Politica

Ora puoi viaggiare, ma solo se torni: la liberalizzazione dei visti secondo Sarajevo

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 23 febbraio 2011
In Bosnia-Erzegovina si respira un'aria più libera. Dallo scorso 15 dicembre, infatti, l’Unione europea ha liberalizzato i visti e i cittadini potranno viaggiare liberamente in tutti i 25 stati di Schengen. Ma, contrariamente alle aspettative comunitarie, non tutti i bosniaci fanno salti di gioia. Per due ragioni fondamentali.

Il piccolo ufficio passaporti sembra più un ufficio postale di quartiere che una stazione di polizia di Sarajevo. E' un giorno feriale, una guardia vende dolci di nascosto, dietro la porta a vetri su cui è affisso il foglio che spiega la procedura amministrativa. All’interno, persone di tutte le età fanno la coda per ricevere i nuovi passaporti biometrici. Dal 15 dicembre basta questo documento per viaggiare nei 25 paesi di Schengen.

Tuttavia, la calma regna. A cosa pensano? Forse al fatto che, con un tasso di disoccupazione al 60% e un salario mensile di 410 euro, mica tutti hanno i soldi per viaggiare? Forse. E c'è da essere felici sapendo di poter viaggiare per un massimo di 90 giorni?

Gli “Ingrati” ragazzini col visto

"A quanto pare, sono stati spesi più di 1500 euro per una campagna educativa, e non si è visto ancora nessun risultato". A 19 anni, Jasmina, studentessa di scienze politiche, è la più giovane leader dell’associazione studentesca dell’università di Sarajevo. Ha organizzato l'accoglienza della commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmström durante la sua visita del 12 novembre al Ministero; la Malmström, immedesimandosi nella ragazza, le ha suggerito di entrare in politica. "Durante la presentazione ho detto alla commissaria Malmström che volevo andare all’estero per lavorare, ma lei mi ha risposto: 'Io non sono Babbo Natale’. Sono rimasta veramente delusa; i bosniaci sono tenuti solo ad essere riconoscenti. La giornalista Sabina Niksic aggiunge che nemmeno i giornalisti dei media locali e regionali come Balkan Insight hanno apprezzato la beffa che permette ai bosniaci di andare all’estero, ma con l’obbligo di tornare in Bosnia. «L’Unione europea qui è solamente una grande moda urbana», commenta amaramente Jasmina.

La commissaria Malmström potrebbe non essere Babbo Natale, ma il suo voleva essere un vero e proprio “regalo di Natale”. Nel suo discorso ufficiale in un incontro con i giornalisti alla Commissione Europea il 12 novembre, il giorno prima che volasse verso l’Università di Tirana per portare la “mirra” e buone notizie, asseriva: “E’ un gran modo di unire tutti gli Europei, dalla gente ordinaria agli studenti. Abolendo i visti prima di Natale, avvicineremo queste persone, permettendo loro di andare a trovare parenti ed amici”. C’è la sensazione che tutto ciò sia stato fatto senza davvero tenere conto dell'opinione dei cittadini. Una professionista bosniaca di 37 anni, si dice ‘"stufata" di sentir parlare della liberalizzazione dei visti e promette di passare ancora le vacanze in Turchia e in India, dove finora non ha avuto bisogno di un visto. Scuotendo la testa, aggiunge: “Non farò di certo la coda per andare in Inghilterra!”

Velo e passaporti

Viaggiare nei 25 paesi che hanno sottoscritto gli accordi di Schengen non sarà una passeggiata per tutti. “Sto seriamente considerando l’idea di posare senza il velo nella foto del nuovo passaporto”, dice la regista indipendente Nejra Hulusic nel bar modaiolo ‘Meeting Point Cinema Cafè’; un poster dell’ultimo film del suo idolo, il candidato all’Oscar di quest’anno e importante esportatore della cultura bosniaca, Danis Tanovic, è incollato sui muri delle strade dietro di noi. Fino a due settimane prima del nostro incontro, non aveva lasciato la Bosnia nei due anni successivi alla nascita di sua figlia. Verso la fine di ottobre, venne fermata all’aereoporto di Schiphol, dove era atterrata per recarsi all'Eastern Neighbour Film Festival di Utrecht. Mentre il suo bagaglio veniva perlustrato, la sua amica e collega Sabina Brgovic, che è bionda, fu invece fatta passare senza controlli supplementari: Nejra si sentì discriminata. Ricorda animatamente: “Il poliziotto è uscito dalla guardiola e mi ha accusato di avergli dato del razzista e di aver infastidito un commissariato, ma gli ho solo detto che eravamo dello stesso colore”. Ironia della sorte, i Paesi Bassi, insieme alla Francia, si sono opposti all’iniziativa della UE di liberalizzare i visti per la Bosnia e l’Albania, con l'argomento che questi paesi hanno fatto poco in merito alle riforme.

In ogni caso, questo tabù va in scena non soltanto quando Nejra attraversa i confini europei, ma anche a Sarajevo. “Essere una moglie e una madre a 25 anni è diverso dall’essere una moglie e una madre di 25 anni che indossa l’hijab, qui come in qualunque altro posto”, spiega Nejra. L’ultimo film di Nejra e Sabina, Undercovered, è stato nominato per un premio di co-produzione dalla Fondazione Robert Bosch Stiftung, che ha dato l’opportunità a giovani tedeschi di lavorare con produttori cinematografici dell’Europa dell’est. In una scena di Undercovered, un designer omosessuale fa notare che il velo è ‘un velo di seta verde, che potrebbe essere usato per una abito da cocktail!'. Laureata nel 2003 all’Accademia di belle arti, Nejra si è sposata per amore. Contro il parere del marito, ha scelto di indossare il velo tre anni fa, abbinandolo spesso a jeans strappati, e ha parenti acquisiti musulmani che bevono alcool. Dimentica della UE, che in Bosnia è una tendenza urbana, sospira dicendo: “Qui la mediocrità è una tendenza urbana più grande.”

La statua, alta un metro, è un ricordo sarcastico del frugale aiuto alimentare dato dalla comunità internazionale durante la guerra del 1992-1995

Un anziano siede in un bar in un’animata domenica mattina nella città vecchia e osserva un gruppo di turisti sloveni riuniti nella piazza. Parigi, Istanbul, New York: elenca le città in cui si recò da ragazzo. Non nasconde il sentimento di nostalgia per l'era sovietica, quando i cittadini jugoslavi viaggiavano in lungo e in largo, prima che la Bosnia diventasse negli ultimi anni “l’ultimo paese del mondo”, come spiega Nejra. Siccome i visti sono stati liberalizzati alla vigilia del quindicesimo anniversario dell’accordo di pace di Dayton (che ha diviso il paese in due parti), il problema della Bosnia ora è come migliorare la comunicazione e i viaggi all'interno del paese. "Quando partecipo a delle conferenze a Banja Luka o in ogni altra parte della Repubblica Serba (una delle due entità, da non confondere con la Serbia; Sarajevo si trova nella Federazione Bosniaco-Croata) sono spesso l’unica bosniaca", dice Jasmina. "Ho provato ad affrontare il problema organizzando un seminario tra i giovani delle università, ma la mia idea è stata bocciata".

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e nell'est d'Europa. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Photos: © Boris Svartzman/ svartzman.com/