Politica

Parlorama.eu, il sito che denuncia gli europarlamentari, riaprirà dopo la censura

Articolo pubblicato il 05 giugno 2009
Articolo pubblicato il 05 giugno 2009
Dopo qualche giorno di chiusura in seguito alle pressioni da parte della politica, il sito Internet che ha valutato tutti gli eurodeputati in funzione della loro presenza alle sessioni parlamentari e a lavoro delle commissioni, tornerà on line il 4 o il 5 maggio, con in più una versione spagnola, inglese e italiana.

L’iniziativa pre elettorale di Flavien Deltort, ex- assistente parlamentare di Marco Cappato, è stata tolta dalla rete mentre dopo una settimana dalle minacce di azioni legali. La sua colpa? Aver “accusato” molti europarlamentari, dati di presenza ai voti e alle commissioni, semplicemente di “non lavorare”. Un metodo semplice (e un semplicista secondo alcuni) che si esplicitava dando un voto agli eurodeputati. Il suo creatore ritiene ad oggi che «insieme ai miglioramenti apportati al sito», non si rischia più alcuna azione giudiziaria. I suoi avvocati assicurano inoltre la totale legalità del sito, che mette a disposizione dei cittadini europei uno studio rivoluzionario per la politica europea e il suo dibattito democratico, a un mese dalle elezioni europee di giugno 2009.

«Più la politica è trasparente, più i cittadini se ne interessano»

Un Parlorama.ue pieno di novità: l'home page presenterà un file in excel che contiene tutte le informazioni sulle quali Flavien ha basato la sua classifica. Ciò significa: dettagli sulla valutazione dei rapporti ufficiali che hanno ispirato il suo studio che, tuttavia, va considerato come soggettivo. Il sistema è basato su delle valutazioni da zero a dieci che si trovano sullo sfondo: per accedervi si passa da un link in home page. La griglia non includerà più i deputati deceduti durante il loro mandato, come il polacco Bronislaw Geremek, in seguito alle proteste giustificate di alcuni politici riguardo a questo argomento. «È chiaro che per me, cercare un lavoro a Bruxelles, sarà impossibile», afferma rassegnato Flavien Deltort, che nonostante abbia ricevuto il sostegno non ufficiale da parte degli uomini politici, denuncia la legge del silenzio che i partiti europei impongono ai loro eurodeputati. Eudebate2009.eu ha, dal canto suo, cercato di intervistare numerosi eurodeputati su questo scandalo. Ma senza successo. «Alcuni deputati britannici si sono felicitati con me, credo dipende dal fatto che sono più abituati di altri al fatto che i cittadini controllano attentamente la loro attività. E, ovviamente, coloro che hanno ricevuto dei buoni voti su Parlorama.eu, si sono detti soddisfatti», spiega Deltrot citando soprattutto il deputato francese Pervenche Berès, lo spagnolo Raoul Romeva e il portoghese Ilda Figueiredo.

Combattere l’euroscetticismo

Secondo i più critici, che denunciano questa iniziativa, si fa il gioco dell’euroscetticismo. Flavien Deltort non ci crede: «Più la politica è trasparente, più i cittadini se ne interessano. I politici non vogliono che gli elettori possano valutarli e ci sono molte informazioni sul loro lavoro che non sono disponibili al pubblico». In effetti, oggi è impossibile conoscere le attività dei coordinatori dei gruppi parlamentari, dei relatori e dei gruppi politici. L’opacità sulla presenza reale dei deputati al momento delle sessioni si materializza con la presenza di due registri separati e distinti. «Ho inviato delle e mail chiedendo delle informazioni agli eurodeputati ma non ho mai ricevuto risposta», ha dichiarato Flavien Deltort, dopo un anno e mezzo di ricerche.  Le zone oscure della vita politica europea sono numerose: non soltanto per la stampa che si occupa di coprire queste scene e per come la democrazia ci si esercita, ma anche per i cittadini, che si sono resi solo al 45% alle urne nel 2004. E questa percentuale quest’anno minaccia di abbassarsi ulteriormente, intorno al 40%, almeno secondo l’ultimo eurobarometro. Quale potrebbe esssere la prossima indagine condotta dalla stampa europea? «A proposito dei soldi destinati agli stagisti», lancia Deltort. «È uno scandalo che ci siano degli stagisti mal retribuiti o affatto pagati al Parlamento europeo».