Politica

Nuove direttive Ue sull’immigrazione: «La politica della vergogna»

Articolo pubblicato il 22 luglio 2008
Articolo pubblicato il 22 luglio 2008
Aumento delle restrizioni, meno sicurezza per i minori, insegnamento obbligatorio della cultura nazionale: il pacchetto immigrazione Ue è stato accusato di xenofobia da alcuni esperti Onu e dall’America Latina.

Sarà reso ufficiale solo nelle prossime settimane l’accordo tra i leader europei sulla proposta di Sarkozy per una politica comune d’immigrazione: basta con le regolarizzazioni di massa e sì alla possibilità di esigere l’apprendimento di lingua e cultura locale dai nuovi arrivati. La visione di Sarkozy e di Berlusconi s’impone su quella di Zapatero: un rumeno che approda in Spagna si vedrà costretto ad imparare la ricetta della paella?

L’immigrazione problema comune

L’immigrazione non è più un argomento che ogni singolo stato possa gestire individualmente. Nel 2007, ad esempio, raggiunsero le coste portoghesi 100.000 immigranti ucraini illegali, che vennero poi regolarizzati dal Governo lusitano come risorse contro la crisi economica che attraversava il Paese. Gli stessi immigrati però, una volta legalizzati, si spostarono verso la Spagna, dove la loro posizione tornò ad essere irregolare. Secondo la tesi sostenuta dall’avvocato portoghese Antonio Vitorino, ex commissario europeo per la Giustizia e gli Affari Interni, si dovrebbe porre fine a questo tipo di squilibri che gettano il caos sull’Unione. Come? Con una politica comune che metta ordine sul fenomeno dell’immigrazione.

La prima settimana di luglio, durante la realizzazione di un corso estivo sul ruolo dell’Europa nel mondo, tenutosi a San Sebastián, Vitorino ha sottolineato la necessità di adottare la tanto contestata direttiva dell’Ue riguardo al rimpatrio degli immigranti irregolari. Questo per «due motivi fondamentali»: da un lato egli concorda nel creare «una piattaforma comune sulla politica di rientro in patria degli immigranti illegali», ma dall’altro ammette che, parlando di politica d’emigrazione, «il rimpatrio è tra i punti più difficili da mettere in pratica per gli Stati membri».

La legge della vergogna

Sono in molti, contrariamente a Vitorino, a non essere d’accordo con le norme approvate dal Parlamento europeo lo scorso giugno. In Spagna, il Governo dei Paesi Baschi afferma che tale direttiva «autorizza a delle misure d’isolamento senza alcun controllo giuridico e senza garantire il rispetto dei diritti dell’individuo, che viene così privato della libertà di assistenza scolare, consolare e medica». Il Ministro per le Politche Comunitarie spagnolo, Diego López Garrido, ha ribadito che la politica spagnola «non cambierà» perché il suo Governo difende l’immigrazione come un «fenomeno positivo, che arricchisce la nostra società», e che non può essere considerato altro che legale. In seguito al voto definitivo di luglio 2008, e con la concessione di un periodo di due anni per il suo adattamento alle rispettive legislature nazionali, la normativa in questione permetterà di detenere gli immigranti privi di permesso di soggiorno, secondo l’articolo 14, paragrafo 2, in cui si può leggere la seguente postilla: «L’eventuale decisione d’internamento temporaneo sarà a carico delle autorità giudiziarie, ma in casi urgenti potrà essere presa dalle autorità amministrative».

Uno dei punti più problematici di questa legge è l’atteggiamento da assumere nei confronti dei gruppi più deboli quali i minori, i malati e tutte quelle persone la cui vita sarebbe messa in pericolo da un eventuale rimpatrio. I minori di 18 anni non accompagnati potranno essere rimpatriati, anche in Paesi dove non abbiano né una famiglia né un tutore, senza considerazione «dell’interesse superiore del fanciullo», secondo quanto stabilito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989.

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, seguito da Evo Morales in Venezuela, ha battezzato la seguente normativa come «politica della vergogna», dichiarando che essa viola il diritto alla libera circolazione e considera chi ne è soggetto come un criminale. «Che sarebbe successo se l’America Latina avesse adottato questa direttiva con gli spagnoli che, esiliati dalla loro patria, fuggirono a cercare riparo in quelle terre?».

Per calmare le acque il Governo spagnolo ha creato una legge che concede agli immigrati legali, che risiedano in Spagna da almeno cinque anni, il diritto di voto nelle elezioni municipali. Seguendo quest’esempio, altri Paesi dell’ Ue prevedono di adottare misure che equilibrino la situazione.