Politica

Referendum, enigma del 2011

Articolo pubblicato il 17 giugno 2011
Articolo pubblicato il 17 giugno 2011
In passato, la mancanza di informazioni e una tiepida partecipazione avevano fatto sì che il più importante strumento di democrazia diretta si riducesse a uno strenuo ma futile esercizio. I risultati inaspettati del referendum tenutosi in Italia il 12 e il 13 giugno gli rendono giustizia. E lo riportano in primo piano.

La bassa partecipazione aveva spesso fatto nascere qualche perplessità sull'efficacia del referendum come mezzo per esercitare la sovranità popolare. In Italia, ad esempio, dei 62 referendum nella storia della Repubblica, solo la metà ha raggiunto il quorum e ha quindi assunto valore legale. Negli ultimi 14 anni, il quorum non era mai stato raggiunto. Non è stato così il 12 e il 13 giugno, quando 25 milioni di italiani hanno espresso il loro voto per abrogare quattro diverse leggi. Gli italiani hanno detto quattro volte “si” per dire “no”. No all'installazione di centrali nucleari. No alla privatizzazione e alla commercializzazione dell'acqua. E “no” al legittimo impedimento, ovvero la possibilità per le alte cariche dello Stato di non presentarsi di fronte ai giudici.

Nuova vita per il referendum?

Inutile a dirsi, questi risultati sono stati un duro colpo per il governo. Nei concitati giorni pre-referendum, in Italia molti sostenitori del “si” hanno accusato i principali media di non aver coperto sufficientemente il tema, talvolta accusando il governo di aver studiato un piano per sabotare il referendum. Nonostante le condizioni sfavorevoli, i risultati finali hanno di gran lunga superato le aspettative. Sulla scia di questo inaspettato successo, il referendum vivrà probabilmente una nuova vita. Spesso trascurato come vecchio strumento per la democrazia diretta, potrebbe trovare nuovi sostenitori tra diversi gruppi di interesse, anche diversi tra loro. Ma il referendum è un lavoro duro. Raccogliere le firme necessarie non è la parte più difficile. La vera sfida è raggiungere il quorum di votanti e far capire per cosa si stia votando, pro o contro che cosa. L'attuale formulazione delle domande è talmente criptica che senza adeguate campagne di informazione è abbastanza semplice perdersi e confondersi tra termini complessi, rischiando di rispondere “si” al posto di “no” e viceversa. Ovviamente ciò pone seri rischi di manipolazione.

I referendum hanno segnato importanti progressi nella storia politica e sociale di Paesi come l'Italia, spesso creando dibattiti accesi tra i sostenitori dei “si” e dei “no”. Un esempio su tutti è la legge sul divorzio, che venne sottoposta a  referendum poco dopo essere stata introdotta, nel 1974. La legge venne mantenuta, con il 59% degli Italiani che si proclamò contro l'abolizione. Non sempre le conseguenze portano al progresso: i cittadini sloveni pagano ora le conseguenze di tre referendum su temi quali l'età di pensionamento e le telecomunicazioni, che con la partecipazione di appena il 14% degli elettori ha impedito al Paese un importante cambiamento politico. Le critiche feroci non si sono fatte attendere.

Refe..che?

In altre parti d'Europa, i referendum sono più rari ma non sconosciuti. Spesso giocano un ruolo importante nel processo di integrazione europea, anche se non sempre in modo favorevole. La Norvegia, per esempio, ha avuto due referendum sull'adesione all'Unione europea (nel 1972 e nel 1994), entrambi con esito negativo. I referendum in Francia ed Olandahanno affossato la costituzione europea nel 2005. Nel 2008, il “no” irlandeseposticipò di oltre un anno l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Indipendentemente dal risultato, i referendum aiutano a ridurre la distanza tra l'establishment politico e la richiesta di cambiamento della società civile. In un momento in cui i cittadini europei – e in particolare i giovani – si sentono sempre più lontani e disconnessi dalla classe politica e le piazze sono sempre più affollate di “indignati” (indignados) di ogni estrazione sociale, i referendum possono ancora essere il migliore strumento istituzionale per garantire una maggiore partecipazione e democrazia. Il Trattato di Lisbona prevede un nuovo strumento, l'Iniziativa europea dei cittadini (European Citizens' Initiative – ECI), che consente a un milione di cittadini distribuiti tra tutti i paesi membri di richiedere alla Commissione Europea un impegno per un nuovo progetto di legge in qualsiasi tematica europea. Ad oggi questo nuovo strumento non è mai stato utilizzato, ma una commissione formatasi di recente sta già raccogliendo gli appassionati per trarre pieni vantaggi da questa nuova forma di referendum europeo a partire dal 1 Aprile 2012.

Foto: (cc) 'Lomo-Cam' aka Cameron Russell on Flickr/ CamRussPhot