Politica

Numeri che parlano da soli: il costo della fine di Schengen

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2016

Lo scorso 27 gennaio, la Commisione europea ha presentato una proposta per ristabilire i controlli alle frontiere dell'UE durante i prossimi due anni. L'obiettivo è far fronte alla crisi migratoria. Ma c'è qualcosa di cui quasi nessuno parla: abolire o mettere in standby Schengen ci costerebbe caro. In molti sensi.

Ci hanno affibbiato tante etichette: Generazione Y, Generazione Erasmus e adesso anche Generazione Schengen. Durante la nostra vita, molti di noi hanno già avuto l'opportunità di vivere in uno o più Paesi che compongono l'Unione europea o, come minimo, di viaggiare attraverso il Vecchio Continente, senza avere bisogno del passaporto né del visto. Ma proprio adesso che l'accordo di Schengen ha appena celebrato il suo 30esimo anniversario, la sua esistenza è messa in pericolo più che mai.

Molti membri dell'UE prendono in seria considerazione il ritorno delle frontiere nazionali (o lo hanno già fatto) e la Commissione europea, da parte sua, ha lanciato una proposta per ristabilire i controlli alle frontiere nei prossimi due anni. Ma al di là del fatto che questa decisione potrebbe rendere più difficili i nostri sogni di studiare un anno all'estero, e di passare due settimane zaino in spalla in Interrail, c'è qualcosa di cui non ci hanno parlato: quanto costerebbe abbandonare Schengen? La risposta: una fortuna.

Secondo il think tank France Stratégie (un istituto di ricerca legato al Governo francese), reintrodurre i controlli alle frontiere europee costerebbe la modica cifra di 110 miliardi di euro nell'arco dei prossimi 10 anni. Turismo, investimenti stranieri, commercio e trasporto delle merci sarebbero i settori più colpiti. Ma le conseguenze dell'abbandono di Schengen vanno ben oltre. Non solo sarebbe ridimensionata la nostra libertà di movimento, ma addirittura una simile misura risulterebbe anti-economica. Lunga vita a Schengen.