Politica

Parigi, Hollande ha vinto su Sarkozy.. e sulla noia

Article published on 27 aprile 2012
Article published on 27 aprile 2012
Diciamolo chiaramente: in Francia le elezioni presidenziali sono un vero e proprio big deal. È per questo motivo che, quando ho avuto la possibilità di assistere a una serata elettorale al municipio di Parigi non me la sono lasciata scappare. Dopotutto non capita tutti i giorni la fortuna di poter raccontare i retroscena delle serate elettorali francesi.
Tra tifo e pasticcini, ecco un timeline soggettivo per immagini della serata elettorale dello scorso 22 aprile.

Arrivo alle 18.15

Ci metto 10 minuti per trovare l’ingresso. A dire il vero non è uno di quei portoni grandi e maestosi che probabilmente non sono mai aperti. I poliziotti mi danno un pass per la stampa, molto chic. L’interno è come Versailles: soffitto alto 10 metri, pareti dorate, modanature, sculture, lampadari di cristallo. In breve è bellissimo, enorme, e soprattutto vuoto. Al mio arrivo in sala stampa vedo 10 giornalisti in attesa. È semplice, ci sono più schermi che esseri umani. Mi dico che è ancora troppo presto e che la sala si riempirà poco per volta.

Le sue meravigle, le sue statue, le sue decorazioni.. e le sue improbabili connessioni Internet.

18.45

Non succede niente. Assolutamente niente. Un ragazzo si annoia così tanto che si piazza davanti a Questions pour un champion per passare il tempo. L’eco dei miei colleghi invitati a Solferino o nella sala dellaMutualité mi fa pentire di essermi sotterrata nel mio castello dorato. Ho l’impressione che io e i miei 12 colleghi abbiamo scommesso sul cavallo sbagliato. Nella sala stampa c’è un tavolo lunghissimo sul quale sono disposti telefoni fissi, prese e cavetti internet. Nessuno o quasi se ne serve. Di fronte a me una giornalista dell’Agence France-Presse (AFP), responsabile della politica di Parigi, si tiene in contatto quasi permanente con la sua redazione ed è l’unica che sembra lavorare. Attraverso le finestre della sala si ha una visuale ineguagliabile della Senna. Il sole si adagia sul fondo. Per un attimo mi illudo addirittura che stia tornando il bel tempo. Ma non è così.

18.32

Un veterano del giornalismo tenta di darsi un tono esponendo con disinvoltura le sue previsioni sugli scrutini. Fa un buco nell’acqua, dopo un’ora sono tutti in rete. Non sorprende che François Hollande risulti in testa di molto rispetto al presidente uscente, Nikolas Sarkozy.

18.40

In un angolo, un presentatore televisivo si prepara per il suo discorso su France 3. Un tizio si occupa delle luci e della videocamera, un altro del suono. E lui ripete il suo testo. D’un tratto alza il tono di voce: mi accorgo che è in diretta, lo vedo contemporaneamente in TV. È in quel momento che mi rendo conto del mio errore da debuttante. Sono troppo vestito. In giacca e camicia sembro più un organizzatore che un giornalista.

18.50

C’è un principio di subbuglio in sala quando la voce aumenta di tono: Marine Le Pen avrebbe ottenuto il 20% dei voti. Cerco di ottenere informazioni dai miei colleghi che non sanno se la notizia è vera… Gli organizzatori, un piccolo gruppo, scommettono già sul vincitore del secondo turno quando ancora i risultati del primo non sono stati divulgati.

19.03

Cala un silenzio di tomba.

19.30

Un individuo (relativamente) vecchio, che si rivela essere il mio dirimpettaio, non riesce a connettersi a Internet. Da più di 20 minuti. Dei vietnamiti riprendono i pochi giornalisti ancora seduti. Sicuramente per errore. Un po’ come me.

19.59

Si arriva all’apogeo della serata: una cinquantina di persone si dirige verso la Grande Salle, davanti al maxischermo. Il mio dirimpettaio non riesce ancora a connettersi a internet.

20.00

Come i risultati sono annunciati, la maggior parte dei presenti applaude il risultato di François Hollande (anche il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, è del PS). Quello di Marine Le Pen, invece, viene accolto con un silenzio glaciale. I risultati provvisori vedono Hollande al 28,4%, Nicolas Sarkozy al 25,5% e la leader del Front National al 20% (i risultati definitivi saranno 28,6%, 27,2% e 17,9%).

20.15

Appena Eva Joly prende la parola, tutti si dirigono verso il buffet. Menù: antipasto di pain surprise, pollo fritto, petits fours ai frutti di mare, macarons. Ad ogni modo, sono riuscita a fare amicizia con un giornalista del Métro. Mi spiega che rimarrà lì fino alle due del mattino. Il che non sembra entusiasmarlo. Quando ritorno al buffet mi accorgo che in un paio di minuti è stata fatta piazza pulita.

21.00

Lo champagne scorre a fiumi. I presenti applaudono al discorso di Hollande. Sembra che il mio dirimpettaio sia riuscito a connettersi a Internet. Il suo cavetto era stato collegato dalla parte sbagliata. Alcuni si aggirano per i corridoi ma, stranamente, nessuno è intenzionato ad andarsene da questa angusta serata. Stanno aspettando il discorso del sindaco, che ha tutta l’aria di non avere alcuna fretta.

22.30

(Finalmente) Bertrand Delanoë prende parola. È rilassato. È soddisfatto perché l’afflusso alle urne è aumentato del 30% e perché per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica la sinistra è in vantaggio alle primarie di Parigi. Neanche il tempo di scambiare qualche stretta di mano che se n’è già andato.

22.33

Anche per me è arrivato il momento di andare. Fuori piove. I miei colleghi che erano per le strade a intervistare gli elettori hanno dovuto stare sotto la pioggia per tutto il tempo… Alle comodità ci si abitua in fretta.

Foto di copertina: (cc) Grevel/flickr; Testo: Hôtel de Ville, (cc) Allie_Caulfield/flickr, Grande Salle © Arnaud Aubry, François Hollande (cc) François Hollande/flickr.