Politica

Regno Unito: il partito che si batte per l'uguaglianza di genere

Articolo pubblicato il 11 giugno 2015
Articolo pubblicato il 11 giugno 2015

Nello scenario politico britannico, arriva il Women's Equality Party, il partito che promette la creazione di una società più giusta entro il 2020.

Tra le fondatrici figura la comica Sandi Toksvig, voce del programma  satirico della BBC Radio 4 News Quiz con cui ha conquistato milioni di ascoltatori. Durante un'intervista con la BBC all'inizio di maggio, la presentatrice ha rivelato la volontà di abbandonare il programma, dopo nove anni di conduzione, per entrare nell'arena politica. «Nel corso di questi anni ho continuamente scherzato sulla politica ma dopo queste ultime elezioni posso dire di averne abbastanza», aggiungendo come «invece di prendermi gioco della politica, sento ora la necessità di prendervi parte». Queste le ragioni che l'hanno portata «a fondare un nuovo partito, chiamato Women’s Equality Party, formato da un fantastico gruppo di donne (e di uomini) che ritiene necessario promuovere dei cambiamenti».

L'idea di questo nuovo progetto politico si era palesata per la prima volta a marzo, quando a una delle sue esibizioni durante un festival, la Toksvig aveva annunciato la nascita di The Rescue Party (il partito del salvataggio), proponendo addirittura un ipotetico governo dei sogni formato da sole donne. Catherine Mayer, esponente del movimento femminista nonché ex-editorialista del magazine Time, era a sua volta coinvolta nell'organizzazione dello stesso festival. Così, da una provocazione - «formiamo un partito politico delle donne e vediamo un po' che succede, ne discutiamo dopo al bar» - si è arrivati al meeting inaugurale, seguito da una conferenza presieduta dalla Toksvig insieme alla scrittrice Stella Duffy, e a un forum politico. L'interesse nel progetto è stato enorme fin dal principio, con numerose sedi a livello regionale e locale in tutto il Regno Unito; anticipando addirittura il lancio ufficiale previsto per settembre.

Tuttavia le recenti elezioni generali potrebbero rappresentare per il WE un'importante occasione persa, nonostante i vertici del partito confidino nelle candidature per il 2020. La mission del partito è sintetizzata perfettamente sulla pagina Facebook: «Le pari opportunità sono temi che non devono riguardare solo le donne. Quando una donna è nelle condizioni di esprimere il suo potenziale, ne beneficiano tutti. Uguaglianza dovrebbe significare politiche migliori, un'economia più vivace, una forza lavoro scelta fra i talenti presenti in tutta la popolazione, e una società complessivamente a proprio agio con se stessa».

I principali obiettivi di WE sono quelli di raggiungere una presenza più equa del gentil sesso in politica, così come nel mondo degli affari e dell'educazione, parità nelle retribuzioni, pari diritti genitoriali nonché porre fine alla violenza sulle donne. Per far questo il partito cercherà di mobilitare gli oltre 9 milioni di donne che non hanno partecipato al voto d'inizio maggio (fra gli uomini il numero dei non votanti si è "fermato" a 7 milioni).

Alla domanda sul perché le persone non vengano smosse dagli appelli della politica, Toksvig ha risposto che parte del problema è da rintracciarsi nella mancata rappresentanza (da parte dei vari candidati) delle diversità che attraversano il paese. Le sue parole accusano direttamente i principali partiti politici, che «affrontano le nostre istanze (delle donne, ndr) come se rappresentassimo una minoranza della popolazione, invece di considerarci per quello che siamo, cioè la maggioranza del paese». In questo modo, «i programmi per le donne separate, così come le questioni dell'assistenza ai bambini vengono trattate come se fossero esclusivamente necessità femminili».

Ci sono 31 milioni di uomini e 32.2 milioni di donne nel Regno Unito, tuttavia solo il 29% dei parlamentari è donna. Le elezioni di maggio hanno registrato un risultato positivo al riguardo, con una crescita della presenza femminile (in precedenza al 23%): il maggiore incremento registrato dai tempi della vittoria laburista di Blair nel 1997, quando la percentuale fu addirittura del 173%. Un’altra storia interessante è quella del più giovane deputato eletto dal 1667: la studentessa ventenne Mhairi Black, eletta nelle fila del SNP. Tuttavia, per arrivare ad avere una presenza omogenea dei due sessi in Parlamento, sarà necessario mantenere questo trend fino al 2035. Da notare come, attualmente, Liberal Democratici, UKIP e DUP, non abbiano rappresentanti femminili nella Camera dei Comuni.

La rappresentanza femminile in politica varia di paese in paese. Come prevedibile, le nazioni scandinave ottengono la medaglia d'oro in quanto a uguaglianza tra sessi, con la Svezia al 45% di rappresentanza femminile nella camera bassa del parlamento, e la Finlandia al 42,5%. Irlanda (15.1%), Romania (11.2%) e Cipro (10,7%) sono i paesi europei peggio posizionati, secondo le statistiche delle Nazioni Unite.

Durante gli ultimi anni, la scena politica britannica ha registrato la crescita di partiti votati a cause specifiche, come il Green Party (i verdi), lo SNP (nazionalisti scozzesi), il Plaid Cymru e il Welsh Nationalist Party (entrambi indipendentisti gallesi). Il loro successo indica come il modo migliore per arrivare ad una uguaglianza tra i sessi sia la presenza di un partito specifico, con una agenda capace di richiamare l'attenzione dei partiti principali. Al riguardo, tuttavia, non stanno mancando le critiche, con accuse contro la decisione di limitarsi alla sola sfera femminile: perché Women's Equality Party e non semplicemente Equality Party?

La co-fondatrice Stella Duffy ha espresso il suo pensiero attraverso un post: «La prima cosa che mi colpisce è che se questa domanda fosse stata indirizzata ai movimenti LGBT, o alle persone disabili, come verso altri gruppi, sarebbe stata liquidata immediatamente come una richiesta assurda oltre che offensiva: provate a chiedere ad un attivista di un gruppo per l'uguaglianza delle persone di colore perché si preoccupa solo per le persone nere! Non capisco quindi perché si richiede alle donne di interessarsi a tutte le tipologie di disuguaglianza».

Con gran parte delle donne britanniche pagate mediamente il 35% in meno degli uomini per lavori part-time, le fondatrici di WE potrebbero davvero essere sulla buona strada per un futuro successo politico.