Politica

Obama snobba l'Europa per la gioia degli editorialisti

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2010
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2010
Il Presidente americano Barack Obama non parteciperà al summit Ue-Usa previsto in maggio. Questa decisione è ufficialmente dovuta alla volontà del Presidente di dedicarsi ai problemi politici del suo paese. La stampa europea tuttavia suppone che non voglia perdere il suo tempo in Europa, dato che l’Ue non si trova spesso sulla stessa lunghezza d’onda degli USA.

Blog Planet in progress - Germania: «L'Europa non si esprime sempre all'unisono, ma piuttosto come un coro dissonante»

Il fatto che il Presidente americano Barack Obama non si renda al summit Ue-Usa è dovuto anche ad una mancanza di coordinazione nelle posizioni europee, sostiene Jochen Bittner nel suo blog Planet in progress: «Il trattato di Lisbona, infatti, non rispetta una delle sue principali promesse. L’Europa non si esprime sempre all’unisono ma piuttosto come un coro dissonante. I due personaggi principali che avrebbero dovuto rimediare a ciò, il Presidente permanente del Consiglio Europeo e la ministra degli Esteri dell’Ue, non hanno, come ci si aspettava, il potere di rappresentanza in materia di politica estera dell’Unione. Oltre alle dispute a Bruxelles, la decisione di Obama è totalmente comprensibile. L’Europa non è poi così importante, al contrario di quanto crede, agli occhi del governo americano. Perché sarebbe tanto importante? Le vere opportunità e i rischi della politica mondiale sono altrove. In Cina, in Afghanistan, in India e in America Latina. L’Unione Europea del trattato di Lisbona potrebbe fare la scoperta più dolorosa circa il suo ruolo a livello mondiale: immaginate che l’Ue parli all’unisono e che nessuno la ascolti». (Articolo del 03.02.2010)

Hospodárské noviny – Repubblica Ceca: «L'America vorrebbe un'Europa autonoma e forte, che sappia occuparsi di se stessa»

L’annullamento da parte del Presidente americano Barack Obama del summit con l’Ue non sorprende il giornale economico Hospodárské Noviny. Ha già perso il suo tempo una volta con gli interessi divergenti degli europei: «Varie fonti lasciano intendere che questa sorprendente decisione sarebbe legata alla deludente esperienza vissuta da Obama un anno fa a Praga. All’epoca, era stato detto che i 27 dirigenti europei avevano provato ad approfittare della sua risplendente fama. Ai suoi collaboratori avrebbe parlato di tempo perso. Il raffreddamento delle relazioni fra Obama e l’Europa hanno però origini ben più remote. L’America vorrebbe un’Europa autonoma e forte, che sappia occuparsi di se stessa e della propria sicurezza, per esempio sul piano dell’approvvigionamento energetico. A Washington non capiscono che la Germania e la Polonia hanno, a questo proposito, delle opinioni totalmente opposte. Non capiscono neppure perché alcuni europei chiedano delle basi militari americane e vendano allo stesso tempo delle imprese ai Russi». (Articolo del 03.02.2010)

De Standaard - Belgio: «Questo annullamento dovrebbe far scattare l'allarme a Bruxelles»

Perché il Presidente americano Barack Obama dovrebbe incontrare l’Ue, si chiede il quotidiano progressista di sinistra De Standaard. Non ha niente da offrirgli: «[Il Presidente del Consiglio dell’Ue] Van Rompuy, [Il Primo Ministro spagnolo] Zapatero o il Presidente della Commissione Barroso, hanno qualcosa da raccontargli sulla politica economica comune dell’Ue per rinforzare questi fragili rapporti? Oppure, sull’attitudine europea verso la “nuova aggressività” della Cina, con cui Washington deve sempre di più fare i conti? Questo annullamento dovrebbe far scattare l’allarme a Bruxelles. In questo mondo post-americano che cambia rapidamente, l’Ue rischia di essere messa sempre più da parte. Per utilizzare una terminologia propria della Formula 1, mentre l’Europa continua a regolare il motore al pit-stop, le auto da corsa cinesi, indiane e brasiliane fanno dei giri di pista a velocità sempre più elevate. Sarà solo quando l’Europa parlerà all’unisono che verrà considerata in modo più serio. Corre altrimenti il rischio di diventare insignificante a lungo termine». (Articolo del 03.02.2010)

Foto di dewes008/flickr