Politica

Povera Italia, stipendi più bassi di Grecia e Spagna

Articolo pubblicato il 25 marzo 2008
Articolo pubblicato il 25 marzo 2008
Nell’ultimo decennio i redditi italiani sono rimasti praticamente bloccati, mentre l'inflazione ha spesso superato la media europea. E il potere d'acquisto? In calo. Ritratto di un Paese dove i giovani sono i più poveri.

Il rapporto del 2006 della Banca d’Italia conferma che nel Belpaese la disuguaglianza economica e la povertà delle famiglie hanno raggiunto ormai livelli allarmanti. Ma chi sono i poveri? L'Istituto italiano di statitistica (Istat), sulla base di dati che raccoglie a campione, considera povere le famiglie su una base di reddito che da va circa 500 euro per quelle con un solo componente, fino a 2200 euro per quelle con oltre sette componenti.

Nel 2008 il 20% delle famiglie sotto la soglia di povertà

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la tutela dei diritti dei consumatori), sulla base di dati Istat relativi agli anni 2005-2006, rileva che il 14,6% delle famiglie dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Potrebbero diventare il 20% a fine 2008. Molti italiani trovano sempre più difficile acquistare beni di largo consumo, anche se le difficoltà più grosse sono in settori come le assicurazioni e i trasporti. Se consideriamo la riduzione del potere d'acquisto per fasce di reddito, i meno colpiti sono i dirigenti, con un calo del 1,4%, gli operai arrivano al 7,9% e i pensionati al 15,5%. La questione è quindi economica, ma diventa anche sociale e politica.

Inflazione e salari

La società del consumo (Foto: Maciej Lewandowski. Macieklew/flickr)

E i prezzi? A gennaio in Europa l’inflazione sui prodotti energetici e alimentari non lavorati era al 3,2%, il dato più alto da quattordici anni. Inoltre, per il nono anno consecutivo, supererà il 2%. In Italia, invece, l'aumento annuale dei prezzi è stato, negli ultimi anni, superiore alla media europea. L’Istat segnala a febbraio 2008 un aumento dei prezzi dei beni maggiormente acquistati del 5% a fronte di un’inflazione media del 2,9%: il prezzo del pane è aumentato del 12,5% mentre quello della pasta è cresciuto del 14%. I prezzi dei generi alimentari e delle bevande analcoliche sono aumentati del 5,7% in un anno. In questo senso, sono state presentate proposte specifiche, come l’indicazione del ‘triplo prezzo’ (all’origine, all’ingrosso e al dettaglio) sui prodotti alimentari.

Le città maggiormente toccate? Tra le meno ricche del Paese: Napoli, Cagliari, Reggio Calabria, L’Aquila e Potenza.

Allo stesso tempo, i salari italiani sono tra i più bassi nella lista dei paesi Ocse. L’Italia si posiziona al 23° posto della graduatoria 2007, dietro a Spagna e Grecia. I redditi del Paese sono infatti, da circa dieci anni, praticamente bloccati, in tendenza contraria agli altri Paesi europei. Ciò porta ad una contrazione dei consumi, in calo dell’1,1% a febbraio 2008 – dato peggiore degli ultimi tre anni – e potenzialmente ad un aumento dell’indebitamento a lungo termine.

Produttività, una grande sconosciuta

In Italia la produttività non cresce. Ne soffrono sia la competitività che il potere d’acquisto e di conseguenza i consumi e la crescita economica.

La creazione di Mr. Prezzi (vedi box) è un palliativo, non una soluzione. L’euro non è la causa principale del problema italiano, ma è altrettanto vero che i consumatori hanno la sensazione che la moneta unica non li stia proteggendo in un momento di rallentamento economico, con la Bce che si oppone ad un abbassamento dei tassi di interesse.

Una povertà “giovane”

Il rischio di povertà è inversamente proporzionale all'età: tra i minorenni, nel 2006, il 19% è povero, mentre tra gli ultra-sessantacinquenni il dato scende all’8,5%. In altre parole l’Italia è attualmente un Paese che ha un sistema socio-economico che concentra gran parte delle risorse sulla spesa pensionistica, e non a sostegno di famiglie, imprese e giovani.

Economia, ma quanto mi voti?

I problemi socio-economici sono al centro del dibattito elettorale in vista delle elezioni di aprile. Sia Walter Veltroni che Silvio Berlusconi promettono di abbassare le tasse, tagliare la spesa pubblica, intervenire su salari minimi e stipendi. Come in ogni campagna elettorale.

La differenza è che stavolta siamo, veramente, in un momento di crisi economica, che potremmo definire “globale”. Gli elettori si aspettano che il prossimo Governo risponda alla domanda: «l’Italia è ancora un Paese ricco?».

Per il momento la risposta è si. Ma è ormai una corsa contro il tempo, e l’Italia parte in svantaggio.

Mr. Prezzi ci salverà dalla crisi?

Il 15 Gennaio 2008 Antonio Lirosi, Capo Dipartimento per la regolazione del mercato del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato nominato Garante per la sorveglianza dei prezzi. Cosa fa Mister Prezzi? Il suo compito, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, è sorvegliare il mercato, attraverso le segnalazioni dei cittadini, e in collaborazione con la Guardia di Finanza. L'iniziativa riprende quella svizzera dove, già dal 1991, esiste un Monsieur Prix, che controlla gli aumenti abusivi, ad esempio, delle tariffe di gas, elettricità, trasporti pubblici. Tra i suoi compiti anche segnalare gli abusi e gli oligopoli, così come le scelte speculative.

Foto in home page: l'Euro (wfabry/flickr), nell'articolo (Macieklew/flickr), pasta (Stefano Menegon/A.F.A.&G/Flickr)