Politica

Regno Unito - UE: esiste una via (che non sia quella di uscita)?

Articolo pubblicato il 22 aprile 2013
Articolo pubblicato il 22 aprile 2013
Il Regno Unito e l’Unione europea non sono quasi mai stati sulla stessa lunghezza d'onda. In uno scenario politico che sta peggiorando e in questa crisi che persiste, cosa c’è alla base della frattura tra le due parti? Ha ancora un senso sperare in una riconciliazione euro-britannica?

Una parte dell’immaginario nazionale britannico è profondamente ancorata alla grandiosa idea vittoriana di uno “splendido isolamento”, di una nazione fiera di cavarsela da sola, al riparo dalle macchinazioni diaboliche del continente. E allo stesso tempo il Regno Unito resta inevitabilmente affascinato dall’Europa, dal suo essere sofisticata, dal suo patrimonio culturale, dal suo clima. Brama i bar all’aperto, luoghi di incontri culturali, il pane appena sfornato e la possibilità di sedersi per un caffè a ogni angolo della strada, i sistemi di trasporto pubblico efficienti e sì, forse anche un’estate con la “e” maiuscola.

Essenzialmente, molti nel Regno Unito non arrivano a capire perché economie come la Francia e la Germania dovrebbero voler legarsi al giogo di trattati che farebbero affluire i soldi duramente guadagnati nelle casse dei vicini meno produttivi. Gli europei a loro volta sono confusi riguardo all’atteggiamento britannico. Osservano questa piccola e inefficiente roccia battuta dal vento e si domandano come potrebbe influire un rifiuto inglese sul progetto europeo. Come potrebbe sperare di competere il Regno Unito in un’economia mondiale senza i vantaggi offerti da una piena integrazione all’Unione?

Una piccola roccia battuta dal vento

Il partito liberaldemocratico britannico, attualmente membro della coalizione di governo con i conservatori, adotta una linea ampiamente a favore dell’UE. Il leader Nick Clegg è metà olandese e multilingue. Tuttavia, il suo partner all’interno della coalizione, il primo ministro David Cameron, ha più volte dovuto resistere alle esortazioni provenienti dal suo stesso partito ad adottare un approccio più duro nei confronti dell’Unione europea. L’opposizione più aperta contro l’appartenenza all’UE viene dal sempre più popolare United Kingdom Independence party (UKIP). In una recente elezione straordinaria nella città di Eastleigh, l’UKIP è arrivato secondo dietro ai liberaldemocratici e davanti ai conservatori, relegati al terzo posto. Il capo del partito Nigel Farage ha dichiarato che si trattava ben di più di qualche “voto di protesta” proveniente da coloro che vogliono “mostrare il loro dissenso al sistema”.

In Europa, però, è tutta un’altra storia. In particolare la Germania considera l’UE più di una semplice piattaforma di scambio commerciale o di un’associazione libera di stati. A loro avviso, costituirebbe un elemento vincolante che intreccia inestricabilmente gli interessi nazionali degli stati membri assicurando così che non scoppi un altro conflitto continentale. L’avvento dell’Unione rappresenta la prima volta nella storia nella quale l’Europa è stata riunita sotto un insieme comune di ideali considerati come una scelta volontaria. Ed è uno status che sono chiaramente disposti a difendere.

L’appartenenza tedesca all’Unione ha fatto miracoli per la sua economia ormai in piena esplosione. L’effetto mitigante di alcuni paesi economicamente più deboli parte dell’eurozona ha reso le esportazioni tedesche molto più a buon mercato all’estero di quanto sarebbero state altrimenti, con un conseguente aumento delle vendite. Mentre le grandi economie dell’UE saranno sempre contribuenti attivi, la presenza di fondi UE destinati a scopi specifici per zone specifiche è spesso sfruttata come pretesto a livello locale quando i governi nazionali non sono propensi a sborsare le la loro quota.

L'impero (decaduto) di Carlo Magno

Nonostante ciò, la stampa nazionale continua a lamentarsi del continuo flusso di sovranità dall'antico parlamento britannico di Westminster verso Bruxelles. Gli inglesi hanno vacillato sulla questione dell’euro e festeggiato la saggia decisione di non farne parte quando le debolezze intrinseche della moneta unica sono state esposte agli effetti devastanti della crisi finanziaria. Inoltre, si sono rifiutati di ratificare diversi trattati significativi dell’UE come Schenghen. Negli anni ‘80, il primo ministro Margaret Thatcher ha combattuto duramente per ottenere il famoso distanziamento dall’UE e addirittura negli anni ’60, il suo predecessore Harold MacMillan descriveva quella che una volta era la CEE come “un arrogante potente ‘impero di Carlomagno’, all’epoca sotto il dominio francese ma destinato ad essere controllato dalla Germania”.

L’UE soffre della pessima immagine che la stampa ne offre nel Regno Unito e il suo approccio burocratico e oppressivo nell’affrontare le problematiche di certo non aiuta

Se il Regno Unito e il resto dell’Unione europea vogliono raggiungere una qualsiasi riconciliazione, entrambe le parti devono cercare di essere più comprensive. I primi devono cercare di capire l’importanza dell’UE e considerare le conseguenze di ogni affrettata decisione di uscire basata su pregiudizi e fanatismi nazionalistici. A sua volta, Bruxelles dovrebbe lavorare più duramente per essere più attrattiva per la popolazione britannica che rimane ampiamente ignorante in merito alla sua vera funzione e ai risultati da essa raggiunti. Dovrebbe anche cercare di risolvere la questione della legittimità avanzata dagli euroscettici in merito al “piano di gestione” del progetto europeo. In poche parole, l’UE soffre della pessima immagine che la stampa ne offre nel Regno Unito e il suo approccio burocratico e oppressivo nell’affrontare le problematiche di certo non aiuta. E ora che nel Regno Unito si parla di un referendum sull’appartenenza all’UE dopo le prossime elezioni generali, l’abisso tra le due opinioni deve essere colmato prima che sia troppo tardi.

Immagini: copertina (cc) [noone] tony/ flickr/ sito ufficiale