Politica

Perché dovrei regalare 400 euro alla Grecia?

Article published on 12 marzo 2012
Article published on 12 marzo 2012
La Grecia ha chiesto ai suoi creditori di rinunciare a recuperare una parte degli investimenti, per scongiurare il rischio di default. Ma chi crede che la faccenda riguardi solo le grandi banche si sbaglia. Anche l'autore di questo articolo ha prestato dei soldi ad Atene. Ma ora la banca bussa alla sua porta.

La lettera della mia banca è stata tutt'altro che una sorpresa. Da mesi si discute in Europa e nella stampa su un'eventuale riduzione del debito greco. Sono stati valutati i pro e i contro. La trattativa, durata per settimane, tra la Grecia e le Banche mondiali ha portato all'accordo su un "taglio volontario del debito". Avendo prestato io stesso denaro alla Grecia ho ricevuto una comunicazione per posta dalla mia banca.

"Egregio signor Sauer - mi scrivono - la Repubblica della Grecia richiede ai suoi investitori di partecipare alla conversione del debito come stabilito dall'accordo preso con le Banche mondiali". All'inizio del 2010, per essere precisi il 29 gennaio, ho deciso di comprare dei titoli di Stato greci. Non è stato affatto difficile, sono stati sufficienti infatti un paio di click su un sito di compravendita di titoli azionari e l'inserimento dei codici PIN e TAN. Dal mio conto sono stati prelevati 1.023,34 euro. Vi starete chiedendo cosa mi ha spinto a investire più di mille euro sulla Grecia. Innanzitutto un tornaconto personale, ma anche la voglia di aiutare un paese in difficoltà e una fiducia nella politica spinta soprattutto da una certa ingenuità.

Ma chi me lo ha fatto fare di prestare soldi alla Grecia?

La parabola della Grecia non è uguale a quella del Vangelo

In primo luogo il guadagno in base a ciò che mi era stato promesso: nel maggio 2010, 2011 e 2012 avrei ricevuto ogni anno interessi pari a 52,50 euro e a maggio 2012 la restituzione della somma di 1.000 euro. In totale 1157.50 euro, per un guadagno di 134,16 euro in poco più di due anni. Nel libretto di risparmio ci sarebbero però solo l'1,5% degli interessi, nei due anni quindi un totale di circa 35 euro.

In secondo luogo, da buon cittadino dell'Unione Europea, volevo contribuire ad abbassare gli interessi che la Grecia doveva pagare sui titoli di Stato. Più è alta la domanda, più si abbassa il loro valore. La forte crescita del tasso degli interessi era allora già un problema per Atene.

Infine, tutti i politici europei (anche quelli meno credibili) ci avevano fatto credere che la Grecia non sarebbe fallita. La stessa Merkel disse che non avremmo lasciato la Grecia da sola. Un'affermazione poco chiara – ma i politici usano spesso affermazioni ambigue alle quali è meglio non dare credito. Tuttavia, ho voluto crederci e sono stato incoraggiato a lanciarmi in questo investimento.

Chiamiamolo un "contributo alla pensione"

Invece di ricevere i 1.000 euro che mi erano stati promessi, la Grecia mi offre uno scambio di 315 euro che non riceverò subito o a maggio, quando il credito dovrebbe essere estinto, ma solo fra 30 anni, nel 2042. Io avrò 58 anni e potrò aggiungerli al primo contributo che riceverò per la pensione di anzianità. In aggiunta ci sarebbe anche il credito del Fondo europeo di stabilità finanziaria del valore di 150 euro. Ciò significa che riceverò 465 euro invece di 1.000 euro. Dal mio investimento iniziale, compresi gli interessi, avrei indietro in totale solo 570 euro. Come fund manager sono proprio un fallimento.

Lettera di risposta alla banca: si accettano suggerimenti

C'è qualcosa di sospetto nella crisi greca

Il taglio del debito è finora ancora "volontario", per questo motivo la banca mi offre due possibilità di scelta ed è a questo punto che mi trovo di fronte a un bivio.

Prima opzione: dare il mio consenso. Secondo me sarebbe logico e sensato che solo gli investitori privati partecipino al taglio volontario del debito e che tale peso non ricada sui cittadini e sui contribuenti dell'Unione europea. Ho sì deciso volontariamente di comprare dei titoli e avrei volentieri ricevuto i guadagni, ma chi approfitta di una situazione apparentemente di vantaggio, deve anche tener conto dei rischi. E ciò purtroppo vale anche per me. Dopo questa esperienza e questo disastro finanziario comprerò ancora dei titoli di Stato? Quelli della Grecia mai più. E quelli portoghesi, spagnoli o italiani? Anche quelli no. Ho imparato che il rischio è troppo alto. Se dal fallimento della Grecia anche molti altri investitori hanno tratto questa conclusione, la domanda scenderà e gli interessi saliranno di nuovo. Gli Stati dovranno risparmiare ancora di più proprio come è già stato pianificato. Ma non è ciò che voglio.

Seconda opzione: la rinuncia. Da piccolo investitore, che ha rischiato una cifra minima (sotto i 1.000 euro non si può investire), rispetto al debito totale della Grecia che ammonta a 300 miliardi di euro (300 milioni di volte il mio credito) ne uscirei illeso, semplicemente perché la mia somma non è così rilevante. Ma se tanti altri investitori ragionassero in questo modo, lo scambio richiesto dalle banche risulterebbe assurdo. Per il bilancio della Grecia sarebbe ancor peggio. Per necessità la Grecia potrebbe semplicemente spiegare che le obbligazioni non verranno più pagate. Se così fosse stato, si sarebbe rilevata una scelta giusta accettare l'offerta. In questo momento, tuttavia, non sono nemmeno tanto sicuro di esprimere un parere personalmente favorevole ad una rinuncia.

Cosa ne pensate? Cosa dovrei rispondere alla mia banca?

Foto di copertina: (cc)anieto2K/flickr; testo: (cc)Josh Pesavento (broma)/flickr