Politica

Opinioni di un giovane apatico, parte II: la Slovenia ha il primo presidente donna

Articolo pubblicato il 02 marzo 2013
Articolo pubblicato il 02 marzo 2013
Dopo un anno al potere, il leader conservatore Janez Janša è stato allontanato dal Governo. Se la proposta di Alenka Bratušek contro l’attuazione di un salvataggio “alla greca” per far fronte al debito non verrà accolta, a metà marzo verranno indette le elezioni.

Il 27 febbraio scorso, Stéphane Hessel, diplomatico francese e combattente della resistenza, nonché figura chiave dei movimenti “Occupy” e anima degli Indignados si è spento all’età di 95 anni. Pur avendo partecipato alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, si garantì la notorietà nel 2010 con la pubblicazione del saggio Indignatevi! Forse la Dichiarazione non stava dando i frutti sperati?

Tempo di indignazione per la Slovenia

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Lo stesso 27 febbraio si è conclusa anche la carriera politica del capo di governo sloveno, in seguito alla perdita dell’appoggio di tre dei quattro compagni di coalizione e a mesi di proteste di massa in tutto il Paese. La mozione di sfiducia nei confronti del leader conservatore Janez Janša si è tradotta, per il primo ministro temporaneo, Alenka Bratušek, in 55 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astenuti.

Per la prima volta nella breve storia della Slovenia (iniziata nel 1991 con l’indipendenza dall’ex Jugoslavia), la leadership è affidata a una donna. Considerati tutti gli uomini ancora in gioco, per la quarantaduenne capo del partito di centro sinistra Slovenia Positiva, eletta lo scorso anno in parlamento, si preannunciano tempi duri. Se non altro, le proteste contro la corruzione e il clientelismo dell’élite politica sono le prime piccole vittorie di una lunga battaglia. È forse prematuro definirle vittorie: si vedrà con il tempo.

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Le istanze del popolo sloveno sono le stesse dei loro compagni bulgari insorti. Chiedono le dimissioni di una classe politica corrotta (non solo di Janša), maggior potere e uno stato equo, in grado di promuovere i valori sociali e il rispetto dei diritti umani. Rivendicano processi veloci ed efficienti per politici ed economisti che abbiano qualche scheletro nell’armadio; Janša, ad esempio, è responsabile per aver trascinato il paese nel debito dopo la crisi, ed è il bersaglio delle accuse di corruzione, avendo omesso di dichiarare 210.000 euro (285.000 $) delle sue entrate, eludendo i controlli fiscali. Vogliono porre fine alle manovre distruttive, per salvaguardare, invece, il bene comune. Se la Bratušek, esperta di finanza, non attuerà delle riforme con la nuova coalizione di governo in tal senso, il suo mandato potrebbe essere ancor più breve di quello di Mario Monti in Italia. Janša, nuovo potenziale capo dell’opposizione, non è ancora da considerarsi escluso dai giochi.

E sempre il 27 febbraio, nella culla della democrazia europea, è stata vinta una piccola battaglia contro la corruzione della classe politica. L’ex sindaco di Salonicco, Vassilis Papageorgopoulos, e due dei suoi funzionari sono stati condannati all’ergastolo per il furto di 18 milioni di euro di denaro pubblico. Si potrebbe dire ironicamente che in Slovenia gli sarebbe andata meglio.

Foto: copertina e nel testo AB  © Alenka Bratusek official facebook page