Politica

Riusciranno sloveni e bulgari a deporre i loro leader prima dell’estate?

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 26 febbraio 2013
Ecco cosa succede quando alla corruzione dell’élite politica, a una forte dose di populismo, alle misure di austerità e al profondo malcontento di una società civile che scopre di essere stata presa in giro, si sommano anche le difficoltà economiche: il 25 febbraio in Bulgaria continuano le proteste di massa.

Nel 2012, Paul Mason, responsabile del settore economia di Newsnight, programma televisivo della BBC, ha pubblicato un libro, dal titolo eloquente di "Why it's kicking off everywhere?", su quelle che definiva "le nuove rivoluzioni globali", con l’intento di spiegare perché stessero "scoppiando dappertutto" rivolte e ribellioni . Il libro di Mason analizza cause e conseguenze del disordine politico di Egitto, Gran Bretagna, Grecia e Stati Uniti, evidenziando come il 2012 non sia stato solo un anno tumultuoso che è valso la pena documentare, ma anche un periodo segnato da difficoltà economiche e proteste sfociate in rivolte, che continuano a diffondere tutt’oggi insoddisfazione a macchia d’olio. Nel 2013 sorge spontanea una domanda: perché le rivoluzioni stanno interessando tutta l’Europa centrale e sudorientale?

Il malcontento popolare

In Slovenia, l’arricchimento indebito da parte di un’impresa privata a Maribor ha provocato nella società civile un sentimento di indignazione, sfociato nel novembre 2012 in un movimento compatto contro l’élite politica corrotta. Il malcontento per i prezzi alti dell’energia ha portato i cittadini a occupare le aree intorno alle imprese ritenute responsabili. Subito dopo la rabbia dei manifestanti si è scagliata sui politici corrotti. In Bulgaria, intanto, i cittadini continuavano a protestare sul Ponte delle Aquile (Orlov Most) a Sofia e di fronte al palazzo del comune di Varna, anche dopo essere riusciti a far dimettere la “mafia” (termine appropriato se si considera che il primo ministro Bojko Borisov è stato accusato di collusione con la criminalità organizzata). Nei due paesi, che hanno visto le proteste sfociare nel sangue e nella violenza in seguito a tafferugli fra manifestanti e polizia, sono uguali anche gli slogan.

Malgrado le affinità, le reazioni dei capi di stato bulgaro e sloveno non potevano essere più diverse: il primo ministro bulgaro si è dimesso dopo pochi giorni, il suo omologo sloveno difende ancora la poltrona con le unghie e con i denti, pur essendo stato definito "illegittimo" da tutti i membri della coalizione al potere (che hanno da poco presentato una mozione di sfiducia) e dai media dominanti. A chi cerca la formula magica per deporre i politici, le affinità tra Borisov e Janez Janša, insieme ai fattori economici, possono fornire suggerimenti preziosi per comprendere perché questi due uomini saranno presto interdetti dai posti di potere.

Populisti non popolari

Quando si parla di Borisov e Janša, il populismo, la corruzione e le false promesse sono all’ordine del giorno. Eletto per la prima volta nel 2009, Bojko Borisov è stato sindaco di centrodestra della città di Sofia, nonché fondatore del partito politico GERB (Graždani za Evropejskoto Razvitie na Bălgarija, ossia Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, ndt). Con un passato da guardia del corpo, istruttore di karate e poliziotto, Borisov è noto per il fisico da culturista e le politiche populiste. Il primo ministro bulgaro è stato anche accusato di avere effettuato operazioni commerciali illecite e avere intralciato il regolare processo per proteggere amici e familiari. Se di fronte a queste e altre accuse, che lo vedevano implicato negli scandali dei furti di petrolio e del traffico di metanfetamine, i bulgari hanno deciso di chiudere un occhio, non hanno fatto altrettanto con le difficoltà economiche degli ultimi anni e hanno preferito dire basta. È dalla salita al potere di Borisov che la popolazione soffre per il congelamento di stipendi e pensioni, senza tenere conto del fatto che in Bulgaria la maggior parte degli stipendi sono meno della metà rispetto alla media europea. Oggi sono in tanti a pensare che la promessa di Borisov di "vendicare i poveri oppressi dalla crisi" non era altro che vuota retorica.

Con le elezioni previste a luglio 2013, il gesto ha tutto l'aspetto di uno stratagemma per raccogliere consensi e tornare al potere

Janša è stato privato della possibilità di una dimissione eroica, ma se i problemi economici dei due paesi non vengono risolti al più presto, i due politici non saranno rieletti la prossima estate

Nel frattempo, Janša si è mostrato del tutto noncurante del mandato democratico conferitogli dal paese e ha tirato fuori mille scuse per giustificare la decisione di non dimettersi. Il quotidiano sloveno Delo ha acclamato Borisov come esempio per tutti, criticando l’ipocrisia della lotta per il potere di Janša, accentuata dal ruolo di attivista di spicco e campione di democrazia svolto da quest'ultimo negli anni Ottanta. Nel 1994, Janša era stato molto critico nei confronti del presidente sloveno Milan Kučan e lo aveva accusato di avere approfittato di conoscenze personali per condurre politiche eversive. Quell’anno il congedo di Janša da ministro della difesa era stato accolto positivamente da manifestazioni di massa. È assurdo come solo dieci anni dopo lo stesso Janša venga accusato di corruzione nell’esercizio del potere. La retorica politica di Janša, come già quella di Borisov, è stata definita fortemente populista. E in Slovenia, come già in Bulgaria, le difficoltà economiche hanno destato nella società civile il desiderio di porre fine alla corruzione e all’ipocrisia di un leader che si era presentato come portavoce di ideali.

Secondo Stefan Ralchev, ricercatore associato presso l’Institute for Regional and International Studies, commissione di esperti con sede a Sofia, le difficoltà economiche sono in Bulgaria il primo fattore responsabile del risveglio delle coscienze. Secondo questa analisi, Borisov potrebbe essersi dimesso con l’obiettivo di salvare il suo partito dal collasso prima delle elezioni di luglio. In altre parole, Borisov ha assecondato il volere del popolo solo perché spera di raccogliere consensi e tornare vittorioso in un secondo momento. Janša è stato privato della possibilità di una dimissione eroica, ma se i problemi economici di entrambi i paesi non vengono risolti al più presto, è improbabile che questi due politici vengano rieletti la prossima estate.

Foto: copertina (cc) georgeXchelebiev/ on facebook; nel testo Borisov (cc) European People's Party - EPP/ video (cc) AlJazeeraEnglish/ youtube