Politica

Restaurazione comunista italiana: ritornano falce e martello?

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 08 gennaio 2009
I Partiti comunisti italiani si preparano alle elezioni europee tra rispolvero di vecchi simboli – falce e martello e Bandiera Rossa – manifestazioni e i tradizionali scontri interni tra correnti.

Alla vigilia delle elezioni Europee, in seguito alla sconfitta delle passate politiche e con la minaccia della soglia di sbarramento al 5%, la “nuova” linea adottata dal maggiore partito comunista italiano – Rifondazione Comunista – è il ritorno al passato. In bilico tra la restaurazione dei vecchi simboli come falce e martello e Bandiera rossa (canto rivoluzionario dell’inizio del Ventesimo secolo, ndr) e la tensione di alcuni verso l'ala più a sinistra del Partito Democratico torna la paura della scissione.

Orgoglio comunista

Foto, Iguana JoPiazza della Bocca della Verità il 12 ottobre, l'indomani del corteo dell' “Orgoglio Comunista”, era tutto uno sfavillio di rosso. Rosso di volantini. Rosso di bandiere. Bandiere di Rifondazione Comunista, del Partito dei Comunisti Italiani, della Sinistra Democratica, dei Socialisti, della Cgil (il più grosso sindacato italiano, ndr). Roma lastricata d'ideologia. Ci sono i segni di quello che il segretario del Prc, Paolo Ferrero, aveva battezzato come «Il ritorno ai simboli del comunismo e alla Piazza», per recuperare parte dell'elettorato perso. Il giorno del congresso in cui sconfisse l'avversario “riformista” Nicola Vendola – Governatore della regione Puglia, ex parlamentare e leader di una corrente ampia all’interno del partito detta appunto “vendoliana” che sostiene il dialogo con il Partito Democratico ed è perciò più moderata – per solo due voti, dimostrando che si può ancora vincere tenendo il pugno in alto e intonando Bandiera rossa. Il giorno in cui i dirigenti del “più grande” partito comunista italiano votarono non per la “rifondazione” ma per la “restaurazione” della sinistra.

L’odio anti-Berlusconi come collante

Ma sono anche altri i segni evidenti in quegli stracci mezzi strappati e nei volantini sbattuti qua e là dal vento: la lotta interna che divide e complica la sinistra italiana tra correnti di correnti, pensieri di pensieri, posizioni di posizioni di partiti che tutti messi insieme non raggiungono il 3% di consenso. Si tengono uniti – e non bene – grazie all'odio antiberlusconiano. Si incontrano – quasi sempre – in manifestazioni come quella dell'11 ottobre contro le politiche del Governo, contestando la riforma scolastica annunciata dal ministro Gelmini, la finanziaria e la crociata contro i dipendenti del pubblico Foto Ciocci / Flickrimpiego del ministro Brunetta. Uno accanto all'altro per provare sul campo la migliore tra le alleanze possibili. E pensare a come scindersi per poi unirsi sotto un unico simbolo per la sopravvivenza come rappresentanti nelle istituzioni. Non è detto che riesca, poi, considerato ciò che è accaduto a “La Sinistra l'Arcobaleno” – il progetto di coesistenza della sinistra detta “radicale” di Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra democratica – durante le elezioni politiche dello scorso aprile portando i comunisti e i verdi fuori dal Parlamento.

«Il partito resta in forte difficoltà, preda della disaffezione dei militanti e sotto attacco da parte del populismo radicale di Di Pietro (ex magistrato che ha fondato un partito, ndr) e Beppe Grillo. Le elezioni europee, alle quali Rifondazione guarda come occasione di rilancio, potrebbero al contrario trasformarsi in un nuovo momento di crisi se passasse il progetto del Governo di collocare al 5% (il sistema attuale è senza sbarramento e senza preferenza)la soglia sotto la quale non si eleggono rappresentanti a Strasburgo» dice l'opinionista del quotidiano La Stampa Federico Geremicca. «Su Rifondazione (e in parte sul Pd) occorre notare come la crisi della sinistra italiana sia del tutto coerente con quel che sta accadendo in tutta Europa dove (dai laburisti inglesi alle socialdemocrazie scandinave, fino al socialismo francese e spagnolo) le forze riformiste sono in crisi di consensi e di progetti. Non a caso, in molti guardavano alle elezioni americane ed alla vittoria di Obama come all’occasione per invertire la tendenza ed aprire un nuovo ciclo politico». Oggi, con aria di rispolvero, lo stemma comunista è ovunque, comune denominatore di tutti i partiti che si richiamano a sinistra o al comunismo, da Rifondazione Comunista alla Sinistra Democratica (ex Democratici di sinistra divenuti, poi, con la Margherita, Partito Democratico), ai Socialisti e i “Red” capitanati dall’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, del Pd. Tutti in un grande contro-corrente.

C'è da capire, però, se in fondo alle “bambole russe” del comunismo italiano il filo rosso sia la commozione dovuta alle nostalgiche note di Bandiera rossa o alla filantropica pietas che suscita l'immagine del calvo che si ostina ad utilizzare il pettine.