Politica

Occupy Zagabria. Il Subversive Festival e i nuovi frammenti dell'attivismo croato

Articolo pubblicato il 06 luglio 2012
Articolo pubblicato il 06 luglio 2012
"Altri Balcani sono possibili", recita uno slogan di successo del Subversive Festival. Tra proteste studentesche contro l'aumento delle tasse universitarie, e occupazioni di massa contro la selvaggia politica urbanistica della capitale, i croati sembrano aver trovato un punto in comune con gli altri europei. La protesta.

La difesa dei beni comuni, che siano essi istruzione, spazi pubblici oppure fonti di energia, è un argomento del quale si discute in tutta Europa, ma che qua in Croazia fino a qualche anno fa era considerato tabù, dopo un periodo in cui il neoliberismo era un dogma" mi racconta Srećko Horvat, uno dei fondatori del Subversive Festival, un forum e cinefestival che si tiene a Zagabria dal 2008.

Giunto alla quinta edizione, Subversive si è trasformato nell'unica piattaforma della regione dedicata ai nuovi movimenti politico-sociali. Nel programma del festival hanno sfilato ospiti del calibro di Zygmunt Bauman, Antonio Negri, Stéphane Hessel, Tariq Ali e molti altri, mentre Slavoj ŽiŽek è una presenza fissa.

Non parlateci di jugonostalgia

Incontro Srećko al Kino Europa, un ex cinema trasformato in bar e centro culturale, nel cuore lindo ed elegante di Zagabria. Ma la nostra conversazione è interrotta più volte da pensionati che chiedono l'elemosina ai tavolini del bar. “Questa è la Croazia di oggi”, commenta Srećko.

A suo parere, le proteste studentesche contro l’aumento delle tasse universitarie e quelle contro la speculazione edilizia, che hanno avuto un inaspettato successo in termini di visibilità e partecipazione, hanno un comune denominatore: la difesa dei beni comuni da parte della generazione più giovane. Alcuni media li hanno bollati come jugonostalgici, un'accusa che nei settori conservatori equivale a quella di nemico della nazione croata. Lui previene la mia domanda e sottolinea che le istanze dei movimenti non rappresentano una forma di nostalgia verso il passato socialista, ma guardano all'oggi e alle dinamiche globali.

L'ennesimo aumento delle tasse universitarie deciso dal governo di centro-destra dell'HDZ - in un indice del rapporto tra tasse universitarie e potere d'acquisto, la Croazia si trova al 29° posto su 40 paesi europei, per una cifra oscillante tra 550 e 1.250 euro all'anno a seconda delle facoltà - è stata la scintilla della rivolta studentesca. La prima occupazione (blokada) è arrivata nella primavera 2009, entrando nelle cronache come il primo grande sciopero dal 1971, seguita da una seconda nell'autunno dello stesso anno.  La Facoltà di Filosofia, epicentro di tutte le proteste, si trova nei quartieri della nuova Zagabria, costruita in epoca socialista. Attraversando il sottopassaggio della stazione, che divide le due anime della capitale croata, il grigio si sostituisce in fretta ai colori pastello del centro storico. Scritte sui muri richiamano le proteste di cui la facoltà è stata protagonista. Al bar della facoltà Adam Berišić ricorda il momento saliente delle occupazioni:  “È stato creato un plenum, che si è riunito ogni giorno, ispirandosi al principio della democrazia diretta”.

Tomislav Domes: "Nonostante una strenua resistenza, non siamo riusciti a fermare le ruspe"

Dall'esperienza delle blokade e della partecipazione attiva è nata inoltre nel 2011 Akademska solidarnost. “Si tratta del  primo sindacato indipendente nato in Croazia che riunisce personale accademico ed è basato, anch’esso, sul principio della democrazia diretta. Niente presidente, rappresentanti a rotazione. Chiede, tra le altre cose, un sistema di istruzione gratuito per tutti, inteso come diritto universale e bene comune”, spiega Izvor Rukavina, uno dei membri.

Nuovi inquilini a piazza dei Fiori

L'esperienza delle blokade non si è limitata alla difesa del diritto all’istruzione per tutti, ma ha contagiato strati più ampi della popolazione, fino a diventare un vero e proprio strumento contro la politica statale di privatizzazione forzata. Un esempio di questa politica mi si presenta davanti agli occhi mentre attraverso la piazza dei Fiori (Cvjetni trg), un luogo particolarmente caro agli zagabresi, dove è nato un nuovo centro residenziale e commerciale.

L’edificio, con una facciata a specchio,  è composto da un garage di 400 posti auto, 39 appartamenti e un centro commerciale dotato di ristoranti e negozi, si inserisce come un corpo estraneo nella cornice storica della piazza, punteggiata da bancarelle che vedono fiori.

Tomislav Domes, dell'iniziativa Pravo na grad ("Diritto alla città"), ripercorre le vicende salienti della battaglia contro la devastazione di Cvjetni trg, la prima e più importante delle blokade effettuate dalla popolazione: “Abbiamo iniziato la campagna appena siamo venuti a conoscenza del progetto - racconta l'attivista - Abbiamo cercato di rallentare i lavori, sia sul piano giuridico, contestandone le irregolarità, sia con azioni dimostrative, che hanno avuto un grande successo nella popolazione".

"Nella primavera 2011 si è svolta la fase finale - continua l'attivista - quella per la difesa di Varšavska ulica, la via laterale alla piazza, in mezzo alla quale il progetto prevedeva lo scavo di una rampa per l'ingresso al garage sotterraneo. Nonostante una strenua resistenza, non siamo riusciti a fermare le ruspe. Tuttavia la campagna per Varšavska può essere considerata un successo perché dovrebbe contribuire al cambiamento del piano regolatore cittadino e, sensibilizzando l'opinione pubblica, ha reso possibili altre campagne tuttora in corso contro la speculazione edilizia sulla costa dalmata e istriana”.

Il momento di svolta

Il 15 ottobre 2011 i vari movimenti di protesta, studenteschi e meno, si sono ritrovati in piazza per la manifestazione internazionale contro la distruzione dei diritti e dei beni comuni e le politiche anticrisi. La piazza centrale di Zagabria ha ospitato in quell'occasione migliaia di cittadini (da 3.000 a 5.000 secondo i media, 10.000 secondo gli organizzatori), una partecipazione molto più alta che nelle altre città della regione - nelle quali i manifestanti sono stati nell'ordine delle centinaia o addirittura decine - che ha ben rappresentato la specificità del caso croato.

I movimenti croati per la difesa dei beni comuni hanno il merito di riportare al centro del discorso pubblico le tematiche sociali, attraverso la voce delle nuove generazioni, in una Croazia prostrata dalla crisi, dove le disparità economiche sono lampanti, la produzione industriale è crollata (-9,4% nel primo quadrimestre del 2012) e la povertà avanza inesorabile (oltre il 17%). E di ricordare che, come recita uno degli slogan del Subversive festival, “altri Balcani sono possibili“. O almeno immaginabili.

Quest'articolo fa parte di una serie di reportage sui Balcani realizzati da cafebabel.com tra il 2011 e il 2012, un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea con il sostegno della Fondazione Allianz Kulturstiftung.

Foto di copertina: gentile concessione della © pagina Facebook ufficiale del Subversive Festival. Nel testo: © Pravo na grad. Video: restartvideo/youtube.