Politica

Perché parli in russo? Il referendum in Lettonia zittisce la minoranza

Articolo pubblicato il 06 marzo 2012
Articolo pubblicato il 06 marzo 2012
Non è tanto il risultato finale che conta, quanto il numero di persone che votano contro la discriminazione della loro lingua natale, il lettone. Questo referendum manda un messaggio politico preciso all’Europa sulla discriminazione subita in Lettonia dalla comunità russa.

Il 75% dei votanti lettoni sono contrari all’iniziativa di riconoscere il russo come seconda lingua ufficiale; rimane il secondo idioma più parlato del Paese. Il restante 25% comprende il mio voto, imbucato in una scatola di cartone: sono cioè tra le poche persone (circa una su quattro) con uno spirito democratico.

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Tuttavia, chi sa leggere tra le righe sa che la situazione non è poi così male. Prima di tutto, solo il 35% della popolazione lettone considera il russo come la sua madrelingua – questa percentuale comprende anche persone che non sono cittadini lettoni e non hanno diritto di voto. Quindi, che senso ha il referendum se le possibilità di vittoria sono infime?

Per anni il blocco di opposizione russo "madrelingua" (Dzimtā valoda) ha combattuto contro la chiusura delle scuole russe e contro la discriminazione linguistica. “Il nostro referendum è un tentativo di scuotere il parlamento lettone e dimostrare che la comunità russa in Lettonia è numerosa” ha dichiarato Vladimir Linderman, il segretario del partito, in un'intervista su Radio Freedom. “Ci sono intere regioni e città in cui i “sì” superano il 50%. Abbiamo l’opportunità di far luce sulla questione e portare il problema della discriminazione all’attenzione dell’Europa”.

Le autorità lettoni si sono messe sulla difensiva. Pur avendo lanciato una martellante campagna mediatica sulla vittoria elettorale, i parlamentari sembravano formiche impazzite sotto una lente d’ingrandimento. Il presidente lettone, Andris Bērziņs ha definito il referendum come “una sfida seria e una lezione per i Lettoni”, per poi chiedere una riforma della Costituzione. “Questo referendum ha rappresentato una vera minaccia ad uno dei fondamenti della nostra Costituzione – la nostra lingua. Dobbiamo rivedere alcuni punti del testo costituzionale legati all’iniziativa del referendum. Ciò eviterà una dittatura della minoranza in un paese democratico”. Con la proposta di rendere più complicata l’indizione di ogni referendum futuro, lo Stato ha dimostrato che la sua intenzione è quella di mettere a tacere le questioni politiche scomode. Se Andris Bērziņs è un guerriero valoroso della democrazia come dice, perché la maggioranza sta facendo pressione sulla minoranza, nel suo paese “democratico”?

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Invece che aiutare i cittadini ad integrarsi nella società, cosa per cui la Lettonia riceve fondi europei fin dall’adesione nel 2004, i parlamentari stanno soffocando la minoranza russa più che mai. Le multe per le aziende che usano il russo come lingua di lavoro sono aumentate al punto che le imprese, se colte in fallo, devono chiudere bottega. I partiti politici che difendono le minoranze non sono stati inclusi nella coalizione di governo, nonostante abbiano vinto 31 seggi su 100. Il sistema educativo viene trasformato, le scuole russe vengono chiuse e circa 320.000 persone non hanno tuttora riacquistato la cittadinanza, dopo che è stata loro tolta senza motivo. Tutte queste fobie lettoni mi fanno venir voglia di darmi un pizzicotto per svegliarmi. Non posso credere che tutto questo stia succedendo davvero, nel XXI secolo, dopo che siamo sopravvissuti a due guerre mondiali e siamo riusciti a mantenere la pace nell’era nucleare. Non dico che la lingua russa debba essere riconosciuta come lingua ufficiale se questo crea maggiore ostilità. Vorrei solo che avesse uno status di legittimità e che un pensionato avesse il diritto di avere una ricetta medica scritta nella propria madrelingua.

Foto di copertina: (cc) swishphotos/ testo: © Jakarta Val/about.me/swishfish; video: (cc) euronewsit/ youtube