Politica

Podemos e Syriza: due facce della stessa medaglia?

Articolo pubblicato il 13 marzo 2015
Articolo pubblicato il 13 marzo 2015

Da sempre la stampa di tutta Europa accoppia i partiti PodemosSyriza per i loro discorsi simili contro l'austerity e la stretta relazione tra Pablo Iglesias e Alexis Tsipras.

Tuttavia, bisogna stare attenti a non incappare nell'errore di collegare i risultati elettorali di Podemos di novembre con l'operato di Syriza.

Le differenze tra i due partiti sono sufficienti per credere che non diventeranno due facce della stessa medaglia... e che Podemos non seguirà le orme di Syriza.

Realtà diverse

Tanto per iniziare, l'affronto di Tsipras all'Unione Europea è dettato da varie circostanze: a differenza della crisi in Spagna, quella in Grecia assomiglia piuttosto a uno scenario di disperazione sociale, quasi sul punto di trasformarsi in una crisi umanitaria. Sul piano economico, i partiti devono affrontare situazioni economiche diverse.

Da una parte, la Grecia è stata più volte finanziata con una somma totale di circa 240 miliardi di euro, ha un debito pubblico che ammonta al 176% del prodotto interno lordo (PIL) e più di 3,7 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà; dall'altra, la Spagna ha avuto un percorso economico piuttosto diverso, addirittura leggermente più positivo e si potrebbe dire che non ha quindi avuto bisogno di scendere a patti con la Troika europea.

Dal fondo dell'Unione Europea, invece, la Spagna ha ricevuto solo 41 miliardi di euro, al fine di salvare il sistema bancario, e ha addirittura abbandonato il programma lo scorso anno. Inoltre, con una crescita del Paese dal 2007 che si stima sarà altissima e la macroeconomia in recupero, sarà difficile per Podemos negare queste vicende, anche se gli effetti non stanno colpendo i cittadini medi. Il malcontento sembra svanire pian piano.

Tralasciando la situazione economica, l'opinione pubblica circa l'Unione Europea è diversa nei due Paesi. Solo il 45% dei cittadini greci si considera di cittadinanza europea, a fronte, invece, del 70% spagnolo. Tsipras ha infatti saputo sfruttare la situazione e contrastare la Troika proprio perché, secondo i cittadini greci, l'appartenenza all'Unione Europea è stata motivo di periodi bui. Questa è, dunque, per Tsipras, una possibilità di restare coerente, il che è molto difficile in politica. In Spagna, Pablo Iglesias avrà problemi nel farlo senza danneggiare la sua integrità che, secondo qualcuno, deve ancora essere messa alla prova.

Se si parla di ambiguità, infatti, Podemos e Syriza seguono chiaramente due percorsi diversi. Tsipras supporta apertamente ideali di natura democratica e identifica il suo partito come un partito unico e compatto, laddove Iglesias si tiene alla larga da questa identificazione e avanza proposte attraenti ma scarne che nascono da una base di populismo. Nel calderone di idee di Podemos non manca niente eccezion fatta, d'altronde, per stime concrete dei costi.

Al contrario, uno dei motivi per cui Syriza è riuscito a salire al potere è proprio l'organizzazione dei suoi obiettivi, ben organizzati in una struttura gerarchica: non a caso, i punti fondamentali delle spese (bisogni umanitari, riorganizzazione di pensioni e stipendi e incentivi alla crescita economica del Paese) hanno un budget e degli scopi ben precisi. Del resto, Syriza non ha fatto altro che mettersi in gioco e mostrare quelle che con tutta speranza sono le sue carte, prendendosi così il merito.

I bisogni primari di Podemos

Un partito senza storia né tradizione come Podemos ha bisogno di un programma elettorale particolarmente forte e saldo e di idee ben chiare, se punta a salire al potere dopo le elezioni di novembre. Finora ha fatto sì un bel lavoro, suonando un campanello d'allarme ai tradizionali partiti spagnoli al potere (PP Partito Popolare e PSOE Partito Socialista Operaio Spagnolo) e smuovendo un po' le cose nel panorama politico della Spagna, ma questa strategia durerà ancora per poco e, anzi, il salto a mero agitatore politico sui libri di storia è breve.

Infine, Podemos ha bisogno di alleati, importanti tra l'altro, al fine di prendere potere nelle prossime elezioni spagnole. Giusto per fare un esempio, quando Alexis Tsipras stipulò un accordo di coalizione con Panos Kammenos, il leader del partito di sinistra contro l'austerity Independent Greece, quest'ultimo si mostrò tanto aperto da mettere da parte le differenze di ideologia e combattere il nemico comune, ovvero la Germania.

Quand'è che qualcosa del genere accadrà in Spagna? Beh, è alquanto improbabile. Podemos necessita di un partito di gran lunga più ampio con cui allearsi, poiché al momento, secondo i pronostici, la squadra di Pablo Iglesias si piazza nell'area del 20% di voti, decisamente lontano dalla maggioranza. Le uniche alternative possibili sarebbero il PP o il PSOE, partiti a cui Podemos sta appunto mirando per un'eventuale coalizione.

L'integrità di Podemos potrebbe però andare in mille pezzi se questo dovesse accadere. Infatti, si è sparsa ormai la voce che entrambi questi partiti sarebbero intenzionati a coalizzarsi per mantenere il tipico sistema bipartitico della Spagna e tenere Podemos alla larga.