Politica

Polonia: deriva silenziosa verso l’autoritarismo

Articolo pubblicato il 22 marzo 2017
Articolo pubblicato il 22 marzo 2017

Il governo polacco sta limitando i poteri della Corte Costituzionale e le competenze degli organi di informazione pubblica. Tuttavia queste misure rischiano di sfuggire alla comunità internazionale, preoccupata soltanto di Donald Trump e  della Brexit.

Accendete il televisore, vi apparirà Donald Trump che twitta e inveisce con le sue dichiarazioni  contro metà della popolazione mondiale. In successione, quasi certamente, arriverà Theresa May che battibecca di nuovo  con le massime istituzioni europee. E’ vero che le affermazioni di entrambi provocano scoramento e disperazione ovunque ma, mentre noi ci concentriamo su Usa e Regno Unito, sembriamo dimenticarci di quello che accade nell’Europa dell’Est.

In Polonia la deriva del partito di governo Diritto e Giustizia (PiS) verso l’autoritarismo, sta passando sotto silenzio in Europa; il resto del mondo l’ha lasciata sola, probabilmente perché i titoli dei giornali polacchi sull’argomento non sono così attraenti per il palato dei lettori europei, come quelli sulla May o su Trump. La copertura dei media sull’argomento è, attualmente, scarna e superficiale, e sembra che dell’indebolimento delle istituzioni democratiche  della Polonia, in Europa, interessi a pochi.

Tra questi c’è però Jakub Wawrzonkowski, 25 anni, studente di Economia Aziendale all’Università di Gdansk, che attualmente vive a Siviglia. Jakub è dell’opinione che la gente mostri troppa poca attenzione nei confronti di quello che sta avvenendo nel suo paese,  e la situazione dura da mesi. La verità è che, approfittando del silenzio, il governo guidato da Beata Szydlo e manovrato nell’ombra dal precedente Presidente del Consiglio Jaroslav Kackzynsky, sta approntando delle leggi che sono un pericolo per la democrazia polacca.

Alla conquista del ceto medio

Wawrzonkowski ha lasciato il suo paese circa quattro anni fa, ma la sua famiglia vive ancora in Polonia. “Io credo che il PiS divenuto maggioranza assoluta nel paese sia la cosa peggiore che mai potesse accadere alla Polonia” dice, rispondendo alla domanda sul forte seguito che ha il  partito.  Responsabili primi di questo successo sarebbero i suoi legami con la Chiesa Cattolica e l’aumento della popolazione anziana nel paese; due fattori, sottolinea, che gli hanno permesso di crescere nei settori più conservatori della Polonia. Non sono  però, questi,  gli unici elementi che hanno portato il partito di Szydlo in testa ai consensi a partire  dal 2001  sino ad oggi.

Il PiS ha vinto tra gli appartenenti alla classe media che precedentemente aveva in parte votato per Piattaforma Civica (ovvero per il partito di Donald Tusk, attuale Presidente del Consiglio Europeo), grazie ad  alcune riforme come quella dei sussidi alle famiglie (500+ Programme): un benefit di 500 zloty (115 euro) a bambino che ha riguardato tutte le famiglie con due o più figli. Misure come questa hanno convinto molti elettori a prescindere dalle istanze radicali del partito, e, a dispetto dei tanti provvedimenti controversi approvati dal PiS, a concedergli di vincere con larga maggioranza le elezioni del 2015.

Attacco alla giustizia e ai mezzi d’informazione pubblici

Pochi mesi dopo aver conquistato le urne elettorali ed essere salito al governo, il PiS, di ideologia ultraconservatrice, ha varato il suo primo decreto: una riforma riguardante direttamente la Corte Costituzionale e  che, eliminando il paragrafo sull’indipendenza di questa dal potere politico, attenua di fatto la separazione dei poteri. Praticamente, la misura limita fortemente il campo d’azione dei giudici della Corte Costituzionale, cambia il loro sistema di voto e rende confuso l’iter per l’approvazione di alcune decisioni da parte loro.

