Politica

Polonia: il Solidarnosc e gli hacker della libertà

Articolo pubblicato il 14 settembre 2010
Articolo pubblicato il 14 settembre 2010
«Prendo il controllo dell'emittente!». Quando noi polacchi vediamo il film culto "Hackers" (1995) con Angelina Jolie, questa battuta, pronunciata da uno dei protagonisti, ci ricorda inevitabilmente il colpo assestato da alcuni nostri connazionali alla televisione polacca, dieci anni prima. E c'è motivo di esserne orgogliosi.

Nel 1985, la Polonia comunista era schiacciata dal duro regime dittatoriale filo-sovietico del generale Wojciech Jaruzelski. Il movimento clandestino polacco della "solidarietà" era spalleggiato da un gruppo di hacker, che riuscirono a infiltrarsi nelle trasmissioni della rete di propaganda del regime polacco, Canale Uno. Da lì trasmisero il loro messaggio di protesta contro l'aumento dei prezzi, la censura, la propaganda, il sistema mono-partitico - e, in generale, contro il comunismo - il sistema politico oppressivo e così via. Usarono solamente un personal computer ZX Spectrum a 8 bit e il loro talento. Furono tutti arrestati e sbattuti in carcere pochi minuti dopo la loro trasmissione. Tutto ciò accadde a pochi isolati da dove abitavo io, nella città universitaria di Torun. Avevo appena due anni. I giornali americani, quelli dell'Europa occidentale e persino quelli israeliani riportarono subito la notizia, premendo per una maggior libertà di stampa in Polonia e per il rilascio dei prigionieri politici, che fra loro si chiamavano "hacker".

Oggi, per le celebrazioni del trentesimo anniversario del Solidarnosc, sono stato invitato ad accompagnare i miei genitori, ex attivisti di questo movimento sindacale indipendente, il primo in tutta l'Unione Sovietica. È stato proiettato un film che celebrava il gesto coraggioso di questi ragazzi, oggi un po' attempati, ma ancora disinvolti e divertenti, che sono riusciti a infiltrare il loro messaggio in tv nel 1985. Alla prima di "Hakerzy Wolności" ("Gli hacker della libertà"), questi signori hanno affermato di sentirsi felici di far parte della oramai pluralista e democratica società civile polacca. Sarebbero addirittura pronti a sferrare un altro attacco alla televisione, se in Polonia dovesse presentarsi una nuova minaccia per la libertà di espressione. Con dei compatrioti così coraggiosi e attenti alla libertà di stampa, questa sera posso senz'altro addormentarmi tranquillo. Good night and good luck.

La testimonianza è di Maciej Duszynski