Politica

Perdita della biodiversità: cosa fa l’Europa?

Articolo pubblicato il 18 aprile 2008
Articolo pubblicato il 18 aprile 2008
In occasione della Giornata Mondiale della Terra il 22 aprile 2008, un focus su Grecia, Portogallo e Romania, dove ci sono aree protette a rischio.

Per il Commissario dell’ambiente Stavros Dimas, la conservazione della biodiversità a beneficio delle generazioni future rappresenta «un obiettivo essenziale per l’umanità».

Secondo un sondaggio dell’Eurobarometro del 18 gennaio 2008, il 90% degli europei è seriamente preoccupato dal degrado delle specie vegetali e animali, degli habitat naturali e degli ecosistemi. Nel 2001, in occasione del vertice di Göteborg, in Svezia, gli Stati membri dell’Ue hanno raggiunto il primo accordo per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010.

La Convenzione sulla Diversità Biologica del 2006 ha dato il via alla quinta e ultima iniziativa. I Paesi dell’Ue sono stati incoraggiati a designare delle aree protette per le loro specie di maggior valore. Per esempio, la rete ecologica Natura 2000 tutela il 18% del territorio nei quindici Paesi che per primi hanno dato vita all’Ue. Ecco di seguito un breve approfondimento sulle aree in cui «la situazione appare più critica» in Grecia, Portogallo e Romania.

Grecia: tartarughe, foche monache e parcheggi

La Grecia, Paese con più chilometri di coste del Mediterraneo, vanta una gamma ricchissima di specie vegetali e animali che, fino agli ultimi anni, ha risentito ben poco dell’attività umana. Molte specie a rischio di estinzione hanno trovato qui un rifugio sicuro. Il 25% delle specie animali greche e quasi il 20% di quelle vegetali sono endemiche.

Tuttavia, nel 2006, un rapporto presentato dal WWF riguardo l’attuazione di Natura 2000, afferma che alla Grecia mancano la volontà politica e il sostegno necessari per la designazione delle aree protette. Sensibilizzare i cittadini è indispensabile. Il Paese sta anche trascurando la tutela delle tartarughe marine e delle specie mediterranee di foca monaca della parte meridionale dell’isola di Zante, e questo nonostante le costanti pressioni da parte delle Ong. Ecco perché, nel 2002, la Corte di giustizia europea ha presentato ricorso contro la Grecia per «essere venuta meno all’obbligo di attuare un sistema efficace di tutela» delle specie, minacciando l’applicazione di sanzioni pecuniarie in caso di mancati miglioramenti. Il Parco marino nazionale era stato appositamente creato per la conservazione degli habitat. Ma cinque anni dopo, la costruzione di altri due parcheggi per automobili nelle vicinanze di una spiaggia protetta potrebbe aver vanificato tutti gli sforzi dedicati al salvataggio di tali specie.

Portogallo: il primo della classe

Il variegato patrimonio naturale portoghese si deve in gran parte all’origine vulcanica e al clima tropicale degli arcipelaghi delle Azzorre e di Madeira. Anche la terraferma, fra le sue dune, scogliere, paludi e sistemi di lagune, ospita diverse specie. Delle 313 specie di uccelli presenti in Portogallo, il 35% è a rischiodi estinzione.

Nel periodo in cui si trovava alla presidenza dell’Ue, da luglio a dicembre 2007, il Portogallo ha rivestito un ruolo fondamentale nell’identificazione di strategie volte a raggiungere l’obiettivo del 2010.

Uno dei risultati più rilevanti è stato l’aver evidenziato l’importanza fondamentale di un partenariato fra imprese e diversità biologica al fine di rispettare l’impegno ad arrestare la perdita delle specie. In termini di biodiversità a livello nazionale, il Portogallo sembra aver utilizzato in maniera appropriata i fondi destinati alla designazione dei siti protetti.

Romania: super bio-diversità

La Romania possiede l’intera gamma della fauna forestale europea, orsi bruni, lupi e linci comprese. Il delta del Danubio, una delle Riserve della biosfera MAB dell’Unesco, contiene la distesa di acquitrini più vasta al mondo. La Romania presenta un numero di aree bio-geografiche superiore a ogni altro Paese dell’Ue (cinque delle dieci ufficialmente riconosciute, fra cui l’alpina, la continentale, la pannonica, quella del Mar Nero e la steppica, due delle quali non esistono altrove in Europa).

Ma il Paese risente sempre più dell’attività agricola e delle influenze urbane. Secondo un rapporto del 2006, la Romania ha ottenuto risultati insoddisfacenti in molte delle aree contemplate da Natura 2000: un bilancio statale inadeguato, il mancato recepimento delle direttive europee all’interno della legislazione nazionale e lo scarso coinvolgimento dell’opinione pubblica. Nell’ottobre del 2007, la Commissione Europea ha rivolto alla Romania un ammonimento scritto, minacciando di ricorrere all’azione legale per la violazione della legislazione in materia di biodiversità. La Romania era infatti venuta meno all’obbligo di designare delle aree protette speciali dedicate agli uccelli migratori e alle altre specie di uccelli vulnerabili nel quadro della rete Natura 2000.

Foto: nel testo tartarughe (Pierre Pouliquin/ Flickr), laguna in Portogallo (Positiv/ Flickr), uccelli migratori (ferran pestaña/ Flickr), homepage (sagabardon/Flickr)