­ca. Una luce lam­peg­gia e un forte “bip” ri­suo­na men­tre pro­ce­do con le istru­zio­ni in so­vra-im­pres­sio­ne. Non sto ten­tan­do di ru­ba­re nulla; sem­pli­ce­men­te, la mac­chi­na non fun­zio­na. Vista la com­ple­ta man­can­za di rea­zio­ne da parte dei com­mes­si e degli altri clien­ti ca­pi­sco che que­sta è la norma. Mac­chi­na­ri come que­sti sono la con­se­guen­za di una po­li­ti­ca eco­no­mi­ca ben pre­ci­sa e sba­glia­ta: quel­la del sa­la­rio mi­ni­mo. La­scia­te che mi spie­ghi.

Un'i­dea ge­nia­le

È difficile essere testimoni della povertà e delle difficoltà che certi individui affrontano per sbarcare il lunario. I nostri cuori vanno spesso ai nostri fratelli, ma non ai loro portafogli. È per questo che alcune persone urlano a gran voce: Alzate il salario minimo!”

Al­l'i­ni­zio, può sem­bra­re una gran­de idea: si alza il sa­la­rio mi­ni­mo e la gente po­ve­ra ot­tie­ne un mi­glio­ra­men­to delle con­di­zio­ni di vita da un gior­no al­l'al­tro. Le gran­di e in­gor­de azien­de ven­go­no col­pi­te nei loro mar­gi­ni di pro­fit­to e il mondo di­ven­ta un posto mi­glio­re. Ma­ga­ri fosse così sem­pli­ce! Ra­gio­na­men­ti si­mi­li danno per scon­ta­to il mo­ti­vo per cui la gente ha un la­vo­ro. Gli sti­pen­di sono un prez­zo; la paga di qual­cu­no è sta­bi­li­ta nel mer­ca­to della do­man­da e del­l'of­fer­ta, in con­giun­zio­ne con la pro­dut­ti­vi­tà della sin­go­la per­so­na.

Sta­bi­len­do un sa­la­rio mi­ni­mo, il go­ver­no sta ef­fet­ti­va­men­te esi­gen­do un li­vel­lo mi­ni­mo di pro­dut­ti­vi­tà. Ma se un tale livello non esiste, non ha alcun senso pagare una persona 8 euro l'ora: dopo tutto, l'u­ni­ca ra­gio­ne per cui qual­cu­no si crea un impiego è per­ché ci possa es­se­re un gua­da­gno. Se un im­pie­ga­to costa più di quel­lo che vale, il da­to­re di la­vo­ro non può per­met­ter­se­lo.

Il da­to­re di la­vo­ro sca­ri­che­rà i suoi costi sul con­su­ma­to­re. Al­cu­ne azien­de po­treb­be­ro farci un sacco di soldi, ma la con­cor­ren­za non la­sce­reb­be scam­po. Ep­pu­re, le azien­de non pos­saono as­sor­bi­re un rial­zo ob­bli­ga­to­rio dei sa­la­ri, senza sca­ri­care il costo sui con­su­ma­to­ri: il con­se­guen­te au­men­to dei prez­zi dei pro­dot­ti la­scia quin­di meno soldi nelle ta­sche delle per­so­ne. An­co­ra una volta sono i po­ve­ri a ri­met­ter­ci di più.

Non c’è fine al peg­gio. Con un sa­la­rio mi­ni­mo, molte per­so­ne senza esperienza ri­chie­reb­be­ro di non entrare nel mercato del lavoro. Im­ma­gi­na­te un ra­gaz­zo che abbia deciso di la­scia­re la scuo­la: supponiamo che la­vo­ri come ben­zi­na­io e che pu­li­sca il pa­ra­brez­za. È un la­vo­ro poco di­gni­to­so? Nien­te af­fat­to. In real­tà sta af­fi­nan­do molte ca­pa­ci­tà: que­sta per­so­na sta im­pa­ran­do a sve­gliar­si pre­sto e a pre­sen­tar­si in ora­rio. In più, ag­gi­ran­do­si per la sta­zio­ne di ser­vi­zio, po­treb­be im­pa­ra­re ab­ba­stan­za per di­ven­ta­re un mec­ca­ni­co. Inol­tre, con un costo del la­vo­ro trop­po ele­va­to (ov­ve­ro con un sa­la­rio mi­ni­mo fis­sa­to per legge, ndr.) i da­to­ri di la­vo­ro sa­reb­be­ro in­cen­ti­va­ti a cer­ca­re nuovi me­to­di per ri­dur­re il nu­me­ro di la­vo­ra­to­ri da as­su­me­re. Mac­chi­ne au­to­ma­ti­che, come quel­le che si ve­do­no nei su­per­mer­ca­ti, di­ven­te­reb­be­ro un in­ve­sti­men­to at­trat­ti­vo. 

