Politica

Presidenziali in Russia, chi succederà a Putin?

Articolo pubblicato il 02 agosto 2007
Articolo pubblicato il 02 agosto 2007
Nel marzo 2008 i russi andranno alle urne per eleggere il nuovo Presidente. Putin non potrà ripresentarsi. Ma può contare su un'opposizione divisa. Intanto Kasparov...

Finora si conoscevano i nomi di due candidati, entrambi vice-premier: Dmitri Medvedev – considerato un liberale – e Sergei Ivanov che, al contrario, ama definirsi un seguace della linea dura. Quest'ultimo, Ministro della Difesa russo, al recente Forum internazionale sull’economia di San Pietroburgo ha affermato che la Russia nel 2020 farà parte dei cinque principali paesi industrializzati. Medvedev si è mantenuto più riservato e ha posto l’accento sulle risorse umane: vorrebbe introdurre nuovi “programmi nazionali” a sostegno di diversi settori (salute, educazione, edilizia, agricoltura) e incentivare lo sviluppo delle grandi città del Paese. Ma il Cremlino, di tanto in tanto, pesca qualche novità dal suo cilindro magico. A metà giugno Igor Shuvalov – consigliere del presidente Putin – ha dichiarato durante un convegno a Washington che i candidati potrebbero essere più di due. Bisogna prepararsi, dunque, a un colpo di scena. Putin non avrebbe per il momento intenzione di modificare la Costituzione – che non permette più di due mandati presidenziali consecutivi – per proporsi una terza volta. Ma allora a quando la nomina del suo successore? Il Presidente si esprimerà sui candidati «quando i loro nomi saranno sulle schede elettorali» ha riferito il suo portavoce Dmitri Peskov.

Quel misterioso attentato alla governatrice

La lista dei possibili candidati nelle grazie del Cremlino diventa sempre più lunga. Ultimamente si fa il nome del direttore delle Ferrovie Russe Vladimir Yakunin. Ma anche quello di Valentina Matvijenko, governatrice di San Pietroburgo, sembra papabile. Il fatto di essere stata inclusa fra i possibili candidati è legato a un episodio poco chiaro. Poco tempo fa i servizi segreti avrebbero infatti sventato un attentato alla governatrice. Le male lingue suppongono che sia una trovata pubblicitaria per farla salire alla ribalta.

Putin stesso di recente si era dichiarato favorevole a un prolungamento del mandato presidenziale da quattro a sette anni e non aveva escluso la presenza di un governatore al vertice dello Stato. Il quotidiano russo Izvestia ha fatto i nomi di ulteriori candidati: Aleksandr Tkatschev – governatore di Krasnodar, regione della Russia meridionale, noto per i suoi attacchi nazionalistici contro gli immigrati armeni – e Aleksandr Chloponin, governatore della regione siberiana di Krasnojarsk, già direttore dell’industria mineraria di nichel più grande del mondo a Norilsk, nella Russia del nord.

Fra i possibili successori di Putin gli osservatori includono anche il vice primo ministro 52enne Sergei Naryshkin, finora apparso raramente in pubblico. Naryshkin fa parte delle “eminenze grigie” del governo russo. Ha introdotto diverse riforme ed è responsabile delle relazioni diplomatiche fra l'Unione Europea e le Repubbliche ex sovietiche della Comunità degli Stati Indipendenti. Naryshkin proviene dal "vivaio di dirigenti" di San Pietroburgo. All’inizio degli anni Novanta lavorò con Putin nell’amministrazione della città di Neva.

I sogni di Kasparov

Ma anche l’opposizione sta ancora cercando i suoi candidati. L’ex campione del mondo di scacchi Garry Kasparov spera ne venga trovato uno comune ai liberali, alla sinistra e ai nazionalisti. Secondo il leader della coalizione d'opposizione L'altra Russia «solo stando insieme sarebbe possibile avere elezioni democratiche». Il nome del candidato della coalizione doveva essere stabilito ai primi di luglio, ma i diversi partiti non hanno trovato un accordo, così ciascuno presenterà un proprio rappresentante. Quattro persone hanno quindi annunciato la loro candidatura. Tra loro l’ex primo ministro Mikhail Kasyanov e l’ex capo della Banca Centrale Viktor Gerashenko, che si vogliono candidare per L’altra Russia. A entrambi, però, manca quella «base di popolarità» che secondo Kasparov è essenziale per ottenere un buon risultato elettorale.

A sorpresa ha annunciato la sua candidatura anche anche lo scrittore Vladimir Bukowski. Il dissidente 65enne, che dal 1976 vive in Gran Bretagna, trascorse otto anni in un campo di lavoro a causa del suo attivismo contro il regime sovietico. Per lui l’importante sarebbe svelare i «crimini del passato», ma non pensa di avere molte possibilità di essere eletto.

Anche il presidente del partito liberale Jabloko, Grigori Jawlinski, vuole candidarsi alle Presidenziali. Ma i concorrenti liberali dell’Unione delle forze di destra lo criticano per il suo adattamento alla politica del Cremlino.

Quanto al Partito Comunista candiderà alle elezioni presidenziali ancora una volta il suo presidente Gennady Zyuganov, che ha rifiutato l'unione con L’altra Russia di Kasparov.

Lo schieramento degli oppositori di Putin non arriva a compattarsi soprattutto a causa delle gelosie: ci sono molti leader ma poche persone. Gli osservatori pensano che i tecnocrati del Cremlino potrebbero avere qualche responsabilità in merito: avrebbero infatti ammorbidito parte dell’opposizione con allettanti offerte.