Politica

quei giovani armeni a gezi park

Articolo pubblicato il 16 luglio 2013
Articolo pubblicato il 16 luglio 2013

Tra i partecipanti alle contestazioni di Occupy Gezi ritroviamo Nor Zartonk, un'organizzazione fondata dai giovani armeni che abitano in Turchia. La comunità armena, abitualmente discreta, ha tenunto a ricordare ai propri concittadini turchi che sotto il parco di Gezi giacciono alcuni loro antenati. Per Cafébabel, un militante commenta i recenti avvenimenti. 

(Il militante ha preferito mantenere l'anonimato: nel corso dell'articolo lo chiameremo A)

A Gezi park, eravamo tutti delle minoranze

In un'intervista recente, il direttore di Nor Radyo, Murat Gozoglu, riassumeva cosi la filosofia di Nor Zartonk : «abbattere le mura tra i popoli per non essere più stranieri gli uni agli altri». Questi propositi rappresentano negli ultimi tempi una coscienza politica inedita, emersa a fatica durante il governo Erdoğan. Come i ‘çapulçular’ potranno mai dimenticare il ‘kardeşlik’, lo spirito di fraternità che si è creato tra i manifestanti del parco Gezi di Instanbul?

"Vivere insieme è stata una lezione formidabile", dichiara A, e prosegue: "I manifestanti turchi hanno realizzato cosa significasse essere una minoranza privata della parola. Noi, armeni oppressi da secoli, conosciamo perfettamente questo sentimento. Inoltre essendo abituati a mobilizzarci per i nostri diritti sapevamo già cosa significasse assere attaccati dai gas lacrimogeni! Senza contare che per i Curdi queste sono inezie se comparate ai colpi di fucile che loro hanno subito. La coabitazione e il dialogo hanno permesso l'emergere di un'empatia comune sulla questione delle minoranze in Turchia».

Il miracolo di gezi park

"Molti hanno incontrato per la prima volta persone 'differenti'. Eliminati i pregiudizi, non avremmo alcun problema a vivere insieme. A Gezi Park abbiamo scoperto la nostra comune umanità". Ecco come A riassume il "miracolo" avvenuto durante le proteste al centro di Instanbul. E non era poi cosi scontato. 

Per esempio, la presenza massiva di bandiere nazionali e nazionaliste con l'effige di Atatürk non disturbava le minoranze? Il nostro interlocutore ritiene che la maggior parte dei giovani "non sono mai stati impegnati politicamente, e quindi questi sono i loro unici punti di riferimento politici". Sarà davvero cosi?  Intanto l'unità del Paese resta fragile. 

il genocidio resta un tabù a Gezi   

Al Gezi Park, Nor Zartonk ha giocato il ruolo del pedagogo. Davanti lo stand dell'organizzazione, un'effige a forma di tomba ricorda agli occupanti del parco, e agli Instanbulesi di passaggio, a cosa era destinato un tempo quel luogo.  Pochi ricordano che il parco Gezi ospitava il cimitero armeno più grande della città. La legittimità di questo simbolo fatto di carta e polistirolo non è stata affatto contestata: "l'immagine è rimasta intatta dal primo all'ultimo giorno di occupazione", afferma A. Il 5 giugno, l'entrata principale del parco è stata intitolata dagli occupanti con il nome di Hrant Dink (giornalista e scrittore turco di origine armena, assassinato da un nazionalista nel 2007, ndr). Nonostante l'accoglienza positiva riservata a queste iniziative, i militanti della causa armena restano prudenti. Perché perfino al centro del movimento Occupy Gezi, rimangono dei tabù. "Il ricordo del genocidio resta un argomento di conversazione complesso, è una linea difficile da sorpassare" continua A, "le persone non hanno mai avuto l'occasione di affrontare la questione perché il sistema educativo l'ha censurato".  

La spontaneità e l'estensione del movimento di protesta nato a piazza Taskim ha portato numerosi analisti ad evocare l'immagine di un crollo del "muro della paura". Cosciente che ci sarà un prima e dopo Gezi Park, A resta cauto: "Le persone fermate dalla polizia per aver partecipato alle manifestazioni sono esposti alle conseguenze della legge anti-terrorismo. La Turchia sa creare nuovi nemici per suscitare la paura, e gli alibi adatti a proseguire l'oppressione. Le reazioni future della popolazione ci diranno se la paura è davvero caduta. Soprattutto non bisogna far scemare quest'ondata di mobilizzazione perché non è qualcosa che accade di frequente in Turchia". In ogni caso, "nessun gruppo politico potrà fare suo questo movimento. Non si puo avere influenza su un mosaico di gente così variegato. La nostra forza risiede nella collettività". 

Da cantiere civile a cantiere Politico

L'unione e la tenacia a combattere osservati durante 15 giorni a piazza Taskim sopravviveranno? Anche se numerose sono state le azioni di disobbedienza civile in seguito allo sgombero della piazza attuato dalle forze di polizia, alcuni 'çapulçular' non si fanno illusioni. "Resta difficile immaginare un futuro, tutto si sta muovendo velocemente in Turchia. Non crediamo stia nascendo un movimento di resistenza civile. Tuttavia sono auspicabili interlocutori all'interno della società civile. La prova determinante per la società sarà la capacità di mantenere in vita lo spirito di fraternità, nonostante le provocazioni e le manipolazioni del governo" che cerca di dividere.

Allora quale slogan più adatto di "Erdoğan istifa" (Erdoğan dimettiti)? Ma il nostro interlocutore lo trova un po' riduttivo: "la collera è diretta contro il sistema. La Turchia ha già conosciuto la dittatura più di una volta. La situazione attuale non è molto differente da quelle passate che abbiamo già esperimentato". 

Al cuore delle rivendicazioni delle minoranze a favore di una vita comune, figura la revisione della nozione di cittadinanza. "Vivo in Turchia. Sono un cittadino. Punto. Il mio status non dovrebbe mai essere definitio sulla base di criteri etnici o religiosi", valuta A. Altro cavallo di battaglia del movimento: la critica alla legge elettorale che domanda una soglia del 10% di voti perché un partito venga rappresentato al Parlamento. Minoranze e partiti locali hanno de facto sbarrata l'entrata nell'arena politica istituzionale. A è categorico: "questa soglia non solo dovrebbe essere abbassata, ma proprio cancellata e dimenticata, perchè favorisce solo partiti maggioritari". 

I giovani militanti armeni di Nor Zaryonk sono coscienti che il lavoro da fare è immenso: "Non saranno solo le modifiche dei testi di legge che faranno avanzare i diritti dell'uomo. Bisognerà anche che evolvano le mentalità delgi uomini politici."

informazioni supplementari su Nor Zartonk :

Fondata da giovani militanti armeni in Turchia, Nor Zartonk (Nouvelle Renaissance/Eveil) si apre a favore di una riconciliazione delle diverse composanti della società turca. Difende il rispetto dei diritti e la non discriminazine. Nel 2009, l'organizzazione ha lanciato un progetto di webradio. Concepita inizialmente come una radio comunitaria armena, Nor Radyo (nuova radio) si è infine evoluta in un progetto più ambizioso: diventare la voce del multiculturalismo turco, dando voce alle lingue minoritarie. Una piattaforma condivisa dove ognuno è libero di manifestare la propria appartenenza etnica e la propria identità culturale. Una programmazione mutilingue che favorisce la comprensione e la cooperazione interculturale.