Guarda il video che difende il salario minimo –

Mer­ca­to nero 

I la­vo­ri che non hanno un li­vel­lo di pro­dut­ti­vi­tà mi­ni­ma ri­chie­sta esi­sto­no an­co­ra nel­l'e­co­no­mia som­mer­sa e sono il­le­ga­li. Ogni po­li­ti­ca che fissi un prez­zo al di fuori delle di­na­mi­che della do­man­da e del­l'of­fer­ta – esat­ta­men­te come il sa­la­rio mi­ni­mo – crea un mer­ca­to nero. Po­tre­ste co­mun­que ri­bat­te­re: come si può met­te­re su fa­mi­glia gua­da­gnan­do meno di 8 euro l'ora? Come si può pa­ga­re l'af­fit­to? 

Que­ste dif­fi­col­tà sono reali, ma far gua­da­gna­re qual­che euro in più a que­ste per­so­ne non cam­bie­reb­be molto, se non ag­gra­va­re la si­tua­zio­ne di altri. Inol­tre, per­ché do­vrem­mo dare per scontato che chiunque cerchi un la­vo­ro voglia creare una fa­mi­glia? Cosa do­vrem­mo dire dei gio­va­ni senza espe­rien­ze, che vi­vo­no an­co­ra con i ge­ni­to­ri e che non hanno bi­so­gno di pa­gar­e l'af­fit­to?

Guar­dan­do in­die­tro nel tempo, i di­fen­so­ri del sa­la­rio mi­ni­mo ri­cor­da­no l'esperienza di mi­na­to­ri, por­tua­li e la­vo­ra­ti di fab­bri­ca. Persone che hanno subito uno sfrut­ta­men­to, il quale, ben­ché reale, era pre­fe­ri­bi­le al­l'al­ter­na­ti­va rap­pre­sen­ta­ta da una vita di sus­si­sten­za agri­co­la. In­ve­sti­men­ti in ca­pi­ta­le (nuove tec­no­lo­gie per esem­pio, ndr.) e una maggiore pro­dut­ti­vi­tà hanno por­ta­te mol­tis­si­me per­so­ne fuori dalla po­ver­tà: si è as­si­sti­to a un au­men­to co­stan­te delle remunerazioni e le fab­bri­che dove si sfrut­ta­va­no i la­vo­ra­to­ri sono scom­par­se ben prima che fosse istituito il sa­la­rio mi­ni­mo. 

In fin dei conti al­lo­ra, cosa ha por­ta­to di po­si­ti­vo l'in­tro­du­zio­ne di que­sta mi­su­ra? I po­li­ti­ci pos­so­no pren­der­si il me­ri­to di aver reso il­le­ga­le lo sfrut­ta­men­to, ma in real­tà stan­no sol­tan­to stru­men­ta­liz­zan­do le di­na­mi­che ge­ne­ra­li del pro­gres­so eco­no­mi­co.

Co­mun­que, l’a­spet­to più im­por­tan­te da ri­cor­da­re ri­ma­ne quel­lo della "li­ber­tà". Per­ché un uomo non do­vreb­be es­se­re li­be­ro di sce­glie­re da sé, se valga la pena, o meno, di ac­cet­ta­re un la­vo­ro? Chi ha il di­rit­to di osta­co­la­re due per­so­ne che scel­go­no li­be­ra­men­te di scam­bia­re de­na­ro per la­vo­ro? In­som­ma, state alla larga dai po­li­ti­ci po­pu­li­sti e dagli og­get­ti ina­spet­ta­ti nella zona di de­po­si­to.