Tale riforma è stata giustificata dal governo attuale come una contromisura presa  a causa delle nomine di alcuni giudici fatta dal governo precedente, da quello attuale ritenute improprie. Poco prima delle elezioni che avrebbe decretato la vittoria del partito di Kackzynsky,  il governo precedente aveva infatti nominato 5 giudici. Due di essi, secondo la stessa Corte Costituzionale, erano stati scelti con procedure illegali. Tuttavia il governo di Szydlo non si è limitato a ‘correggere’ l’elezione dei due giudici summenzionati, ma ha rimosso, servendosi proprio della riforma,  tutti e 5 i giudici nominati in precedenza. Questo gli ha permesso di nominarne altri 5 “graditi” a salvaguardia del governo,  in grado di bloccare cioè ogni provvedimento che ne intendesse contrastare le azioni.

Ma c’è di più. La riforma della Corte Costituzionale è stata fatta a dicembre del 2015 e ad appena un mese di distanza il governo polacco ha varato un’altra riforma: il suo bersaglio è  stato questa volta il sistema d’informazione pubblico, riconosciuto ovunque nel paese come “vessillo della cultura nazionale”. I media sono stati messi sotto la guida del Ministero della Cultura, designato responsabile della nomina dei loro dirigenti.

Secondo Wawrzonkowski l’unica cosa riuscita al governo del PiS  è stata quella di dividere i polacchi e creare un’immagine del paese che non corrisponde alla realtà. “Kackzynsky ha creato due schieramenti nel paese, sostenendo che chi è contro di lui fa parte dello schieramento peggiore; personalmente sono orgoglioso di appartenere a quest’ultimo”, enfatizza  criticando severamente l’operato del partito di governo.

La Commissione Europea si è già espressa: in conformità ad  una procedura approvata nel 2014 per proteggere lo Stato di Diritto in Europa, ha disposto una serie di accertamenti sulla situazione del paese e ha raccomandato più volte al governo polacco di modificare i suoi comportamenti. La risposta dell’esecutivo è stata chiara: ha ignorato completamente l’organo dell’ Unione Europea garante del rispetto dei Trattati tra gli stati membri.

A mali estremi, estremi rimedi?

Se la situazione dovesse persistere ed il governo polacco dovesse andare avanti ugualmente con i suoi provvedimenti, l’UE potrebbe avviare la procedura relativa al rispetto dell’Articolo 7 del Trattato dell’Unione, misura estrema mai presa prima, ed elevare una serie di sanzioni nei confronti della Polonia che potrebbero farle perdere in ultima istanza il diritto di voto in seno al Consiglio Europeo. Un precedente, questo, che potrebbe servire da monito anche verso altri paesi, come l’Ungheria, pericolosamente protesi verso una svolta autoritaria: appartenere all’Europa non vuol dire soltanto ottemperare alle regole di riduzione del debito pubblico e del deficit economico.

Wawrzonkowsk è chiaro a tal proposito: “Io ritengo che l’UE dovrebbe applicare alla Polonia l’Articolo 7 e sanzionarla, altrimenti non riuscirà ad impedire al governo polacco di andare avanti con le sue riforme”. Egli sottolinea altresì che i polacchi devono mostrare di andar fieri di politici come Tusk piuttosto che di quelli del PiS, che provocano riprovazione in tutta Europa. Il giovane polacco ribadisce che se il PiS non cambierà il suo atteggiamento e alla Polonia dovessero venire applicate le misure sanzionatorie previste dal Trattato, “il paese in futuro avrà bisogno di un governo che dovrà rimediare ai danni provocati dal PiS e operare per cambiare la percezione della Polonia in seno all’Europa”.

Vero è che se tutto ciò dovesse accadere e la Polonia finisse per essere definitivamente sanzionata dall’Unione Europea, forse non ne sentiremmo nemmeno parlare, impegnati come al solito a leggere l’ultimo tweet del presidente Trump.