Politica

Quale futuro per il Trattato di Lisbona?

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2008
Secondo la Commissione europea il Trattato di Lisbona è in corso di rattifica. Ma è vero? Tra il «No» irlandese e la necessità di rinnovare gli accordi di Nizza si mette in discussione la capacità dell’Europa di agire come entità politica e la possibilità di nuovi allargamenti.

La Commissione europea “vede” il Trattato di Lisbona come approvato dalla maggior parte degli stati membri dell’Unione. Nonostante ciò, l’approvazione e la ratifica sono due cose ben diverse. La condizione per l’entrata in vigore del Trattato è la ratifica da parte di tutti gli stati membri. Immaginiamo due mappe geografiche dell’Europa: la prima è quella presentataci dalla Commissione e la seconda, quella che possiamo trovare su Wikipedia. Si vede già al primo sguardo quali stati hanno completato la ratifica. Si vede anche che la Commissione vorrebbe che la situazione fosse diversa.

Dopo l’Irlanda

Pochi giorni dopo la pubblicazione dei risultati del referendum irlandese, il Presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, si è appellato ad un’ulteriore ratifica del Trattato. I leader di 27 stati hanno deciso che il processo di ratifica continuerà in tutti i paesi escludendo, di fatto, la possibilità di una nuova negoziazione dello stesso. Davanti al Parlamento europeo il Presidente Sarkozy ha annunciato che è ormai impossibile che il Trattato di Lisbona entri in vigore alla data prevista, il primo gennaio 2009.

In Repubblica Ceca invece, dove hanno già annunciato la morte del Trattato di Lisbona, s’insiste su quest’affermazione. Ovviamente non è vero perché la Costituzione irlandese permette di ripetere il referendum: questo significa che in Irlanda la strada della ratifica non è ancora del tutto chiusa. Si parla di un nuovo referendum ad aprile dell’anno prossimo. Brian Cowen, l’attuale Primo Ministro irlandese, spiega che l’esito negativo del referendum non è da interpretare come un voto contro l’Ue. L’11 settembre il Governo irlandese ha pubblicato un sondaggio sul Trattato di Lisbona che illustra le ragioni del «No»: la mancata conoscenza dei cittadini in materia. Questo mette la prospettiva di un secondo referendum sotto un punto interrogativo. Le ricerche hanno solo confermato quello che già si sapeva e la tardiva pubblicazione dei risultati dopo il referendum mostra il tentativo di rinviare il più possibile la proposta del piano d’azione irlandese. Allo stesso tempo su TimesOnline del 10 settembre si legge che gli voci vicine al Governo irlandese danno come possibile data per un altro referendum la seconda metà del 2009. Decisamente troppo tardi i tempi dell’Ue, dato che nel 2009 si terranno significativi cambiamenti istituzionali all’interno dell’Unione: le elezioni del Parlamento europeo e il cambio della Commissione prevista dal Trattato di Nizza. Questo spinge i leader a muoversi in favore di un “nuovo Trattato”. Il termine ottimale per una nuova approvazione sarebbe il periodo marzo-aprile 2009.

Niente Lisbona, ma senza Nizza

La mancata adozione del Trattato di Lisbona influenzerà in maniera negativa tante questioni. In prima linea, un gruppo degli stati membri spingerà ancora per la sua applicazione. Tornerà pertanto la questione dell’Europa a due velocità, vale a dire un’integrazione più stretta tra alcuni stati membri. In secondo luogo, la mancata adozione del Trattato mette in dubbio ulteriori allargamenti. Questo per via del fatto che il Trattato di Nizza attualmente in vigore prevede un totale di 27 stati membri e si è “esaurito” con l’ultimo allargamento. Come terzo punto, l’Ue rimarrà impotente in materia di politica estera. Gli eventi di quest’estate in Caucaso hanno dimostrato la necessità della ratifica del Trattato di Lisbona dato che esso contiene le norme riguardanti la politica estera dell’Unione e quella dell’approvvigionamento energetico.

Al momento è evidente la confusione nel flusso d’informazioni. Si discute sul fatto di riproporre o meno il referendum all’Irlanda e si manipolano le informazioni riguardanti lo stato delle ratifiche in altri stati membri. Gli stessi stati membri danno segnali contrastanti e tardano con la ratifica. Questo succede perché – visto che in Irlanda è aumentata la capacità di fare “richieste” – anche Polonia e Repubblica Ceca cercano di sfruttare la confusione legata alla ratifica. Si crea cosi una situazione di tilt nel flusso di informazioni, e i tempi per prendere decisioni e per introdurre cambiamenti si protraggono all’infinito. La questione che si pone ora è la seguente: si troverà una riforma del Trattato che rimedi un tale approccio e vada verso il miglioramento del funzionamento dell’Unione?